Livorno e il suo nuovo museo Fattori: più opere, rinnovato e in inglese - L'inaugurazione
Dal genio della Macchia a Cappiello la collezione cresce anche con le donazioni di quadri attraverso l' Art Bonus: ecco l'azienda livornese protagonista
LIVORNO «Dopo molti anni il Museo Fattori torna ad aprirsi alla città con un nuovo percorso scientifico, arricchito dall'acquisizione di una nuova opera donata da un’azienda labronica, la ErreDue, attraverso l’Art bonus: significa restituire a Livorno un museo ancora più ricco del suo patrimonio più prezioso e identitario e dare un segno concreto della visione in cui crediamo». L’assessora Angela Rafanelli guarda all’inaugurazione del rinnovato Museo Fattori di Villa Mimbelli del 10 luglio. Il Tirreno lo aveva già annunciato e adesso Rafanelli racconta i particolari. «Musei vivi, aperti, condivisi, capaci di crescere insieme alla città», ribadisce.
Il riallestimento
Il riallestimento è stato curato da Vincenzo Farinella, ordinario di Storia dell’Arte all’Università di Pisa e direttore scientifico dei musei civici. Nelle sale dell’ottocentesca villa col suo stile eclettico dell’omonima famiglia (fu costruita nel 1865 su commissione di Francesco Mimbelli - mercante di grano di origini dalmate- dall’architetto modenese Vincenzo Micheli) trova nuova vita la collezione: quasi 400 opere di Fattori, tra dipinti, disegni e incisioni, e costituisce uno dei luoghi più importanti per lo studio del maggior pittore italiano della seconda metà dell’ 800. Il museo rappresenta inoltre una sintetica storia delle arti a Livorno e in Toscana dalla metà dell’800 agli anni Quaranta del ’900 da Pollastrini a Cappiello, dai macchiaioli ai post macchiaioli. Restyling che abbraccia anche spazi inclusivi, moderni, per valorizzare la collezione permanente tramite un nuovo percorso di visita italiano-inglese e un'illuminazione rinnovata a Led di ultima generazione.
La collezione
Il Museo conserva ed espone per la prima volta nella sua interezza un’opera capitale per ricostruire l’evoluzione di Fattori, dalla fase legata ai temi e allo stile del Romanticismo storico, al nuovo capitolo nel 1859, con le prime lampeggianti tavolette macchiaiole e l’incontro con il pittore romano Nino Costa (1826-1903). Si tratta di un unicum, un’opera fronte retro che da un verso raffigura il grande dipinto della Carica di cavalleria a Montebello (1862); sul retro della tela, un soggetto mediceo abbandonato e coperto da una mano di pittura grigia (poi riscoperto e riportato alla luce durante i restauri del 1994) gesto quasi simbolico del distacco dal Romanticismo storico verso una pittura moderna di soggetto contemporaneo.
Il resto del percorso si apre con una tavoletta sugli Eccidi di Livorno del 1849 a cui Fattori assistette di persona. Degli anni ’60-’70 la grande tela ispirata alla battaglia di Solferino - considerata il suo capolavoro militare - la celebre Torre rossa e la tavoletta con Teresa Fabbrini, compagna di Diego Martelli. Verso il ’900 emergono le preoccupazioni sociali, con tavolette dedicate a fabbri e carbonai che denunciano la miseria delle classi più povere, accanto a paesaggi come la Giornata grigia che rivelano una modernità sorprendente. Gli ultimi anni, sottovalutati dalla critica, offrono opere originali. Il percorso si chiude con l’ultimo dipinto incompiuto — un cavallo solitario sul mare di Livorno - lasciato interrotto nella primavera del 1908.
