Guerra e caro gasolio mettono a rischio (anche) il pescato: aumenti sul prezzo del pesce? Il caso della Versilia
Il “pericolo” è l’impennata dei costi dei prodotti: l’instabilità a livello internazionale potrebbe farsi sentire in estate
VIAREGGIO. Il caro carburante rischia di generare aumenti anche sul prezzo del pesce. Sebbene per il momento la ricaduta sul prezzo finale del prodotto sembra essere contenuta e stabile, la spada di Damocle dei rincari rischia di mettere a dura prova il settore della pesca, da sempre uno dei principali motori economici della Versilia.
Gli addetti ai lavori
«Da quando è scoppiata la guerra in Iran, si è registrato un aumento dei prezzi del 100%, che non si è potuto riversare sui primi acquirenti perché nel settore ittico i prezzi sono determinati dalla domanda – spiega Alessandra Malfatti, presidente della Cooperativa Cittadella della Pesca – le imbarcazioni da noi utilizzate consumano tra i 100 e i 1.000 litri di carburante al giorno e il prezzo del gasolio è passato da circa 0,75 euro a 1,40 euro al litro. Questo problema è stato raggirato solo grazie al mercato ittico e alla vendita diretta, che ci ha permesso di ridurre il margine dell’intermediazione dei grossisti».
La cooperativa opera come intermediario tra i pescatori e il mercato: i pescatori conferiscono il prodotto alla cooperativa, che si occupa della vendita per loro conto trattenendo una percentuale sul ricavato. Negli ultimi anni ha scelto di diversificare le modalità di commercializzazione del pescato, affiancando alla tradizionale vendita all’ingrosso – destinata a grossisti e ristorazione – anche una quota di vendita diretta al pubblico.
«Abbiamo constatato che c’è una contrazione negli acquisti da parte delle famiglie, questo perché è raddoppiato il costo del gasolio per noi come per loro – prosegue Malfatti – al rincaro del carburante si aggiunge l’aumento dei costi operativi: le cassette in polistirolo, ad esempio, sono rincarate di circa il 100% rispetto a due anni fa. Cosa prevediamo nei prossimi mesi? Una possibile scarsità di gasolio – ammette – per questo si sta valutando di volta in volta quando uscire in mare. In prospettiva, si prevede un periodo di inflazione, anche perché le scorte a livello europeo sono destinate a ridursi». La cooperativa continua comunque a distribuire il prodotto in tutta la Versilia, rifornendo diversi ristoranti di Viareggio e, sempre più spesso, anche stabilimenti balneari tra Marina di Pietrasanta e Forte, con prodotti ittici provenienti dalle barche di Viareggio.
Il settore della ristorazione: le voci
Il settore della ristorazione dal canto suo non ha risentito di particolari aumenti per il momento, complici i fornitori che si stanno adoperando per mantenere i prezzi stabili. «Da inizio anno a oggi non ci sono state grosse variazioni di prezzo. Noi lavoriamo soprattutto con pescato locale e, nonostante da parte dei fornitori si percepiscano lamentele legate all’aumento dei costi, anche loro stanno cercando di mantenere i prezzi abituali – dichiara Lorenzo Tosi, titolare del ristorante La Risacca di Lido di Camaiore – nelle prossime settimane potrebbero esserci delle variazioni. Al momento, però, il nostro menù mantiene prezzi sostanzialmente stabili: risotto alle vongole e spaghetti alle arselle vengono proposti a 25 euro, la frittura di mare a 26, mentre i piatti più pregiati come il crudo di mare e il trancio di pescato al forno arrivano a 45 euro. Le ostriche costano invece 6 euro l’una».
Marco Vaiani, proprietario del Pesce Baracca a Forte dei Marmi, spiega: «Per il momento non abbiamo riscontrato un eccessivo aumento dei prezzi. Il pesce che acquistiamo dal fornitore si aggira intorno ai 40 euro al chilo per quello fresco, mentre quello di allevamento costa circa 25 euro al chilo. Rimesso sul menù – conclude – il valore si colloca indicativamente tra i 90 e i 100 euro al chilo circa».
Nonostante una sostanziale stabilità dei prezzi, il settore sta comunque adoperando alcune strategie per contenere i costi e affrontare eventuali rincari futuri. «Non registriamo rincari particolarmente importanti, ma qualche minimo aumento c’è stato – spiega Andrea Bonuccelli, titolare del bagno La Perla del Tirreno di Viareggio – gli aumenti maggiori hanno riguardato soprattutto il pesce fresco, come vongole, lupini, orate e branzini, mentre sul prodotto congelato i prezzi sono rimasti abbastanza stabili». Lo stabilimento non ha ancora applicato rincari ai menù, ma a partire dalla seconda metà di maggio l’aggravarsi della situazione internazionale potrebbe rendere inevitabili nuovi aumenti. Al momento il menù prevede antipasto misto di mare a 12 euro, spaghetti allo scoglio a 17 euro, gnocchi agli scampi a 16 euro. Il fritto misto viene servito a 15 euro, mentre l’orata all’isolana da 300-400 grammi senza lisca costa 19 euro. «Per contenere i costi stiamo intervenendo anche su altri fronti, cercando di risparmiare su alcuni prodotti alimentari e riducendo il numero degli eventi di musica dal vivo previsti per la stagione» conclude Bonuccelli.
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