Il Tirreno

Toscana

Dopo il voto

Comunali in Toscana, dopo il ribaltone a Pistoia il campo largo punta su Pisa e Grosseto

di Libero Red Dolce
Comunali in Toscana, dopo il ribaltone a Pistoia il campo largo punta su Pisa e Grosseto

Da dieci anni le due città sono in mano a coalizioni sovraniste, con due sindaci che concluderanno il mandato senza essere rieleggibili. Qual è la situazione negli schieramenti

4 MINUTI DI LETTURA





In quel ciclo continuo di campagne elettorali interrotte da occasionali referendum che è la politica, non si fa in tempo ad archiviare un voto che bisogna già pensare al prossimo. In attesa del quadro definitivo che consegnerà il ballottaggio di giugno - con le sfide di Arezzo e Viareggio - il prossimo orizzonte è il biennio 2027-28, quando tra Politiche e rinnovo delle amministrazioni di Pisa e Grosseto, in Toscana si tornerà a ballare. Appuntamenti interdipendenti, dove al muoversi di una pedina lo scacchiere cambia.

Qui Pisa

Il quadro al momento vede un sei a quattro per il centrosinistra, oppure sei a tre con Arezzo ancora sospesa. Pisa e Grosseto da dieci anni sono in mano a coalizioni sovraniste, con due sindaci, rispettivamente Michele Conti e Antonio Vivarelli Colonna, che concluderanno il mandato senza essere rieleggibili per limite raggiunto. Con tre città su tre conquistate in provincia alle amministrative, il campo largo pisano è quello dove per prima si è avvertita la scarica di adrenalina lungo la colonna vertebrale. La sensazione è che il ribaltone in città sia alla portata. Ne sono convinti tutti. Eppure nessuno al momento mette la testa fuori dal riparo, tra paura di essere impallinati e scoraggiamento da complicazioni. Il partito è commissariato, con profonde divisioni interne, congresso nel caos, ricorsi e contrapposizioni tra correnti. Eppure le decisioni sul futuro spettano proprio ai dem, che pur avendo cannato le strategie sui due ultimi candidati (un interno e un civico), hanno in mano un terzo dei voti espressi in città. La soluzione interna al momento ricalcherebbe un dualismo arcinoto tra i due nomi forti del territorio: il vicepresidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo e l’assessora regionale alla Scuola Alessandra Nardini. Il primo è il nome che piace di più agli ambienti moderati (meno a sinistra), nel mondo del commercio e degli ambienti professionali. Se il partito lo chiedesse, e ci fosse unità d’intenti, non si tirerebbe indietro. La sfida lo tenta. Ma ci sono possibilità concrete che se non si decidesse di optare per lui per le Politiche, qualche parlamentare europeo in movimento da Bruxelles verso Roma potrebbe lasciare uno scranno libero in Belgio. E Mazzeo, che alle cose europee guarda con attenzione e impegno, volerebbe volentieri. Stesso discorso vale per Nardini, riguardo a un’eventuale disponibilità in caso di chiamata dal partito. Profilo più caratterizzato a sinistra, dovrebbe coprirsi al centro per evitare di farsi impallinare da una possibile freddezza dei “salotti e salottucci” cittadini. La segretaria Elly Schlein l’apprezza e una chiamata romana è una possibilità anche per lei, anche considerando un certo appeal sovralocale nelle sue battaglie su lavoro e diritti. Gerarchie di partito permettendo, s’intende. L’altra ipotesi è un nome civico, ma qui si gioca a “Indovina chi?”. Non ha i baffi, ha un curriculum universitario, gode di prestigio, è donna. Restano in piedi due tessere: l’ex ministra Maria Chiara Carrozza o l’ex direttrice del Sant’Anna Sabrina Nuti. Bisogna vedere se ci starebbero. E comunque, vorranno garanzie di tenuta. Sul fronte opposto, il centrodestra si scopre meno compatto di quanto raccontino i dieci anni di governo. Per il dopo Conti (che giura di voler restare fino a naturale scadenza) i partiti rivendicano il timone, mentre l’area civica difende la formula che con Pisa al Centro e le liste collegate ha sfondato il tradizionale tetto del 35%, portando due vittorie consecutive. Il nome di Raffaele Latrofa (ex vicesindaco) perde quota dopo l’approdo all’Autorità portuale, ma lui in città è forte, mentre se prevalesse la linea civica prende corpo l’ipotesi Frida Scarpa, delfina di Conti.

Qui Grosseto

A Grosseto il dopo Vivarelli è già iniziato. Nel centrodestra il nodo della successione resta aperto: il peso di Fratelli d’Italia – qui tra i territori più forti d’Italia – ha alterato equilibri che gli alleati hanno digerito solo in parte. Sullo sfondo, una Forza Italia in cerca di spazio autonomo, con Vivarelli Colonna che guarda a Roma e sogna un approdo governativo. Nel campo largo, invece, tutto ruota attorno a Leonardo Marras . Assessore regionale e vero plenipotenziario dem in provincia, è il nome che torna sempre quando si parla di Grosseto: in città c’è chi lo considera ciò che è stato Matteo Biffoni a Prato, uno di quelli con cui si vince quasi per definizione. Il problema è che Marras non appare convintissimo e starebbe guardandosi attorno - c’è chi parla di sondaggi interni - per capire se esista un’alternativa credibile. Perché il Pd, al netto delle correnti e delle divisioni, un altro nome forte non ce l’ha. I 5 Stelle, invece, sono quasi evaporati. L’ex candidato sindaco Giacomo Gori ha rotto con il Movimento, fondando “I Love Grosseto”: undici liste civiche, undici temi diversi - dagli animali alla salute - e nessuna alleanza con chicchessia. Nel Paese della campagna elettorale permanente, in fondo, è l’unico che sembra essere già partito davvero.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Dopo il voto

Comunali in Toscana, dopo il ribaltone a Pistoia il campo largo punta su Pisa e Grosseto

di Libero Red Dolce
Speciale Scuola 2030