Livorno, il prefetto stoppa largo Igor Protti. «Il Comune dimostri l’interesse pubblico»
La risposta di Giancarlo Dionisi di fronte alla richiesta di autorizzare l’intitolazione al campione di una parte di piazzale Montello. «Vanno dimostrati elementi oggettivi e concretamente verificabili che consentano di individuare le particolari benemerenze del signor Protti»
LIVORNO. Il prefetto Giancarlo Dionisi stoppa largo Igor Protti. In una lettera inviata ieri, martedì 14 luglio poco prima dell'ora di pranzo al sindaco Luca Salvetti e protocollata dagli uffici di palazzo civico, Dionisi sostiene che non ci siano gli elementi necessari per autorizzare la richiesta presentata dal Comune per intitolare una porzione di Piazzale Montello al campione scomparso lo scorso 19 giugno, autorizzazione che sarebbe in deroga al termine dei dieci anni dalla scomparsa, previsto da una legge del 1927.
Quello di Dionisi allo stato delle cose è un vero e proprio rigetto, seppur non definitivo. Nella sua lettera è contenuta anche una richiesta di integrazioni sulla figura del Protti-uomo che oggettivamente stupisce considerando l'ondata di affetto che ha unito nel ricordo di Igor le tifoserie di mezza Italia, il pathos con cui i livornesi hanno vissuto la scomparsa del simbolo calcistico degli ultimi 40 anni, ma soprattutto i ricordi, le testimonianze, gli aneddoti di quanto Protti abbia rappresentato un punto di riferimento sociale e umano ben oltre il rettangolo verde, basti come esempio - solo l'ultimo in ordine di tempo - la sua decisione di raccontare al mondo la malattia, di mostrarsi debole e sofferente, per testimoniare l'importanza della prevenzione.
L'ondata di emozioni che la battaglia di Protti contro il cancro ha creato, il dolore che ha suscitato la sua morte, vengono d'improvviso spazzati via dalla freddezza di un linguaggio burocratese, forse normale in una corrispondenza tra enti, che tuttavia spiazza alla sola lettura e fa sentire così distante l'istituzione statale da quel sentimento popolare che il consiglio comunale aveva invece ben saputo rappresentare con l'approvazione all'unanimità del nuovo largo Igor Protti.
Basta leggere uno stralcio delle parole scritte di suo pugno da Dionisi: "Si rileva che la documentazione trasmessa non consente, allo stato, di completare l'istruttoria necessaria ai fini dell'eventuale rilascio dell'autorizzazione prevista dall'art. 4 della legge n. 1188/1927. La deroga al termine ordinario dei dieci anni dal decesso costituisce infatti una previsione eccezionale, che richiede una motivazione particolarmente rigorosa e documentata, idonea a dimostrare le ragioni di interesse pubblico che giustificano l'anticipazione rispetto alla disciplina ordinaria. Si invita pertanto codesta Amministrazione a trasmettere una relazione illustrativa contenente una puntuale esposizione delle motivazioni poste a fondamento della richiesta, corredata dalla relativa documentazione".
E ancora: "In particolare la relazione dovrà evidenziare, con riferimento alla figura del sig. Igor Protti, gli elementi oggettivi e concretamente verificabili che consentano di individuare quelle particolari benemerenze nei confronti della città di Livorno che possano giustificare il ricorso alla procedura derogatoria, specificando le attività, le iniziative, gli impegni di carattere sociale, civile, culturale o comunque di interesse pubblico eventualmente svolti a favore della comunità locale, ulteriori e distinti rispetto ai meriti conseguiti nell'attività sportiva".
In sostanza il prefetto chiede al Comune di dimostrare che Protti meriti l'intitolazione di un luogo della città, come se non bastassero i 12mila livornesi che si sono riuniti allo stadio per l'addio al campione, o come se quella celebrazione collettiva, quel dolore intimo diventato collante per migliaia di persone, derivassero semplicemente dal ricordo dei gol di Protti e non dalla sua figura di uomo, dalla caratura dei suoi comportamenti.
"È evidente - scrive il prefetto - che il prestigioso percorso sportivo costituisce un elemento di indubbio rilievo; tuttavia, ai fini dell'esercizio del potere autorizzatorio previsto dalla normativa vigente, occorre disporre di un quadro istruttorio completo che consenta di valutare l'esistenza di ulteriori elementi di particolare rilevanza pubblica idonei a giustificare l'applicazione della deroga".
Se questo è l'aspetto del merito su cui la prefettura ha deciso di entrare, c'è anche un aspetto formale che viene contestato a palazzo civico da palazzo del governo. E qui il sospetto che in questo diniego e in questa puntigliosa richiesta di integrazioni si celi anche una parte della diatriba personale, ormai quotidiana e stancante, tra Dionisi e Salvetti si rafforza: il prefetto contesta infatti anche il mittente della richiesta di autorizzazione. "Si osserva - scrive Dionisi - che la richiesta è stata trasmessa da una struttura dirigenziale dell'Ente. Trattandosi di un procedimento che coinvolge direttamente rapporti istituzionali tra il Comune e la Prefettura, appare opportuno che le interlocuzioni relative alla formulazione dell'istanza siano curate dagli organi istituzionali dell'Amministrazione comunale, ovvero dal Sindaco". Il messaggio, a una prima lettura, sembra così interpretabile: se Salvetti vuole l’intitolazione deve chiedermela lui.
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