Silvia Meconcelli incontra gli studenti del liceo Fossombroni: «Così è nato il mio libro Pazze di libertà» – Video
Dibattito e laboratorio di scrittura creativa con la scrittrice grossetana autrice del romanzo ambientato nella sua città durante la seconda guerra mondiale: ecco come è andata nell’articolo scritto da due studenti che partecipano al progetto Scuola2030 del Tirreno
Dopo la lettura del secondo libro della scrittrice grossetana Silvia Meconcelli, “Pazze di libertà”, le classi 1AL e 1CL del liceo scientifico Fossombroni di Grosseto hanno incontrato la scrittrice per confrontarsi in un dibattito e per un breve laboratorio di scrittura creativa.
La storia
La storia comincia con una donna, Maria, che si risveglia in un manicomio. Lei è innamorata di Lucio, un partigiano maremmano, di cui rimane incinta. In quel periodo una donna che pensava per sé era vista come scomoda, soprattutto nella sua famiglia, fortemente fascista. È quindi il padre che preferisce vederla pazza piuttosto che contraria a lui. Viene quindi internata per isteria e viene messa nel reparto delle “tranquille”, il reparto più semplice da gestire. In manicomio trova dolore, le infermiere sono rigide, forti e muscolose, scelte apposta per la loro capacità di controllare e tenere ferme le internate. Maria riesce però a trovare anche delle amiche. Trova Flora, malinconica, poi Assunta, troppo erotica che verrà violentata da un infermiere, poi Iole, una partigiana che poi si innamora di Maria, e la Fata Turchina, un’infermiera buona, che però viene continuamente assegnata dalle internate più difficili da controllare, le “dementi”. La storia viene raccontata da Maria e da Tata Ines, la sua domestica, che mostra gli orrori della guerra e vive l’Italia fascista da tesserata “obbligata”, per lavoro. Si alternano immagini di repressione mentale e resistenza, smarrimento e concretezza.
Il messaggio della scrittrice
Nel manicomio viene affrontato il tema della privazione di identità, dell’elettroshock, delle lettere che le internate scrivevano alle famiglie ma che non venivano mai recapitate. La scrittrice ha però voluto mostrare la luce che si poteva trovare. Alla fine del romanzo Maria infatti esce dal manicomio, ritorna da Lucio e dà alla luce suo figlio, sfuggendo al volere del padre e così mostrando una nuova Maria.
L’incontro con gli studenti
Gli studenti hanno da subito mostrato un forte interesse nei confronti della scrittrice, andando a fare molte domande riguardo alla lettura e andando talvolta a criticare alcuni passaggi del libro. Parlando dei manicomi e di come una persona potesse venire internata, uomo o donna che fosse, la scrittrice ha acceso l’interesse dei ragazzi con un dibattito sulla storia grossetana, andando a concentrarsi sul suo periodo fascismo, con una riflessione sul bombardamento di Pasquetta. La discussione è successivamente andata a vertere sui personaggi del romanzo. Dal rapporto di amicizia tra Maria e Flora, che la scrittrice vede come necessaria per la sopravvivenza di Maria, ad un'ipotetica storia sentimentale tra quest’ultima e Iole, fino ad arrivare al personaggio di Lucio. Infatti Maria, dopo tanto tempo in manicomio, comincia a credere di essere pazza per davvero. Ed è anche questo che ha colpito i ragazzi, ovvero la vita misera e i trattamenti subiti dalle donne internate in manicomio. Riguardo a Lucio gli studenti hanno sollevato una critica, ovvero che sembrasse a loro detta “troppo fissato con la politica”, al ché la scrittrice ha spiegato che la visione dell’epoca era molto diversa rispetto a quella odierna. Un tempo, infatti, lottare per i propri ideali era visto come “coraggioso”, c’era un bisogno fortemente sentito di lottare ed affrontare la politica quotidianamente. La differenza sostanziale con la società di oggi, dunque, è la percezione dei valori e del patriottismo del singolo e della comunità. Insomma, in questo romanzo ma soprattutto in questo incontro con la scrittrice, i ragazzi hanno trovato una discussione attiva e stimolante che gli ha aperto gli occhi a pezzi di storia di cui probabilmente neanche immaginavano così interessanti.
Il laboratorio
Conclusasi la discussione, Meconcelli ha dato qualche dritta ai ragazzi per scrivere bene una storia. Si è concentrata sulla creatività, esponendo un processo creativo di esplorazione e rielaborazione di ambienti e informazioni apprese. Secondo lei, il trucco è lo “show, don’t tell” (mostra, non raccontare), ossia il far percepire una scena tramite uso di immaginazione e dei cinque sensi, giocare con le parole e con le sensazioni da esse provocate, tra dinamismo e sensazioni. Per i personaggi il gioco è simile, con uno “sforzo” maggiore dell’immaginazione, bisogna pensare come il personaggio, entrare nella sua mente e nel suo corpo, vedere ciò che e vede e percepire ciò che percepisce.
L’intervista
Alla fine dell’incontro con le classi prime ci ha gentilmente concesso un’intervista concentrata sul libro letto in classe e sul suo processo creativo. Nell’intervista ci ha parlato di lei, di “Pazze di libertà” e ci ha dato un messaggio per le donne, per tutte coloro che si non si sentano forti o all’altezza delle loro aspirazioni. Per chi fosse interessato, l’intervista è stata pubblicata sulla sezione web.
(*) Studenti di 5AL - ISIS “V. Fossombroni” di Grosseto
