Antinori trasforma in arte il tempo e il lavoro del vino: le foto di Armin Linke nella cantina più bella mondo
L’opera, dal titolo Sampling the Vineyard, è il nuovo capitolo del progetto Art Project che la cantina madre del gruppo arricchisce ogni anno con le creazioni site specific di artisti di fama internazionale
Tre pannelli a tinta verde, giallo e viola si stagliano sulle vigne: una cascata di colore che fotografa in macrovisione 3D grappoli di uva stesi ad essiccare su pergole industriali per diventare vinsanto. È l’immagine più iconica dell’installazione che il fotografo Armin Linke ha realizzato per la cantina Il Bargino di Marchesi Antinori.
L’opera di Linke, dal titolo Sampling the Vineyard, è il nuovo capitolo del progetto Art Project che la cantina madre del gruppo, cantina gioiello nel cuore del Chianti classico, a San Casciano Val di Pesa, inaugurata nel 2012, arricchisce ogni anno con le creazioni site specific di artisti di fama internazionale. Una piattaforma dedicata alla ricerca nelle arti visive contemporanee, che ha creato un vero e proprio museo al suo interno. Il percorso si snoda in parallelo agli spazi produttivi della cantina, una struttura ipogea che fa della sostenibilità il suo vanto, realizzata dall’architetto Marco Casamonti nel cuore di una collina interamente rivestita di vigneti Sangiovese.
La cantina premiata nel 2022 come la più bella del mondo (World’s Best Vineyards, una sorta di Oscar del vino) è nascosta alla vista, a parte due lunghe “fenditure” orizzontali che attraversano la collina e che corrispondono al frontale della costruzione, ed è caratterizzata da una spettacolare scala elicoidale che collega i 3 piani della struttura. Vetro, cemento e acciaio corten alternano gli spazi aperti, gli interni, il bruno ruggine del terreno.
Quest’anno il progetto d’arte e stato affidato al fotografo italo tedesco Armin Linke - esposizioni al MoMa e al Pompidou, nel 2025 il Kunsthistorisches Institut in Florenz gli ha dedicato una personale - e si differenzia dalle precedenti installazioni per le modalità e l’oggetto esplorato. Il mondo del vino è visto dietro le quinte, quello che nessuno conosce a parte gli addetti: il lavoro agricolo, la preparazione dei terreni, l’attesa, il lavoro in cantina. Anche la modalità di attuazione è stata diversa, Linke ha trascorso quasi due anni nelle cantine Antinori, incontrando gli operatori, gli enologi, il personale di cantina. Il risultato è stato una integrazione, artista e operatori si sono contaminati: i grappoli sono diventati strutture monumentali, le vigne spartiti musicali, le foto hanno la forza e le dimensioni della scultura, allestite plasticamente come corpi fisici.
Linke ha rifotografato mappe catastali, fogli analitici di lavorazione... Ha immortalato pietre e ciottoli recuperati dalle vigne, in una foto simbolica ha ritratto le operazioni di filtraggio e il risultato è un bouquet di fiori. L’occhio immagina e rimanda alla mente e alla visione ravvicinata due mondi che si incontrano e diventano arte, creazione e inventiva. «Quello che mi ha più colpito – rivela l’autore – è la dimensione tempo nel vino: tempi lunghissimi per la preparazione del terreno e tempi rapidi, accelerati, nella lavorazione in cantina».
«Volevamo rappresentare il lato più agricolo del mondo del vino, affrontando temi come il cambiamento climatico e la modernizzazione – dice Alessia Antinori, che si occupa della parte artistica della cantina insieme alla curatrice Ilaria Bonacossa – con opere che siano di impatto immediato su qualsiasi visitatore». Il risultato è un allestimento museale in evoluzione che accompagna il viaggio in cantina».
La nuova acquisizione rientra nella tradizionale attività di mecenatismo della famiglia Antinori che da 26 generazioni affida all’arte il compito di raccontare la propria storia. L’opera inedita di Armin Linke è visibile da ieri e va ad arricchire il percorso espositivo permanente, entrando in dialogo con i lavori precedenti, di Yona Friedman, Rosa Barba, Jean-Baptiste Decavèle, Tomás Saraceno, Giorgio Andreotta Calò, Nicolas Party, Jorge Peris, Stefano Arienti, Sam Falls ed Elisabetta Benassi.
Un museo enologico, che passa dalla maxi tela ambientale “dipinta” in mezzo ai vigneti firmata da Sam Falls, alla rielaborazione della Lunetta Antinori di Giovanni della Robbia firmata da Stefano Arienti.
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