Porti, gli effetti dei dazi Usa sull’economia italiana – I dati aggiornati
Pubblicata la XXVIII edizione dell’osservatorio “Fedespedi Economic Outlook” sull’andamento dell’economia e del trasporto merci internazionale
I conflitti internazionali e le politiche tariffarie degli Stati Uniti stanno ridisegnando gli equilibri del commercio mondiale, con effetti ormai tangibili sulle rotte e sui costi della logistica. E’ quello che si evince dalla lettura della ventisettesima edizione dell’osservatorio “Fedespedi Economic Outlook” diffusa oggi – 2 luglio – dalla Federazione Nazionale Imprese di Spedizioni Internazionali.
Dai numeri emerge che le tensioni in Medio Oriente hanno provocato un crollo dell'83% dei transiti nello Stretto di Hormuz, mentre i dazi dell'Amministrazione Trump iniziano a colpire l'export italiano verso il mercato americano, soprattutto nei comparti alimentare (-33% per oli e grassi) e automotive (-21,8%). A pesare sulle imprese sono soprattutto i costi della logistica, che incidono in media per il 9,9% sui ricavi aziendali e arrivano a superare l'11% per le PMI.
«Nel primo trimestre del 2026 – si legge nella relazione – il traffico mondiale di container (TEU) ha registrato una crescita stimata del +4,4%, trainata in particolare dai volumi del Far East, tra le aree più dinamiche con un incremento dell’8,8%, insieme all’Africa Sub-sahariana (+14,8%) e all’America Latina (+4,4%). Di segno opposto, invece, l’andamento dei porti italiani, che evidenziano una flessione complessiva del -4,6% dei TEU movimentati. Risentono del calo in particolare lo scalo di Trieste (-23,6%), impattato dalla riorganizzazione delle alleanze armatoriali, Savona (-14,1%) e Genova (-4,9%), mentre risulta in netta crescita Venezia (+5,8%)».
«Per quanto riguarda i rapporti Italia-USA – continua la pubblicazione – se nel primo trimestre gli Stati Uniti si sono consolidati come nostro principale partner commerciale (18,79 miliardi di euro esportati, +1,3% rispetto all'anno precedente), analizzando i settori emergono discrepanze che dimostrano come la politica daziaria dell'amministrazione Trump stia dispiegando i primi effetti. In particolare, il 55,6% dell’export italiano verso gli Stati Uniti è realizzato dai prodotti appartenenti a quattro aree industriali - farmaceutica, meccanica, mezzi di trasporto e alimentare -, ma tra le aree di prodotto più in difficoltà sono presenti quelle di alcuni prodotti alimentari, come oli e grassi (-33%), carne lavorata (-25%), prodotti da forno (-18%), bevande (-24,2%), e quella degli autoveicoli (-21,8%)».
«Sulle dinamiche marittime – conclude l’osservatorio – pesano in modo decisivo i conflitti internazionali: nel primo trimestre 2026 i transiti nel Canale di Suez sono calati del 47,2%, con un vero e proprio crollo del 68% per le navi portacontainer, e le tensioni in Medio Oriente hanno portato ad una drastica riduzione dei transiti attraverso di Hormuz. Secondo i dati forniti dal sito Strait of Hormuz, infatti, la media attuale è di appena 10 navi al giorno contro le 60 pre-conflitto (-83%). Come primo effetto si è registrato un rallentamento delle operazioni nei porti interni al Golfo, bilanciato dallo sviluppo degli scali esterni lungo le coste della penisola arabica (come Khor Fakkan, Salalah e Jeddah)».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=b9d8980)