Il Tirreno

Il reportage

Vespa compie 80 anni, noi dentro la foresta sacra di Chiusi della Verna: il gran finale del nostro tour – Video

di Lorenzo Lombardi

	La Vespa del Tirreno a Chiusi della Verna
La Vespa del Tirreno a Chiusi della Verna

Il racconto dell’undicesima (e ultima) tappa del tour organizzato dal Tirreno in occasione degli 80 anni del mitico scooter: qui si vive uno straordinario connubio tra natura e spiritualità

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Avvolti da una foresta sacra e da una natura potente: questa è la sensazione che proviamo immergendosi nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi dove alberi immensi ci sovrastano con la loro terapeutica presenza. Non solo Chiusi della Verna è racchiusa dai secolari alberi del Casentino, ma tutti i territori intorno sono avvolti da “nostra Madre Terra la quale ci sostenta e governa e produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba”, per citare il dolcissimo Cantico delle Creature scritto da Francesco, il Santo amico della natura, degli animali, il giullare di Dio, il Patrono d’Italia, il rivoluzionario della povertà, l’uomo della pace e del dialogo.

Per arrivare con la nostra Vespa a Chiusi della Verna – undicesima tappa del tour organizzato in occasione degli 80 anni del mitico scooter – siamo usciti a Firenze Sud e dopo Pontassieve abbiamo cominciato a salire: ci siamo lasciati alle spalle le “classiche” colline punteggiate di filari di viti e piante di ulivo che spesso hanno accompagnato il nostro viaggio e, avviandoci verso il Passo della Consuma, ci siamo immersi nella montagna dove campeggiano e dominano faggi e abeti, ma si incontrano anche querce, castagni, aceri, tigli selvatici, zone a prato. Se volete avere una percezione vivida del concetto troppo spesso abusato di “foresta sacra” venite in questi luoghi che nei secoli hanno richiamato monaci, aruspici, ricercatori spirituali, raminghi e, per citare la nota canzone di Franco Battiato, “nomadi, che cercano gli angoli della tranquillità”.

Per raggiungere Chiusi della Verna, dove si trova il Santuario di San Francesco abbiamo incrociato prima Vallombrosa, dove nuovamente spiritualità e natura si fondono: nel 1039 nacque la congregazione dei monaci Vallombrosani che insieme alla ricerca spirituale si prendevano cura di quei boschi. Dall’Unità di Italia a oggi curano e proteggono (e amano) quella zona il Corpo forestale dello Stato, oggi carabinieri forestali. Lì si trova la Riserva naturale biogenetica, area demaniale protetta e istituita dalla Regione Toscana nel 1977, ed è ancora presente ancora la comunità dei monaci.

Continuando a salire si incrocia anche la deviazione per Camaldoli, altro monastero ed eremo di spiritualità e natura potente. Ma se scaviamo indietro nella storia già gli etruschi in quelle foreste avevano luoghi di culto: nel Parco delle Foreste Casentinesi si trova infatti il Lago degli idoli, antica zona di culto etrusca oggi localizzata nei territori di Pratovecchio-Stia.

Siamo poi arrivati a Chiusi della Verna, località avvolta dalla foresta e luogo tanto caro a San Francesco: quest’anno cadono gli 800 anni dalla sua morte, tante sono state le celebrazioni per rendere omaggio al Patrono d’Italia, e tante lo sono state nei secoli; tantissime le agiografie del Santo e noi pertanto parleremo dell’uomo Francesco, colui che si definiva il giullare di Dio, colui che sfidò e “vinse” col sorriso la ricchezza e il potere della Chiesa medievale, colui che invece di esaltare le Crociate e la conquista di Gerusalemme, fu uomo di pace e andò a parlare al Sultano d’Egitto per trovare soluzioni diplomatiche. Francesco andò disarmato mentre si svolgeva la quinta crociata e, dalla potenza rivoluzionaria di quel gesto di pace e reciproco rispetto col sultano, iniziò un percorso che ancora oggi vede i francescani gestire, in armonia col mondo islamico, i luoghi sacri del Cristianesimo in Terrasanta. Francesco amava la natura e vi si rifugiava costantemente, il Cantico delle Creature è un’ode al Creato di tale delicatezza poetica che a distanza di secoli ancora commuove. In una delle sue prediche Francesco fu ascoltato dal conte Orlando, signore delle zone intorno a Chiusi della Verna, e il conte fu così colpito dalle parole del frate che gli donò una montagna “solitaria e selvatica”: fu così che la Verna divenne luogo di ritiro spirituale di Francesco e dei suoi amici frati poverelli.

Ancora oggi al Santuario potete vedere le rocce dove Francesco dormiva e dove nuovamente natura e spiritualità vi avvolgeranno potenti. Sempre nel Santuario si trova un altro luogo di potenza ancestrale, il Sasso Spicco: un enorme masso appoggiato in equilibrio sulle altre rocce del Monte e dove sotto era solito meditare Francesco. Il borgo ed il paese di Chiusi della Verna si trovano invece più in basso, così quando arrivate a Chiusi, per giungere al Santuario, ci sono tre strade: due pedonali e una per mezzi a motore che sale per circa 3 km sempre tra le foreste. Però, se potete, scegliete le strade pedonali: una è a pavé, perfettamente manutenuto, l’altra è il “percorso natura”, sono entrambe affascinanti e portano naturalmente verso il silenzio interiore.

Lungo la strada a pavé troverete varie cappelle di arte sacra, mentre nell’altra camminerete in mezzo alla natura facendo lo stesso percorso che probabilmente faceva Francesco con i suoi amici frati. Potreste fare all’andata l’una strada e al ritorno l’altra. Non dimenticate di visitare il borgo antico, dove sorgono ancora le rovine del castello del conte Orlando, poi fate due passi nel tranquillo paese, ben organizzato per accogliere pellegrini a piedi, in bicicletta o con mezzi a motore. Andate anche a visitare la bellissima Fontana della Campari dove noi abbiamo fatto delle simpatiche conoscenze.

 

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