«Abbiamo litigato, non volevo ucciderlo»: Giuseppe Blandino rinviato a giudizio per l’omicidio del padre
Pistoia, stamani l’udienza dal gip: il processo in Assise inizierà il 9 luglio. Le due zie si sono costituite parte civile
PISTOIA. «Nel corso dell’interrogatorio del 23 gennaio scorso aveva raccontato al pm cos’era successo. E’ stata una fatalità… al termine di un alterco». Non avrebbe voluto, Giuseppe Blandino, 43 anni, uccidere il padre. Secondo quanto raccontato al pubblico ministero Claudio Curreli, il parricidio sarebbe avvenuto in un impeto d’ira al termine di un alterco, nella tarda mattinata del 22 giugno, nella casa paterna di via della Repubblica, a Quarrata.
Nessuna dichiarazione
Stamani (giovedì 9 aprile) Blandino, non ha reso dichiarazioni al giudice Alessandro Buzzegoli nel corso dell’udienza preliminare che doveva decidere per il rinvio a giudizio. Il processo si farà, così ha deciso il giudice. Prenderà il via in Corte d’Assise a Firenze il 9 luglio. Blandino, oltre ad essere accusato di parricidio con l’aggravante dei futili motivi, deve rispondere di occultamento di cadavere.
Richiesta di giudizio abbreviato
Il suo avvocato, Enrico Giuntini, spiega di aver fatto richiesta di giudizio abbreviato condizionato, che riproporrà in Corte d’Assise «per una soluzione più adeguata per il mio assistito». Stamani la richiesta è stata respinta dal giudice Buzzegoli. Ricordiamo che per il reato di parricidio, con l’aggravante dei futili motivi, non è previsto rito abbreviato. A meno che non subentrino altri elementi per cui le attenuanti assumano un peso superiore rispetto alle aggravanti.
Le due sorelle dell’anziano si sono costituite una decina di giorni fa parti civili nel processo.
Il corpo del pensionato settantenne fu ritrovato dopo un mese esatto in un terreno retrostante il capannone dove Giuseppe lavorava come fabbro, in via Branaccia, alla Ferruccia.
L’omicidio
Il 43enne, avrebbe ucciso il padre con diverse coltellate, di cui una, fatale, alla giugulare.
Salvatore Blandino è morto il 22 giugno 2025, giorno della denuncia di scomparsa fatta da una delle sorelle, con cui era solito sentirsi tutti i giorni per telefono. Dalle tracce di sangue ritrovate nella casa di via della Repubblica a Quarrata dove l’uomo viveva da solo, gli inquirenti hanno ricostruito la probabile dinamica della morte: prima una lite avvenuta con il figlio nel soggiorno-cucina e poi le coltellate.
Per gli inquirenti quindi, il figlio, dopo aver ucciso il padre, avrebbe pulito alla meglio il sangue sul pavimento, caricato il corpo sul cassone di un furgone (dove la Scientifica ha trovato poi una grossa macchia di sangue) e guidato fino alla Ferruccia parcheggiando il mezzo vicino a un capanno dove lui era solito dormire.
E a fianco del capanno avrebbe sotterrato in una fossa di quasi un metro, a ridosso delle mura del fabbricato, il corpo del padre. A mettere gli investigatori sulle tracce del figlio l’uso, il giorno della scomparsa, del bancomat del padre per un prelievo di alcune centinaia di euro.
