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Festa dell’Unità, Matteo Renzi riconquista la gente Dem: «Vietato farci trovare divisi». E rivendica il ruolo del “qb”

di Giancarlo Fioretti

	Matteo Renzi intervistato da Cristiano Marcacci
Matteo Renzi intervistato da Cristiano Marcacci

Da Meloni fino a Vannacci passando per Schlein, il campo largo e il centrosinistra: il leader di Italia Viva è il “mattatore” alla Festa comunale dell’Unità di Pistoia

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PISTOIA. Matteo Renzi ha riconquistato il popolo del Pd. È questo il dato più significativo della sua performance alla Festa comunale dell’Unità che lo ha accolto non come un figliol prodigo, ma come parte integrante del proprio album di famiglia.

Intervistato dal direttore de Il Tirreno Cristiano Marcacci, Renzi ha spaziato su tutti i temi della politica nazionale ed estera, esprimendosi in maniera diretta, quasi colloquiale, con un accento fiorentino che è servito a rendere tutto più leggero. Il filo conduttore del Renzi-pensiero (di oggi) è stato l’unità della sinistra. Un’autentica chimera, una sorta d’araba fenice la cui ricerca ha sempre e comunque il suo fascino.

Per far capire con un esempio pratico che lui, forse più di Schlein, testardamente unitario lo è davvero, Renzi ha ricordato ai compagni festanti che la “mossa del cavallo”, cioè la detronizzazione di Salvini ai tempi del governo Conte uno, la concepì proprio alla Festa dell’Unità di Santomato del 2018: «Io ho tolto Salvini dal Viminale e ho portato Mattarella al Quirinale».

E giù applausi da una platea che, per un’ora abbondante, ha cancellato dalle circonvoluzioni del cervello che, dopotutto, Renzi non solo è uscito dal Pd sbattendo la porta, ma fondando anche un partito concorrente e concorrenziale. Di quel partito, cioè di Italia Viva, lui ha rivendicato il ruolo essenziale per una vittoria alle politiche del 2027 a cui a sinistra credono davvero: «Rivendico il ruolo del “qb”, vale a dire del quanto basta. Noi riformisti possiamo e vogliamo essere determinanti per l’affermazione della coalizione. Dove non ci hanno voluto, come in Liguria o in Basilicata, il fattore qb è andato a vantaggio della destra».

Ma come si fa a cambiare l’Italia, ha chiesto il direttore, per mettere a terra il mantra renziano? «La luna di miele fra Meloni e il Paese – ha detto Renzi brandendo il microfono – è finita perché, come certifica l’Istat, la recessione si quantifica con un tasso di decrescita pari all’8,1 per cento. Non perché siamo stati bravi noi. Lei è in difficoltà perché la gente vede alla pompa del distributore o quando guarda lo scontrino della spesa gli effetti del suo fallimento totale. L’altra volta lei ha vinto col 26 per cento perché noi eravamo divisi in tre. Se stavolta dovesse accadere – prevede con ironia – una cosa del genere il popolo della sinistra ci rincorrerebbe coi forconi». E giù risate da tutta la platea, che però si è subito rabbuiata quando Marcacci ha riportato tutti alla cruda realtà: «In Sassonia – ha detto il direttore – la destra, quella estrema, è a più del 44 per cento».

Questo dato è bastato per portare il dibattito su binari di assoluta serietà. «Il problema è tutto di Meloni. Se si accorda con il generale (Vannacci, ndr) in Europa non ci mette più piede. Se non lo fa quasi certamente perde. Ma il punto è un altro. Gli elettori di Vannacci vanno ascoltati non sottovalutati o trattati da stupidi. Se noi non ascoltiamo ciò che l’elettorato vuole dirci, ci sarà sempre un Vannacci che lo fa», ha risposto il leader di Italia Viva.

Per ascoltare però ci vuole una comunanza di intenti, e qui sta uno dei nodi che avviluppano l’opposizione. «Ma come si fa a parlare di unità se si puntualizza sempre la differenza fra campo largo e centrosinistra?», ha quindi incalzato Marcacci. «Si può e si deve stare uniti pur nella consapevolezza delle diversità – ha rilanciato Renzi – perché una cosa siamo noi un’altra è un asse preferenziale con i 5 Stelle».

Il futuro infine per Renzi passa accettando le sfide del futuro, non rimpiangendo uno stile di vita novecentesco che non può più tornare. «Dobbiamo essere noi a tirare le fila dell’algoritmo che guida anche le mosse dell’intelligenza artificiale, non dobbiamo essere entità passive».

E sempre restando in tema d’intelletto Marcacci ha chiosato rivolgendosi direttamente a Renzi. «Ciò che ha detto Bonaccini sul livello culturale degli elettori di destra lei lo avrebbe detto con parole migliori».

Sorrisone dell’ex segretario Dem, che sull’argomento preferisce glissare: «Dobbiamo ascoltare gli elettori, non giudicarli». 

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