Il Tirreno

Versilia

La ricostruzione

Cinzia Dal Pino, perché dall’ergastolo è stata condannata a 18 anni? Tutti i punti del processo

di Matteo Tuccini

	Cinzia Dal Pino e il momento dell'investimento 
Cinzia Dal Pino e il momento dell'investimento 

La ricostruzione dei giudici descrive l’inseguimento in Darsena, l’investimento davanti a un negozio e le versioni contrapposte su minacce e intenzioni, elementi che hanno portato la Corte a definire la responsabilità dell’imprenditrice viareggina

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VIAREGGIO. Il momento del verdetto risuona alle 11,40 di giovedì 11 giugno : dopo un’ora e mezzo di camera di consiglio, la Corte d’Assise di Lucca condanna Cinzia Dal Pino a 18 anni di carcere per il delitto commesso in Darsena a Viareggio quasi due anni fa. La Procura aveva chiesto la pena dell’ergastolo: la Corte, presieduta dalla giudice Nidia Genovese, non ha accolto la richiesta, ma ha confermato l’omicidio volontario per l’investimento mortale ai danni di Noureddine Mezgui. Il 52enne di nazionalità marocchina che aveva sottratto la borsa a Dal Pino, venendo poi travolto e ucciso dal Suv guidato dalla 66enne imprenditrice balneare.

Una storia che ha diviso l’opinione pubblica

Si chiude così, a meno di due anni dall’omicidio – commesso la sera dell’8 settembre 2024 – il primo grande capitolo di quella che appare come una storia “nera” in grado da allora di dividere l’opinione pubblica. Lei, imprenditrice e titolare assieme alla famiglia dello stabilimento balneare “Milano” sulla Passeggiata, sempre elegante e impeccabile. Una signora della Viareggio “bene”, quella che vive in quartieri residenziali e si gode il meglio di una città unica (per tanti motivi). Lui, la vittima, un invisibile ai margini della società, costretto ad arrangiarsi con espedienti e furtarelli.

La dinamica dell’investimento

Quello più semplice, la borsa presa dal sedile dell’auto, lo commette in una piovosa domenica sera in via Coppino, arteria principale della Darsena viareggina: è il suo ultimo gesto su questa terra. Cinzia Dal Pino, che era stata a cena con amici, dopo aver subito il crimine decide di seguire l’autore e poi investirlo davanti alla vetrina di un negozio, che viene letteralmente sfondato dall’urto. L’impatto è devastante, e spezza l’aorta di Mezgui detto “Said l’algerino”: un soprannome fasullo al 100 per cento, quell’uomo che vagava per la città alla ricerca dei resti non era né l’uno né l’altro. Poi Cinzia si riprende la borsa e se ne va, non prima di essere ripassata dal ristorante per riportare l’ombrello.

Le immagini e l’arresto

La scena, però, viene ripresa dalle telecamere, numerosissime in zona dove abbondano i ricchi cantieri della nautica. Dal Pino viene arrestata la mattina seguente, nella chiesa di Santa Rita, quartiere Campo d’Aviazione: dice che sta pregando, per il rimorso e il pentimento. Ma i familiari di Mezgui, denunciano gli avvocati Enrico Carboni e Gianmarco Romanini che li assistono, non hanno per ora ricevuto scuse ufficiali, né messaggi di cordoglio espressamente rivolti a loro. Si incontreranno, comunque: l’imputata ha chiesto di accedere a un percorso di “giustizia riparativa”, che secondo la riforma Cartabia prevede un confronto tra la persona accusata del reato e la vittima, o suoi congiunti. Nell’idea di recuperare un rapporto civile, e magari ridurre la pena decisa dal tribunale.

Le accuse e le richieste della Procura

Al processo, Dal Pino ha dovuto difendersi dall’accusa di omicidio volontario pluriaggravato. Secondo la pm Sara Polino, che ha chiesto l’ergastolo venendo poi travolta dagli insulti degli ultras dei social, la donna ha voluto punire il 52enne marocchino per il furto della borsa, in una forma di giustizia privata che ha origine dal «desiderio spropositato di vendetta». Le è stata contestata anche l’aggravante della crudeltà, che però non viene condivisa dalla Corte d’Assise.

La linea difensiva e le richieste dei legali

Ma nemmeno le richieste degli avvocati difensori vengono accolte: i legali Enrico Marzaduri e Alberto Gargani avevano chiesto di riformulare l’accusa, riducendola a eccesso colposo di legittima difesa, o al limite eccesso preterintenzionale: nel primo caso, l’investimento sarebbe stato messo quasi al livello di un incidente stradale come tanti, nel secondo sarebbe stata riconosciuta la volontà di fare male ma non di uccidere. Secondo Dal Pino e i suoi legali non c’era la volontà di assassinare Mezgui, che l’avrebbe minacciata con un coltello – mai trovato – in quella che per Cinzia era una rapina. Tra l’altro con l’incubo, ha detto ai giudici, di essere presa nuovamente di mira sfruttando i dati contenuti nelle carte della borsa rubata.

La decisione della Corte

Ma la Corte d’Assise non ha ritenuto sufficiente tutto questo per ridimensionare l’accusa. Concedendo le attenuanti generiche, e confermando l’unica aggravante dell’utilizzo del Suv per l’omicidio. Ma ribadendo la convinzione nella volontarietà dell’investimento con il Suv Mercedes, la cui dinamica è stata vista da tutta Italia in quel famigerato video.

Le reazioni e il futuro giudiziario

Lei, che ieri si è tenuta il più possibile nascosta da cellulari e telecamere, «è molto provata: sperava in un verdetto meno pesante», ha detto l’avvocato Marzaduri. Dal Pino resterà agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Viareggio, dove è sempre stata da quando il suo nome è stato collegato al delitto. Com’è abbastanza ovvio, ricorrerà in appello contro la condanna. Nel frattempo inizierà questo percorso riparativo che significherà il primo, vero incontro con i familiari dell’uomo con cui ha incrociato tragicamente il suo destino.

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