Il Tirreno

L'intervista

Da Livorno a Sanremo, Colombini il cantautore di un’epoca in concerto nella sua città

di Greta Leone
Da Livorno a Sanremo, Colombini il cantautore di un’epoca in concerto nella sua città

L'amicizia con Funari, gli anni milanesi: l’artista si racconta. «Oggi tutto è omogeneizzato» 

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LIVORNO Ha attraversato una stagione della grande musica italiana. Che da Livorno lo ha portato tra i big, a Milano. Sul palco del festival di Sanremo: nella capitale meneghina, erano gli anni Settanta, qui incrociavano artisti, produttori e nuove idee. Alessio Colombini, cantautore e arrangiatore pezzo da Novanta della musica italiana, si racconta al Tirreno. Prima di tornare in scena nella sua città, venerdì 10 aprile alle 21, sul palco del centro artistico Il Grattacielo (ingresso 12 euro; ridotto 10 euro). «Ho iniziato con un pianoforte a noleggio da Pietro Napoli, e da lì sono nate le mie canzoni», parte così il suo racconto. Ricordando quella mecca di pianoforti in centro città. Inizia così Alessio Colombini, artista della musica italiana che torna in scena col suo secondo concerto dedicato esclusivamente ai propri brani inediti.

Classe ’54 è stato uno dei protagonisti della scena nazionale, dagli anni ’60. «È una musica che ha emozionato me in primis. Credo di poter trasmettere, in parte, quelle emozioni che ho provato anche io». L’idea del concerto di venerdì nasce, come spiega lui stesso: «Su consiglio di Roberto Napoli, l’anno scorso. Mi ha detto di portare le mie cose, visto che ho una discografia piuttosto vasta. In molti dicono che le mie canzoni sono ancora attuali, questo mi ha dato ancora più entusiasmo e voglia di farlo».

Un passo indietro. Ai suoi ricordi milanesi. «Momenti che non dimenticherò mai, belli e meno belli. Ricordo ad esempio, giovanissimo, le 4 ore di anticamera all’etichetta Cbs dove conobbi Roberto Colombo della Pfm e Valentino Maggioni, la Regson, altra sala di incisione, sui Navigli, ricordo Ruggero Cini, che arrangiava Claudio Baglioni e Renato Zero, ma anche la sala Il Mulino, dove incidevano Celentano e Battisti, oltre al produttore Adelio Cogliati». Colombini e l’amicizia con Gianfranco Funari: «In quegli anni ci furono le mie canzoni Lombardia, e A meno di te, quest’ultima prima in classifica per radio e per copie vendute, furono il trampolino per il Festival di Sanremo del 1983 dove portai Scatole cinesi. Fu il festival in cui un giovane Vasco Rossi arrivò penultimo, ma c’erano anche Zucchero Fornaciari, Gianni Morandi, Toto Cutugno, a vincere fu Tiziana Rivale». E ancora: «Nel 1985 incontrai poi Pino Scarpettini, fondatore dei Trolls, poi New Trolls, con cui collaborai, mentre a fine anni ’80 cominciai a collaborare con l’amico Gianfranco Funari, che, dopo esperienze a Radio Italia e sul mercato internazionale, poi mi volle con lui nelle sue trasmissioni tv. Bella esperienza, anche se per me la vita a Roma risultava caotica, ci sono stato 7 anni, decisi poi di non proseguire». Tornando al concerto di venerdì: «La selezione comprende 17 brani scelti tra i miei album solisti: ho scelto quelli che mi rappresentano di più, quelli un po’ particolari, come ‘Ragazze Ferite’, che parla di donne costrette a una vita difficile, ma con una certa sensibilità». Ampia la sua discografia: “A proposito di me” (1980 LP), “Questo fare a meno di te” (1982 LP), “Naufragando” (1985 LP), “Alessio Colombini” (1989 LP/CD) – che include brani celebri come “Fossi io” e “Ragazze ferite” – e “Ci sono momenti” (1993 LP/CD). Al concerto, Colombini sarà accompagnato da una band di musicisti di talento: Marco Mazzantini al pianoforte, Matteo Giovannelli alle tastiere, Cristiano Cei al basso, Fabrizio Casella alla batteria, Igilio Lanini al sax e flauto, e Carla Cuneo alla voce, oltre allo stesso Alessio Colombini alla voce e chitarra. «Oggi tutto è omogenizzato: il pubblico venerdì vedrà una cosa diversa, il cantautorato di una volta». La carriera di Colombini rappresenta un esempio di dedizione e passione. «Livorno è stata sempre la mia base, poi Milano, per cercare delle case discografiche per incidere le mie musiche, ma da buon livornese o facevo i miei brani o niente. Ha sempre perseguito un percorso personale, con arrangiamenti curati e una forte attenzione alle emozioni che la musica può suscitare in chi ascolta».l


 

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