Il Tirreno

Pisa

Recupero urbano

Giardino Scotto, nuova versione del progetto: «Parcheggi riservati ai residenti»

di Francesco Loi

	Una simulazione del progetto di riqualificazione
Una simulazione del progetto di riqualificazione

Previsti percorsi pedonali, aree di sosta e zone verdi attrezzate. I consiglieri comunali di opposizione: «Bene alcuni aspetti, ma si elimini ogni previsione di posti auto nel fossato»

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PISA. Nuova versione del progetto di riqualificazione del vallo del Giardino Scotto, l’ampia zona verde, e degradata, del fossato a ridosso delle mura della fortezza. Con l’accesso agli atti richiesto dal consigliere comunale Marco Biondi (Pd) emerge la revisione del piano complessivo commissionata da Pisamo per conto del Comune. Meno parcheggi (eliminato quello lato piazza Guerrazzi che avrebbe consentito l’accesso anche fuori dal varco Ztl) e più verde.

Ci sono comunque ulteriori richieste di modifiche che arrivano dai consiglieri Marco Biondi, Andrea Ferrante (Pd) e Paolo Martinelli (La città delle persone), componenti della prima commissione consiliare in cui è in discussione l’argomento.

Nella relazione allegata al progetto, che ha ricevuto l’autorizzazione paesaggistica, si ricorda che l’obiettivo è «l’interruzione del progressivo degrado» dell’area attraverso restauro e riqualificazione del vallo del Sangallo: percorsi pedonali sfruttando gli accessi esistenti da piazza Toniolo e dalla traversa di via Bovio al civico 9, aree di sosta, aree verdi, alberature, una piazzetta. Nelle aree verdi delle mura, fasce lapidee a far simbolicamente riemergere gli antichi fossi che dividevano i singoli campi coltivati del luogo, con suggestiva illuminazione a led. Lungo il percorso pedonale, aree di sosta immerse nella vegetazione con arredi urbani.

Il progetto si propone inoltre di valorizzare il seicentesco Ponte della Campana attraverso la valorizzazione dello specchio d’acqua, che sarà mantenuto in quanto anche habitat naturale di tritoni.

Il manufatto posto sul lato nord delle ex palestre della Gioventù del Littorio, a cui si accede dalla traversa senza nome di via Bovio al civico 9, vedrà la conservazione della cortina muraria che fronteggia la fortezza come quinta che si attesta sul vallo, mentre il sedime del fabbricato sarà convertito in area per la sosta delle auto a servizio del quartiere realizzando una pavimentazione in “pietra toscana” con doppia rampa per raccordarsi alla traversa di via Bovio.

Nella relazione si sottolinea che questa proposta progettuale «prevede una variante migliorativa riguardante l’eliminazione di alcuni posti auto al fine di realizzare le fasce verdi di rispetto, una a nord e una a sud del Ponte della Campana».

Su questo però i tre consiglieri di opposizione chiedono un intervento ulteriore. «Dagli elaborati – dicono – emerge che resta ancora prevista un’area di parcheggio in corrispondenza del vallo del Sangallo. Un elemento che continua a smentire, almeno in parte, le rassicurazioni dell’assessore e dimostra che non esiste ancora un impegno chiaro a rinunciare definitivamente a qualsiasi parcheggio nel fossato».

La maggioranza ha bocciato in prima commissione consiliare «il nostro ordine del giorno – ricordano – che chiedeva di eliminare definitivamente ogni previsione di parcheggio all’interno del vallo e recepire questo impegno anche negli strumenti urbanistici».

Per i consiglieri, dalla documentazione acquisita emerge un elemento positivo: «È scomparsa la previsione del parcheggio con accesso da piazza Guerrazzi. Compare invece un parcheggio nell’area dei capannoni abbandonati accessibile da via Bovio. Si tratta di una soluzione che avevamo proposto da tempo, ma a una precisa condizione: utilizzare quel parcheggio solo a servizio dei residenti per liberare progressivamente dalla sosta piazze storiche come piazza San Martino, piazza San Sepolcro e piazzetta Clari restituendole ai cittadini, alla socialità e alla qualità dello spazio pubblico».

«Resta inoltre una domanda – concludono – a cui l’amministrazione non ha ancora risposto. Se il progetto originario è stato accantonato perché ritenuto sbagliato, chi risponde delle risorse pubbliche impiegate per realizzarlo? I cittadini hanno il diritto di sapere chi ha autorizzato quella progettazione, quanto è costata e perché si è arrivati a modificarla».

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