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Il caso

Lucca, nel bosco vicino al monastero si scava a caccia di un cadavere di donna: l’ipotesi Ragusa e i dettagli del mistero

di Pietro Barghigiani

	Il lavoro degli inquirenti (Foto di Paolo Nucci)
Il lavoro degli inquirenti (Foto di Paolo Nucci)

Un’indicazione anonima ha riaperto un vecchio fascicolo: tra boschi, casali e scavi mirati gli investigatori cercano risposte su una scomparsa rimasta senza verità per oltre quattordici anni

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LUCCA. Una donna sparita, un corpo da cercare, una distanza temporale di almeno 14 anni. Il primo pensiero è andato a Roberta Ragusa, la titolare di un’autoscuola di Gello (San Giuliano Terme) inghiottita nel mondo dei sommersi nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Quell’assenza per la giustizia italiana è stata spiegata in tre gradi di giudizio come un delitto senza cadavere. A commetterlo è stato il marito, Antonio Logli, dal luglio 2019 in carcere per scontare una condanna a 20 anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere. Un corpo mai trovato, appunto.

Le ricerche alla Certosa di Farneta

E un corpo è quello che dalla mattina di lunedì 25 maggio cercano gli agenti della polizia scientifica con i colleghi della Squadra Mobile di Lucca in un terreno di proprietà dell’Ordine dei certosini. In un ampio orizzonte verde si staglia nella campagna lucchese la storica Certosa di Farneta, un monastero entrato nei libri di storia per la fucilazione da parte dei tedeschi di dodici religiosi nel 1944. Era stato pensato come un rifugio per sfuggire alle rappresaglie dei soldati di Hitler che si trasformò in tragica quinta di un saccheggio di esseri umani per mano dei nazisti.

La barriera del riserbo investigativo

Nella barriera alzata da Procura e investigatori sulle ricerche in un appezzamento di terra a ridosso di un casale in via di Formentale, l’unica cosa che filtra è l’obiettivo dei saggi con escavatori e vanghe. Si tratterebbe della familiare di un fattore della zona di cui si sono perse le tracce da anni. Niente a che fare con i resti della povera Ragusa, invocati dai familiari per poter portare un fiore su una tomba che dal gennaio 2012 è solo ideale. Logli si è sempre proclamato innocente, «sono andato a letto la sera e la mattina Roberta non c’era più» ha ripetuto dal giorno in cui venne sentito come testimone alla tesi difensiva sostenuta fino in Cassazione. Inutile avere aspettative su quel fronte.

Un cold case che non si spegne

Il cold case lucchese è un fascicolo rimasto nell’ombra mediatica, ma ben presente nelle menti degli investigatori. È uno dei motivi per cui è stata imposta una sordina che, secondo gli inquirenti, serve per non pregiudicare le attività di polizia giudiziaria sul campo iniziate un paio di giorni fa. Una segnalazione su dove ritrovare il cadavere della donna sparita 14 anni fa è stato l’impulso che ha spinto polizia e vigili del fuoco a presentarsi in un appezzamento di terreno a ridosso di una casa colonica con più appartamenti.

Il luogo delle ricerche

Una sorta di orticello a corredo di una pergola. Il luogo è appartato, anche se non segreto. È visibile in basso, dalla strada che prosegue verso altri rustici. Dopo aver percorso la Sarzanese in direzione mare, e svoltato verso la Certosa, si arriva sull’obiettivo dopo una serie di tornanti tra aperta campagna e boschi ai lati della strada lungo via di Formentale. È qui che tra cani molecolari e personale della scientifica, l’escavatore dei vigili del fuoco azzanna il terreno. Sempre, comunque, con la delicatezza che una benna può offrire. Intorno i poliziotti in borghese scattano con i cellulari. Poco distante i cani dal fiuto prodigioso vengono portati in un’area boschiva. Chi abita nel casale assiste da spettatore inconsapevole a quello che potrebbe essere un giallo da prima pagina o una ricerca necessaria per scrupolo investigativo destinata a non portare risultati.

Le presenze nella zona e gli scenari possibili

Nelle varie proprietà dei certosini in zona, negli anni sono state ospitate persone mandate dalla Caritas, affittuari del posto e chi, per un periodo, svolgeva lavori nel monastero. Il contesto della campagna e l’attività di fattore si legano. Cercare un corpo sotto terra presuppone un’ipotesi di reato di omicidio. Di sicuro c’era la volontà di farlo sparire anche se il decesso fosse stato per cause naturali. E con l’eventuale autore o autori ancora in vita.

Il nodo investigativo

È il nodo di una vicenda ancora in divenire negli aspetti dei riscontri che restano affidati, fino alla sera di martedì 26 maggio, al lavoro delle ruspe. Andando a ritroso nella vicenda, quello che gli investigatori hanno messo insieme è la scomparsa della donna e l’affidabilità di chi ha indicato quel luogo come possibile ultimo giaciglio di quella che potrebbe essere vittima di una sparizione non volontaria. Un caso Ragusa in Lucchesia, ma ancora senza un colpevole.

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