Forte dei Marmi, è bufera sulle nuove regole per gli sponsor in spiaggia – Cosa è successo
L'opposizione abbandona un’altra volta il consiglio comunale. Il sindaco Murzi: «Non siete leali». La replica: «State facendo caos»
FORTE DEI MARMI. Non c’è pace sotto gli ombrelloni del Forte. Quella che doveva essere una seduta tecnica del consiglio comunale per correggere un errore procedurale si è trasformata in un duello rusticano tra maggioranza e opposizione, culminato con l’abbandono dell’aula da parte dei gruppi di minoranza e un clima di tensione che raramente si era respirato a Villa Bertelli.
Al centro della contesa, la modifica all’articolo 10 del regolamento degli arenili, ovvero la norma che disciplina l’introduzione di sponsorizzazioni e brand commerciali sui teli e cuscini da spiaggia. Tutto nasce da una incompleta approvazione burocratica nel corso del consiglio del 26 marzo scorso. Errore che ha costretto il sindaco Bruno Murzi a riconvocare d’urgenza l’assise il 7 aprile. Ma sarebbe stato il tono del primo cittadino ad accendere la miccia, secondo quanto riferisce l’opposizione: Murzi ha accusato la minoranza di «comportamento non leale» per non aver segnalato l’errore durante la scorsa seduta, ammettendo però una gestione «difficoltosa» della spiaggia e la necessità di mettere «regole e redini su qualcosa che ci sta sfuggendo». Le parole del sindaco hanno scatenato la furia dell’ex primo cittadino Umberto Buratti, che ha respinto al mittente le «patenti di onestà»: «Non siamo al bar o in trattoria, qui si fanno delibere che incidono su imprese e cittadini». Ancora più dura Rachele Nardini, che con una battuta ha replicato alla maggioranza: «Non siamo le vostre badanti. Siete di nuovo qui per il caos che avete fatto voi». Nardini ha poi sollevato il tema dell’incertezza normativa per i balneari, già pronti con i contratti pubblicitari per la stagione alle porte.
Il punto di rottura definitivo è arrivato con l’intervento del vicesindaco Andrea Mazzoni. Nel tentativo di difendere la delibera, Mazzoni ha spiegato che la modifica serve a regolamentare (e tassare) situazioni che già avvenivano, dove i brand venivano acquistati con regolare fattura bypassando il concetto di sponsorizzazione. «Andiamo a sistemare situazioni che non portavano profitto e non erano controllabili», ha dichiarato il vicesindaco, citando la necessità di incassare risorse per la sicurezza del paese. Una spiegazione che il consigliere Enrico Ghiselli ha interpretato come «l’ammissione di una “sanatoria” di situazioni pregresse, definendo la gestione del problema inaccettabile e guidando l’uscita in massa della minoranza dall’aula prima del voto».
«Quella che è andata in scena martedì sera – ha scritto in un comunicato il Gruppo di AmoForte” – è l’ennesima brutta prova di approssimazione amministrativa. Come non fosse già abbastanza doversi riunire dopo 10 giorni dall’ultimo consiglio per rimediare a un errore di procedimento, ci siamo trovati a fare i conti con un’impreparazione che è parsa evidente sia nel merito che nel metodo. Davanti a questo atteggiamento, – ha proseguito il Gruppo di AmoForte nella propria nota – per la seconda volta in 4 anni ci siamo visti costretti ad abbandonare l’aula lasciando alla maggioranza la responsabilità delle scelte unilaterali, con il sindaco convinto che la revoca in autotutela o l’annullamento di una delibera siano la stessa cosa. Con buona pace dei principi di diritto amministrativo. Sulla stessa linea il presidente del consiglio comunale Pellegrini che, in palese violazione dell’ordine del giorno, si accingeva a dare comunicazioni relative a Cava Fornace solo dopo la chiusura delle votazioni e in assenza dell’opposizione, utilizzandole poi per tacciarci di disinteresse verso il tema. Un atteggiamento inaccettabile che usa un argomento delicato come pretesto per infangare l’opposizione cercando di ottenere qualche voto in più. L’ennesima occasione persa di dimostrarsi un presidente che fa l’interesse di tutto il consiglio».
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