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Prato

La cerimonia

Prato, Biffoni e la proclamazione sprint: bisogna rimettersi in pari

di Paolo Nencioni

	Matteo Biffoni dopo la proclamazione
Matteo Biffoni dopo la proclamazione

Il sindaco deve recuperare il tempo perduto dopo la caduta della giunta Bugetti e ha fatto un elenco di priorità

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PRATO. Tanto era stata lunga, due anni fa, la cerimonia di proclamazione della sindaca Ilaria Bugetti, quanto è stata breve oggi, 29 maggio, quella per la proclamazione di Matteo Biffoni, tornato in sella dopo un anno sabbatico e sette mesi dopo la sua elezione in Consiglio regionale, dove il suo posto sarà preso da Marta Logli, prima dei non eletti Pd.

Il motivo, al di là delle differenze di stile, è molto semplice: bisogna rimettersi in pari dopo dieci mesi di commissariamento che, nonostante l’impegno e le attestazioni di stima tributate al commissario Claudio Sammartino, non possono valere come dieci mesi di amministrazione normale.

E allora, pedalare e pancia a terra avrebbe detto il Biffoni bis. Il terzo Biffoni (guai a chiamarlo Biffoni ter) usa altre parole ma il concetto è lo stesso. Serve correre per mettere mano alle cose rimaste in sospeso. Il nuovo sindaco ne ha fatto un breve elenco parlando coi cronisti dopo le formalità della fascia tricolore e dei ringraziamenti di rito: il progetto di ristrutturazione dell’area del Fabbricone, che dovrebbe diventare la Porta nord di accesso alla città; la ristrutturazione di Palazzo Pacchiani, il cantiere infinito al Bastione delle forche, la questione della capienza dello stadio Lungobisenzio e poi, ciliegina sulla torta, il mitico sottopasso del Soccorso, di cui parlava il giovane Biffoni nel 2014 e di cui si trova nuovamente a parlare il maturo Biffo 12 anni e due consiliature più tardi. Ora formalmente non è più affar suo perché i lavori li deve fare la Cmc di Ravenna, che ha rilevato l’appalto di Anas dalla Manelli di Monopoli, Cmc a sua volta acquisita dalla Finres di Antonio Politano, presidente del Prato. Ma Biffoni sa benissimo che è ancora di più affar suo perché le ricadute di tre anni, se va bene, di lavori ricadranno sul sindaco della città. E dunque si è già messo in contatto con l’Anas per avere garanzie su tempi e modi.

Gli altri interventi (Fabbricone, Palazzo Pacchiani, Bastione delle Forche, forse anche lo stadio) in qualche maniera sono già avviati. La vera incognita è lo Stadio dell’acqua di Iolo, cioè la piscina olimpionica che teoricamente doveva essere già pronta in via Ghisleri e invece è ancora una pozzanghera (ora asciutta in questi giorni di caldo anomalo). Qui, se non si riuscirà a mettere la prima pietra entro un mese (o al più tardi entro agosto) si rischia seriamente di perdere un finanziamento Pnrr da oltre sei milioni di euro, ma Biffoni, così come aveva fatto il commissario Sammartino, fa sfoggio di ottimismo. Non lesina critiche ai progettisti incaricati dal Ministero dello Sport, ma confida che in qualche maniera si farà. E se nel peggiore dei casi quei sei milioni Pnrr dovessero essere perduti, qualcun altro li metterà (lo stesso Ministero?).

Dopo aver ascoltato la formula della proclamazione e aver ripreso la fascia tricolore, il sindaco ha ripetuto cose dette in questi giorni: «La vita fa dei giri strani, mai avrei pensato di tornare a fare il sindaco e sento tutta la responsabilità del compito che mi attende. Alla fine e’ ci si conosce, sapete che il mio impegno e la mia passione sarà totale, cerchiamo di vincere le sfide soprattutto strutturali. Spero che su questi banchi ci sia confronto e da questi banchi arrivino stimoli. È questo il bello. Da qui devono arrivare le risposte che la città si aspetta». Sul commissario Sammartino: «Lo devo ringraziare. Noi qui non eravamo abituati a questa situazione e anch’io all’inizio ero un po’ scettico non tanto sulla persona quanto sulla figura, invece abbiamo trovato un prefetto che si è preso cura della città». Lo ha invitato a tornare presto, promettendo che gli darà il Gigliato d’oro, massima onorificenza cittadina.

Se sulle opere in sospeso bisogna correre, sulla giunta invece Biffoni non sembra avere particolare fretta. Deve comporre un puzzle senza partire dalle singole caselle, ha detto.  E ha ripetuto che bisogna partire dai risultati delle urne, «un valore assoluto», per poi cercare di costruire una giunta che tenga conto anche delle competenze. Non sono escluse sorprese, insomma. In particolare c’è da capire se qualcuno chiamerà da Roma per sollecitare comunque un assessorato al M5S, in nome del campo largo e nonostante il pessimo risultato elettorale. Oppure qualcuno da Firenze per Casa Riformista. E poi, dice Biffoni, bisogna tenere conto dei messaggi degli elettori, anche di quelli che non sono andati a votare: «L'astensionismo è un messaggio che mi fa male».

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