Spiagge all’asta, perché c'è il rischio caos per gli indennizzi ai balneari
Stefania Frandi, responsabile giuridica del sindacato Sib, spiega: «Le perizie in corso dipendono molto dal professionista e potrebbero essere impugnabili in tribunale»
VIAREGGIO. Le perizie in corso sugli stabilimenti balneari per il calcolo degli indennizzi – solo a Viareggio ci sono 87 concessioni interessate – «rischiano di creare il caos a causa della mancanza di criteri omogenei». È l’avviso di Stefania Frandi, responsabile giuridica del sindacato Sib Confcommercio ed esperta di questioni legate alle “aste”.
C’è la concreta possibilità, insomma, che situazioni simili o fisicamente contigue in Versilia vengano analizzate in maniera diversa a seconda del professionista incaricato dal Comune di riferimento (e a cui ogni balneare deve pagare la parcella, che a Viareggio per esempio è di almeno 6mila euro). Con la conseguenza che gli indennizzi calcolati potrebbero essere molto diversi da bagno a bagno. Tutt’altro che un aspetto secondario, per i concessionari balneari che dovranno lasciare l’attività in caso di perdita dello stabilimento all’asta: è la differenza che passa dall’incassare una buonuscita ritenuta adeguata, oppure andarsene con poco o nulla in mano.
Perché c’è questo rischio? «Le prime esperienze applicative delle perizie per la determinazione dell’indennizzo al concessionario uscente, previste dalla legge sulla concorrenza, stanno facendo emergere criticità – spiega Frandi – Il sistema, così come è stato costruito, presenta evidenti profili di irragionevolezza. Il professionista viene nominato dall’ente concedente (il Comune, ndr), ma l’incarico deve essere sottoscritto anche dal concessionario uscente, il quale è chiamato ad accettare integralmente il mandato, senza alcuna possibilità di negoziare le clausole contrattuali o il compenso professionale». Un aspetto che ha causato il malumore di diversi balneari, visto che il perito non è scelto in autonomia con incarico di fiducia, ma viene sostanzialmente “imposto”.
Però il problema più grave, secondo Frandi, riguarda l’assenza di criteri uniformi di valutazione. Che potrebbe portare a ricorsi nei tribunali, perché non si ritiene adeguata la valutazione dell’indennizzo da riscuotere in caso di uscita di scena.
«Dalle prime esperienze – prosegue la referente del sindacato Sib Confcommercio – emerge che ogni commercialista richiede documentazione diversa, utilizza metodologie differenti e adotta criteri di stima non omogenei. Il risultato è che il valore dell’indennizzo rischia di dipendere più dal professionista incaricato che da parametri oggettivi e predeterminati. Una situazione che determina una evidente lesione della par condicio tra i concessionari e compromette l’uniformità delle procedure sul territorio nazionale».
«In un sistema concorrenziale – continua Frandi – l’indennizzo rappresenta un elemento essenziale dell’equilibrio della gara. Se la sua determinazione è rimessa a criteri non uniformi, anche la competizione rischia di risultare alterata. È quindi indispensabile un tempestivo intervento che definisca metodologie di calcolo chiare, trasparenti e vincolanti. Altrimenti non può escludersi che i bandi fondati su perizie redatte con criteri disomogenei possano essere oggetto di contestazione e di impugnazione nei tribunali».
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