Spiagge all'asta, 18 bagni della Versilia fanno causa: «Concessione valida fino al 2033»
Porteranno in tribunale Comune, Regione e Authority. L’obiettivo è bloccare e rinviare le gare che stanno arrivando: «Valutiamo anche una richiesta danni»
VIAREGGIO. Diciotto stabilimenti balneari, più due attività di ristorazione sul lungomare, fanno causa contro le “aste” delle spiagge di Viareggio.
Le imprese in questione hanno deciso di portare di fronte al tribunale civile il Comune di Viareggio, la Regione Toscana, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e l’Agenzia del Demanio. L’obiettivo è ottenere il riconoscimento della validità della loro concessione almeno fino al 2033, e quindi impedirne la messa a gara nei prossimi mesi. Ma anche promuovere una richiesta danni per la perdita di valore che viene lamentata dagli stabilimenti, a causa del contenzioso sulla direttiva Bolkestein.
I bagni viareggini che hanno deciso di affidarsi agli avvocati Gabriella Guida e Vincenzo De Michele, per la causa promossa nel tribunale di Lucca, sono i seguenti: Vespucci, Martinelli, Tritone, Carla, Alfea, Alice, Gabriella, Giuseppina, Petrini, Firenze, Giorgia, Esperia, Nido, Stella del Sud, Maruzzella, Andrea Doria, Barbara e Amedea. A loro si sono uniti i proprietari di due attività di ristorazione, titolari a loro volta di una concessione demaniale: la pizzeria La Rotonda e il Seagull’s.
Tra i promotori dell’azione legale c’è il bagno Vespucci di Carlo Monti, ex presidente dei balneari di Viareggio: Monti stesso l’aveva preannunciato, dopo una riunione della categoria con gli avvocati. L’obiettivo è chiaro: bloccare le procedure di gara avviate dai Comuni su pressione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Tra l’altro il Tribunale amministrativo regionale della Toscana dovrà pronunciarsi a breve sui ricorsi promossi dall’Autorità Antitrust contro gli stessi Comuni, per accelerare le “aste”: l’udienza a Firenze c’è stata pochi giorni fa. Quando ci sarà la sentenza, paradossalmente, le gare delle spiagge potrebbero essere velocizzate. Ma i balneari, rivolgendosi al tribunale ordinario, cercano di portare la questione su un altro piano: «Quello dei diritti delle imprese e di chi ci lavora», dice Carlo Monti.
«La nostra tesi, alla base di questa azione legale – prosegue Monti – è che le nostre concessioni siano tutt’oggi valide. Riteniamo che, dal punto di vista formale, la continuità dell’impresa balneare non è mai stata annullata e ci sono sentenze che lo riconoscono. Di conseguenza, noi abbiamo diritto a rimanere titolari della concessione almeno fino al 2033». Che è il termine indicato dalla vecchia legge dell’ex ministro leghista Centinaio, poi superata dalle varie riforme dei governi Draghi e Meloni. Oggi i balneari sono a scadenza, stabilita per l’estate 2027. Tuttavia, la causa civile promossa dai balneari presuppone che il vecchio “6+6”, rinnovo automatico delle concessioni balneari ogni sei anni, è ancora legittimo. «Non ha ragion d’essere il tentativo di arrivare quanto prima alle gare, così come deciso dalle amministrazioni pubbliche e dall’Authority – prosegue Monti – Anche perché questo comporterà una serie infinita di problematiche burocratiche ed economiche a danno di imprese a dimensione familiare. Il sistema non reggerebbe». Si punta anche a una richiesta danni, «per il caos normativo a cui abbiamo assistito in questi anni. E che ha comportato costi extra e incertezza per le aziende, di fatto limitando gli investimenti», conclude Monti.
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