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Livorno, attacco hacker a Casalp: tremano 20mila inquilini – «A rischio i dati sensibili»

di Claudia Guarino

	L’ingresso della sede Casalp sul viale Ippolito Nievo (Foto d’archivio)
L’ingresso della sede Casalp sul viale Ippolito Nievo (Foto d’archivio)

La società delle case popolari: «Attenzione ai tentativi di frode bancaria e furto d’identità»

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LIVORNO. Il furto non è certo, ma il rischio c’è considerando che a mandare in tilt il sistema operativo di Casalp è stato un ransomware, cioè un virus che infetta i dispositivi con lo scopo di sottrarre informazioni personali. Ecco, dunque, che i dati sensibili delle 20mila persone che risiedono nelle case popolari di Livorno e provincia sono a rischio. «Non abbiamo la certezza che il furto ci sia effettivamente stato – dice il presidente di Casalp Marcello Canovaro – ma il rischio c’è e abbiamo già avvisato l’Autorità garante per la protezione dei dati personali». Nel frattempo «il sistema (andato in blocco lo scorso 11 maggio, ndr) è tornato operativo». Non risulta, d’altra parte, che per il momento sia stata sporta denuncia alla polizia postale, forza dell’ordine che normalmente si occupa di casi di questo genere. Ma andiamo con ordine.

L’attacco

L’11 maggio il sistema operativo di Casalp, l’ente che gestisce circa 8. 400 case popolari in tutta la provincia, si è bloccato all’improvviso a causa di un virus informatico. Il ransomware – questo appunto il suo nome – ha impedito l’accesso al software gestionale e all’interfaccia grafica del sito rendendo tutto temporaneamente inutilizzabile. I tecnici informatici di Casalp si sono messi subito al lavoro e alla fine sono riusciti a risolvere il problema.

La lettera

Ma di problema, adesso, ce n’è un altro. Ed è di privacy, perché virus di questo tipo normalmente vengono utilizzati per rubare informazioni. «Abbiamo inviato ai residenti una lettera cautelativa come previsto dalla normativa», dice Canovaro. Nella lettera si fa presente l’accaduto e si dice che l’attacco hacker in questione «potrebbe aver consentito a soggetti esterni non autorizzati di accedere ai sistemi informatici di Casalp e di acquisire copia di documenti contenenti dati personali». Cioè indirizzi, codici bancari, dati relativi alla salute e pure quelli giudiziari. Per questo «la violazione potrebbe esporre gli interessati al rischio di tentativi di frode bancaria, phishing, furto d’identità, discriminazione o altre forme di utilizzo illecito dei dati personali e finanziari. Si raccomanda pertanto di verificare i movimenti del proprio conto corrente e segnalare alla propria banca eventuali operazioni non riconosciute».

Le casistiche

Da fonti della sezione operativa di sicurezza cibernetica della polizia postale si apprende che, in generale, chi attacca i sistemi operativi in questo modo lo fa per tre motivi. Per esprimere un disagio sociale, che viene manifestato col blocco dei server, per rubare informazioni e utilizzarle o per chiedere un riscatto. «Nessuno ci ha chiesto un riscatto – spiega Canovaro – e non sappiamo quale sia l’origine di questo virus». Spesso le infezioni si diffondono dopo aver cliccato su un link arrivato via messaggio di posta elettronica. E il modo migliore per risolvere la situazione è isolare la rete per poi effettuare delle analisi tecniche in grado di analizzare il server per capire se c’è un indirizzo Ip anomalo. La polizia postale consiglia di sporgere sempre denuncia, se si è vittima di attacco hacker. La procedura prevede poi che la pratica passi ai centri operativi dedicati, che esistono a livello nazionale, oltre che alla procura distrettuale di Firenze.

«Abbiamo agito»

Per quanto riguarda Casalp, sottolinea il presidente Canovaro, «abbiamo cambiato le password e rivisto gli antivirus. E abbiamo avvisato l’Autorità garante per la protezione dei dati personali». Resta il fatto che nessuno sa che cosa esattamente abbiano fatto gli hacker nel sistema operativo dell’ente gestore delle case popolari.

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