L’ossicombustore di Peccioli spacca il campo largo in Toscana: Giani, la grande assente e la giravolta a… 5 Stelle
La decisione della giunta regionale apre la strada all’autorizzazione dell’impianto e mette in luce fratture profonde tra alleati e sensibilità diverse: tra valutazioni tecniche, pressioni interne, assenze pesanti e un voto che ribalta equilibri dati per scontati, il caso Peccioli diventa il nuovo banco di prova per la tenuta del governo toscano
FIRENZE. Dopo settimane di incertezze è arrivato dalla giunta regionale il via libera all’ossicombustore di Peccioli. Con conclusione a sorpresa, un testacoda degno del finale di stagione di una serie thriller. Protagonista l’assessore 5 Stelle all’Ambiente, David Barontini, che ha votato a favore dopo settimane di dichiarazioni di aperta contrarietà al progetto. L’unico voto contrario arriva dall’assessore al Lavoro Alberto Lenzi, in quota Avs. Tutti favorevoli gli altri assessori di Pd e Casa Riformista (sei, Giani compreso), assente l’assessora alla Scuola Alessandra Nardini.
Le due questioni aperte: politica e tecnica
Si aprono a questo punto due questioni: una politica e una tecnica. Per quanto riguarda la seconda, con il voto di lunedì 7 settembre la Giunta ha dato il via libera al Provvedimento autorizzatorio unico regionale per l’impianto, recependo l’esito positivo della Valutazione di impatto ambientale e le autorizzazioni necessarie alla realizzazione e all’esercizio dell’impianto. Ora, prima dell’avvio dei lavori, si passa alla progettazione esecutiva, che dovrà essere depositata anche con le indagini geologiche previste dalla normativa.
Il terremoto politico nel Campo Largo toscano
Molto più intricato invece il piano politico. I sismografi infatti fanno registrare un terremotino mica male nel Campo Largo toscano. Il coup de théâtre di Barontini crea più che altro problemi interni nel Movimento 5 Stelle. L’assessore fino alla tarda mattinata era convintamente schierato per il “no”. O almeno, così erano convinti tutti, compagni di partito compresi. Poi, all’esito di alcune chiacchierate con Giani – evidentemente in uno stato di forma diplomatica che avrebbe convinto Putin a rinunciare al Donbass – è arrivato il “sì” a sorpresa.
La soddisfazione di Giani
Il presidente gongola e rivendica: «Sono molto contento del voto favorevole, che dedico ai cittadini toscani. Barontini? È una persona di grande onestà intellettuale, ci siamo confrontati diverse volte in questi giorni. Mi ha spiegato che questo genere di impianti non appartiene alla sua filosofia, ma si è resto conto che per governare bisogna realizzare un impianto innovativo». Pare che abbiano funzionato in particolare le rassicurazioni di Giani sul fatto che l’impianto non si sarebbe trasformato in un termovalorizzatore o un inceneritore, ipotesi temuta da Barontini, che in quel caso non avrebbe dato il suo assenso.
Le tre posizioni degli assessori pisani
Un dato politico incrocia il territorio. Dai tre assessori “pisani” in Giunta – Barontini, Lenzi e Nardini – sono arrivate tre posizioni diverse. L’assessora alla Scuola in realtà non si è proprio presentata ai lavori e non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche. Viene facile pensare che le divisioni dei Comuni che fanno parte di Retiambiente abbiano potuto farle nascere qualche perplessità, evitando un voto favorevole. L’assemblea della società che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti urbani sulla Costa a fine giugno aveva approvato il piano dell’impianto, ma con tanti distinguo: contrari o astenuti diversi Comuni della provincia, governati dal Pd. Anche Pisa, il capoluogo amministrato dalla destra, aveva detto no.
La posizione di Lenzi e il confronto con Bonelli
Lenzi invece, ex sindaco di Fauglia, parla apertamente di una valutazione fatta «con coerenza politica». Prima del voto, l’assessore ha avuto un confronto con il leader nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, concordando la linea poi effettivamente adottata. «Noi abbiamo una posizione nazionale molto chiara in fatto di rifiuti, abbiamo fatto spegnere l’inceneritore a Livorno e io credo che la coerenza sia un valore». E nega eventuali strascichi politici futuri, nonostante dopo il suo voto contrario l’assessore allo Sviluppo Economico piddino, Leonardo Marras, lo avesse richiamato alla responsabilità dello stare in maggioranza. «È un gruppo con tante sensibilità, su mille cose siamo d’accordo e mi pare che sia normale che su quattro o cinque l’anno ci siano delle posizioni diverse. Noi fin dall’inizio siamo stati chiari sui punti programmatici, penso anche al rigassificatore. Poi magari sono altri che dirazzano. Il presidente Giani ha la capacità e la cultura politica per tenere assieme le diversità, che penso siano solo un valore».
La replica di Giani ai Verdi
Giani ha incassato il “no”, ma ha tenuto a ribadire il significato della posizione presa dalla Giunta. «I Verdi hanno questa posizione radicale e lo rispetto, sinceramente mi aspettavo più coraggio. In realtà sono quelle posizioni che diventano di conservazione, perché si dice di no a un progetto che trasforma in energia quello che viene considerato rifiuto». E sulle critiche per cui i costi per la realizzazione dell’impianto a Legoli possano ricadere sulla Tari, il presidente è netto: «È costoso continuare a conferire i nostri rifiuti fuori Regione, in Lombardia o Emilia-Romagna. Noi oggi, invece, creiamo le condizioni per un abbattimento del 20% delle bollette».
Il caso Barontini: tra responsabilità e perplessità
Infine c’è lui, Barontini, il ribelle responsabile. Una settimana fa a Il Tirreno dichiarava non fosse il caso «d’impegnare la Toscana per decenni a bruciare rifiuti», parlando di «coraggio di guardare nella direzione opposta». Dopo il suo sì, si è invece ritrovato nella situazione del Visconte Dimezzato di Italo Calvino: scisso in due. Il suo voto favorevole, spiega, rappresenta «la presa d’atto della conclusione di un lungo e complesso procedimento amministrativo e dell’esito della Conferenza dei servizi». Un sì del Barontini rispettoso dell’istituzione, verrebbe da dire.
La distinzione tra piano amministrativo e piano politico
Ma in cuor suo non rinnega il sé di una settimana fa, quello del Barontini di lotta. «Restano ferme le perplessità sul progetto, già espresse pubblicamente, e il voto di oggi non modifica in alcun modo la mia posizione politica sul futuro della gestione dei rifiuti in Toscana. Sono due piani distinti: da una parte c’è la responsabilità amministrativa di prendere atto della conclusione di un procedimento iniziato a giugno 2023; dall’altra c’è la responsabilità politica di definire quale debba essere il futuro della gestione dei rifiuti in Toscana. Il nostro percorso politico resta quindi quello già tracciato e troverà nella revisione del Piano Regionale di Economia Circolare il suo principale strumento. La direzione non cambia: prevenzione e riduzione dei rifiuti, recupero di materia ed economia circolare. Il voto espresso oggi non costituisce dunque un cambio di direzione politica, né può essere interpretato come un via libera a una strategia fondata sull’incenerimento». L’arte di camminare su un filo sottile.
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