Oltre Fattori
Lega e Signorini rappresentano gli altri grandi macchiaioli: Signorini con un acquerello di vita paesana, Lega con tre opere del suo periodo tardo, rinnovato dal contatto con l’Impressionismo francese. Cabianca è presentato nei suoi esordi. Una sala è dedicata ai Volontari livornesi di Bartolena, grande tela che immortala la partenza dei garibaldini nel 1860, affiancata da opere di De Tivoli, Banti e Boldini. Segue il controverso Incipit Nova Aetas di Nomellini, manifesto ideologico del fascismo del 1924, contrapposto alla sobria grandezza tarda di Fattori delle Mandrie maremmane e dell’intenso Hurràh ai valorosi. Il percorso esplora poi il Naturalismo toscano - con Cecconi, Cannicci, Micheli e i tre Tommasi - e il Divisionismo, introdotto a Livorno da Grubicy e sviluppato da Benvenuti e Lloyd. Una sala contrappone la ritrattistica elegante di Corcos e Gordigiani alla denuncia sociale degli Emigranti di Gambogi. Finale dedicato ai Postmacchiaioli livornesi del ’900, con un giovanile dipinto di Modigliani e opere di Ghiglia, Puccini, Viani e Natali.
La sala Cappiello
Per la prima volta il Museo riserva uno spazio a Leonetto Cappiello, il più popolare artista livornese dopo Modì, famoso soprattutto per i suoi manifesti pubblicitari parigini, attingendo dalle collezioni civiche e da nuove acquisizioni.
Sono esposte varie opere: un dipinto giovanile del 1891 che rivela una personalità indipendente dalla tradizione fattoriana, un ritratto di famiglia del 1909 che testimonia il successo di Parigi, e un’antologia di manifesti pubblicitari con cui Cappiello divenne, dopo la morte di Lautrec, il cartellonista più influente d’Europa.
L'azienda livornese, il quadro di Fattori e la donazione
Livorno «Per la prima volta dopo decenni il museo Fattori” acquisisce una nuova fondamentale opera del suo maestro macchiaiolo». Così l’assessora alla Cultura Angela Rafanelli. Celebra la donazione. Un percorso che auspica sia emulato. Erredue infatti dona al Comune il dipinto “Gli eccidi di Livorno” di Giovanni Fattori attraverso l'Art Bonus. Si tratta di una società nazionale attiva nello sviluppo e nella produzione di tecnologie innovative per la generazione, la purificazione e il recupero di idrogeno e gas tecnici: vocazione industriale e un grande impegno per la valorizzazione del patrimonio culturale.
L'opera rappresenta uno degli episodi più drammatici del Risorgimento italiano: gli scontri e le repressioni avvenuti a Livorno durante i moti rivoluzionari del 1849.
Fattori restituisce con grande intensità emotiva il dolore e la tragicità dell'evento. Il dipinto costituisce una significativa testimonianza della sensibilità civile dell'artista e del suo interesse per i grandi temi dell'identità nazionale. «Per ErreDue - afferma il presidente della società di via Gozzano Enrico D'Angelo - sostenere la cultura significa investire nel futuro della nostra comunità. Crediamo che il patrimonio artistico appartenga a tutti e che debba essere sempre più accessibile, conosciuto e valorizzato. Siamo orgogliosi di aver contribuito alla tutela di un'opera di straordinario valore storico e artistico e auspichiamo che iniziative come questa possano avvicinare sempre più persone all'arte e alla cultura»,
Per Erredue, sostenere la cultura significa contribuire alla costruzione di una società più consapevole. «Oggi un museo non è una raccolta di opere da custodire in silenzio. È un luogo che si muove, che studia, che accoglie, che emoziona e continua a raccontare storie nuove. E per farlo ha bisogno di nuove acquisizioni, di ricerca, di coraggio e di uno sguardo sempre rivolto al futuro: gli Eccidi di Livorno rappresentano tutto questo. Un'acquisizione importantissima per questa nuova ripartenza», riprende Rafanelli. Che ringrazia ErreDue. «A tutti i nostri beneFattori voglio dire una parola semplice, ma piena di significato: grazie. Grazie per aver creduto che investire nell'arte significhi investire nelle persone, nella memoria e nel futuro della nostra città. Spero che il vostro esempio possa ispirare tanti altri, perché l'arte continua a essere uno degli strumenti più potenti che abbiamo per creare bellezza, benessere, dialogo e pace. W Fattori. W Livorno», chiude l’assessora.
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