Pistoia, allarme coccodrillo in un laghetto: c’è una prova – L’indagine e la strategia per “scovarlo”
Dalla Prefettura arriva la conferma formale che il giallo è seguito ai massimi livelli istituzionali
PISTOIA. «Vengono valutate tutte le soluzioni possibili e messi in gioco tutti gli attori possibili». C’è da confermare o smentire la presenza di un coccodrillo in un laghetto artificale, e per farlo devono essere usati strumenti di rilevazione adeguati. Dalla Prefettura di Pistoia arriva la conferma formale che il giallo del presunto coccodrillo avvistato nel laghetto artificiale di un vivaio a Masiano è seguito ai massimi livelli istituzionali. Non si ufficializza una data esatta per l'avvio delle rilevazioni speciali nel bacino d'acqua, ma l'unica segnalazione sinora pervenuta ai carabinieri forestali risale ai primi giorni della scorsa settimana: l'attesa per decisioni operative si misura ormai in ore.
Sonar e fototrappole
I piani sul tavolo coordinati dalla Prefettura ipotizzano il dispiegamento di strumenti tecnologici utili a scandagliare il fondo del lago, come i sonar, e foto trappole. Droni e sonar sono nelle disponibilità dei vigili del fuoco, mentre le foto trappole sono nella disponibilità dei carabinieri forestali. L'uso dei droni e dei sonar (questi ultimi, se se ne decidesse l’impiego dovrebbero arrivare da Firenze o Pisa) sarebbe utile per a mappare i fondali torbidi del laghetto, mentre le foto trappole saranno fondamentali per monitorare le sponde durante le ore notturne, momento in cui il rettile potrebbe decidere di riemergere per procurarsi il cibo. Sebbene l'animale non sia più stato avvistato – complici le temperature fresche che potrebbero averlo spinto a restare immobile sul fondo – gli inquirenti guardano anche oltre l'aspetto biologico: «Se un coccodrillo è presente ed è di dimensioni non grandi può darsi che i carabinieri riescano a ricostruire com'è arrivato nel laghetto». L'allarme iniziale era scattato mercoledì 13 maggio dopo un sopralluogo dei forestali insieme ad Andrea Zacchi, veterinario del Giardino Zoologico di Pistoia. L’animale sarebbe stato visto da una persona, forse impegnata in lavori di manutenzione nel vivaio, ma l'intera indagine ruota attorno a uno scatto che non convince appieno gli esperti.
I dubbi
Sia Andrea Zacchi sia il direttore dello zoo di Pistoia, Paolo Cavicchio, hanno visto l’immagine. «Abbiamo esaminato la foto scattata da un testimone, che però non permette di appurare con assoluta certezza se si tratti di un coccodrillo», spiega il direttore Paolo Cavicchio. «Dalla foto, un po’ annebbiata, può sembrarlo, ma con qualche particolare anatomico che non torna. I riflessi nell’acqua potrebbero rendere fuorviante la percezione e oggi, con l’intelligenza artificiale, non ci si può più fidare dei soli scatti». L'unica certezza è che lo zoo di Pistoia non registra ammanchi: «Ospitiamo – spiega il dottor Zachi – un alligatore americano, un caimano dagli occhiali e due coccodrilli nani, e le assicuro che sono tutti presenti».
La pista
Se la presenza del rettile venisse confermata, lo scenario più probabile porterebbe all'abbandono da parte di un privato ormai incapace di gestire l'animale. «In passato attraverso mercati illegali venivano introdotte specie tropicali particolari – conferma Cavicchio – ora però i controlli sono capillari ed è molto più difficile». Sulla classificazione biologica interviene il veterinario Andrea Zacchi: «Ci sono 24 specie nella famiglia dei coccodrilli, compresi alligatori e caimani, con dimensioni da un metro e mezzo a sette metri. Se fosse presente mi aspetterei altre segnalazioni: prima o poi dovrebbe riemergere. La sopravvivenza nei nostri climi dipende dalla specie. Un alligatore del Nord America avrebbe più speranze per questioni di latitudini». I coccodrilli restano comunque legati alle temperature esterne e non resistono a lungo al freddo invernale. «In questi giorni non fa caldo e l'animale si muoverà pochissimo – precisa Cavicchio – ma non appena arriveranno giornate di sole potrebbe uscire dall’acqua per scaldarsi ed essere visibile sull’erba». Nonostante la comprensibile apprensione, gli esperti invitano alla calma e ridimensionano i rischi per i residenti. «Non ci sono pericoli per l’uomo a meno che proprio non si vada nell’acqua dove si trova l’animale», rassicura il dottor Cavicchio. «Questi rettili si muovono lentamente sulla terraferma e restano a lungo immobili». Resta infine il problema della sua sopravvivenza in vista dei mesi freddi: «Non potrebbe certo restare lì all’arrivo dell’inverno. Catturarlo richiederebbe un po’ di pazienza ma non è un’operazione impossibile». Saranno ora droni, sonar e fototrappole a stabilire se Masiano ospiti davvero un predatore o se si sia trattato solo di un'illusione ottica.
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