Il Tirreno

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La ricostruzione

Uccide l'ex moglie in ospedale e si toglie la vita: il coltello portato da casa e il gesto estremo – «Era disperato per le condizioni di Myria»

di Matteo Tuccini

	La zona dell'ospedale in cui è avvenuta la tragedia (foto Iacopo Giannini), a dx Myria Dini e l’ex marito Franco Rossi in una foto del 2019
La zona dell'ospedale in cui è avvenuta la tragedia (foto Iacopo Giannini), a dx Myria Dini e l’ex marito Franco Rossi in una foto del 2019

La donna, 67 anni, era ricoverata nel reparto di Riabilitazione del Versilia dopo un malore avuto alcuni mesi fa. L’omicidio-suicidio nel giorno del suo compleanno. La testimonianza del sindaco di Camaiore, Marcello Pierucci: «Franco e Myria erano due belle persone»

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LIDO DI CAMAIORE. Andava a trovarla praticamente tutti i giorni e ieri non poteva fare eccezione: era il suo compleanno. Nessuna festa, in quella stanza del reparto di Riabilitazione dell’ospedale Versilia, dove la donna era ricoverata da circa tre settimane. In attesa di capire se avrebbe potuto esserci qualche sviluppo positivo di una condizione di fatto vegetativa, dopo il malore avuto alcuni mesi fa.

L'omicidio-suicidio

I medici dicono che se ne accorgono, quando il paziente può ancora ritrovare un barlume nel buio rappresentato dal vuoto della coscienza. E ieri sembrava un altro giorno di attesa, per Franco Rossi, 86enne di Camaiore ma residente a Viareggio: l’arrivo in ospedale per l’ora del pass, per andare a trovare la sua Myria. E magari sperare che potesse comparire qualche segnale di speranza proprio nel giorno in cui lei compiva 67 anni.

Stavolta, però, era in anticipo: ore 11, 38, diceva l’orologio, circa 20 minuti prima dell’orario canonico. «Ma ho avuto il permesso del medico, mi faccia entrare», assicurava Rossi all’inserviente. Che lo faceva passare ignara di quel che stava per succedere. Tutto molto rapido: una coltellata nella zona della gola, con una lama da cucina portata da casa, che uccideva Myria Dini, 67 anni. Il personale del reparto non sentiva nessun rumore, lei non poteva farne. Finché una operatrice sociosanitaria che stava monitorando la situazione non osservava la sala dalla porta aperta – dove c’erano solo la donna ricoverata e Rossi – e notava l’uomo che si gettava dal davanzale della finestra, al terzo piano dell’ospedale. Precipitando nell’asfalto sottostante. A quel punto era troppo tardi per far qualcosa: l’Oss dava l’allarme, avvisava i colleghi, che intervenivano e tentavano mezz’ora di rianimazione. Tutto inutile. Sia Franco che Myria erano morti sul colpo.

Uniti anche dopo la separazione

Per l’ospedale Versilia è la prima volta in assoluto che accade un fatto del genere. In passato c’erano stati pazienti in condizioni psicopatologiche complicate che si erano gettati per togliersi la vita. Ma questa è tutta un’altra storia. Il personale che era presente in reparto è sotto choc: verrà seguito da una struttura destinata a farsi carico di situazione difficili, con lo psicologo Asl che fornirà il supporto professionale ai colleghi. Il Versilia è uno degli ospedali maggiormente sotto pressione, un po’ in tutti i reparti: pazienti e familiari sono, a volte, non accondiscendenti e il rapporto col personale può essere teso. Ma stavolta è tutto diverso. Franco Rossi, una vita da imprenditore, era considerato una delle persone più educate e garbate che, purtroppo per loro, dovevano frequentare quotidianamente le stanze del Versilia per assistere un familiare. In questo caso la moglie Myria Dini, anche se i due – stando alle indagini degli inquirenti – erano separati. Il loro legame, da cui era nato un figlio che era a sua volta sempre vicino alla madre malata, era però rimasto intatto. Anche dopo quello che era successo.

La testimonianza

Tempo fa, appunto, Myria aveva avuto un grave problema di salute, che le aveva causato un malore e un ricovero in Terapia intensiva, con complicazioni molto serie di tipo neurologico. Marcello Pierucci, sindaco di Camaiore, ricorda: «Franco era disperato per le condizioni della moglie. Avevamo un bel rapporto, con lui parlavo spesso di politica su fronti opposti: io del Pd, lui di Forza Italia. Sia Franco che Myria erano due belle persone».

L’ospedale Versilia aveva poi deciso il trasferimento della donna in Riabilitazione: secondo quanto riferisce il primario Federico Posteraro, la situazione della paziente non era definita del tutto irreversibile, e proprio per questo motivo ne era stato stabilito il ricovero nel reparto codice 75. È una struttura che si occupa di cerebrolesioni gravi, una delle poche in Toscana, con esperienza consolidata anche per casi molto difficili. È qui che fu curato l’attore e regista Francesco Nuti dopo l’incidente che lo vide protagonista suo malgrado.

È chiaro che una situazione del genere comporta grande stress e responsabilità poco immaginabili da chi non le vive. Sia per chi deve avvalersi di queste cure, sia per chi deve fornirle. Secondo Posteraro e i suoi colleghi, quando arriva la telefonata che ti dice che nulla sarà più come prima, che la persona che ami non può più comunicare con te, e potrebbe non farlo mai più, ebbene in quel momento nessuno può sapere cosa avviene nella propria testa. Quale sia la reazione. E che cosa siamo portati a pensare, in quel giorno e nei prossimi. Ci sono corsi e formazioni specifiche per il personale che deve aver a che fare con queste situazioni: bisogna essere pronti a tutto. Però secondo il dottor Posteraro e la direttrice dell’ospedale Versilia Grazia Luchini «nulla lasciava presagire quanto è accaduto dopo».

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