È morto Paolo Chiappini, stimato manager e direttore della Fondazione Sistema Toscana
Il ricordo del presidente regionale Eugenio Giani: «Se ne va un amico vero un uomo che ha lasciato un’impronta profonda nella vita culturale, civile e istituzionale della Toscana»
FIRENZE. E’ morto Paolo Chiappini, aveva 74 anni. Senese, contradaiolo dell’Oca, Chiappini si è lasciato presto adottare da Roma dove nei primi anni Settanta visse a fondo la mitica avanguardia teatrale dell’Off romano e nel 1974 la sua compagnia teatrale venne chiamata al Festival dei Due Mondi di Spoleto. E’ tornato in Toscana quando la famiglia ha acquista l’azienda agricola di Poggio Bonelli, a Castelnuovo Berardenga. Seguono anni trascorsi tra le vigne e la cantina, i banchi del consiglio comunale, la passione e la militanza politica, e oltre tre lustri di direzione della Fondazione Sistema Toscana. «È con tremendo dolore e tristezza infinita - afferma il presidente Eugenio Giani - che apprendo che un amico straordinario, Paolo Chiappini, ci ha lasciato».
Il cordoglio del presidente Giani
«Se ne va un amico vero - prosegue il presidente Giani - un uomo che ha lasciato un’impronta profonda nella vita culturale, civile e istituzionale della Toscana. Paolo è stato tra i protagonisti della nascita e della crescita della Fondazione Sistema Toscana, che ha guidato con intelligenza, visione e passione, contribuendo a realizzare progetti innovativi che hanno fatto conoscere la nostra regione nel mondo. Ha rappresentato con autorevolezza la Toscana nella Deputazione della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, mettendo sempre al centro il bene delle comunità e delle istituzioni che serviva».
«Ma oggi - ancora il presidente- non voglio ricordare soltanto il dirigente, il manager pubblico, l’uomo delle istituzioni. Voglio ricordare soprattutto la persona. Paolo era un uomo di raffinata cultura, curioso della vita e delle persone, capace di costruire relazioni autentiche e profonde. Portava con sé una straordinaria umanità, unita a una sensibilità rara, che emergeva tanto nell’impegno pubblico quanto nella sua espressione artistica».
«Era un socialista - conclude Eugenio Giani - nel senso più alto e nobile della parola. Fin da giovane aveva vissuto la politica come passione civile, come strumento per migliorare la società e per dare voce ai valori della libertà, della giustizia sociale e della dignità umana. Lo ricordo segretario regionale del PSI quando guidavo il PSI cittadino a Firenze…quanti ricordi, quante lotte comuni».
«Il Paolo artista»
«E poi c’era il Paolo artista. Il pittore. Nel mio ufficio - ricorda con affetto Giani - custodisco uno dei suoi quadri più cari: quello che volle dedicarmi richiamando le nostre comuni radici socialiste e sul quale campeggia una parola che racchiude una storia, una speranza, un ideale: “AVANTI!”. Ogni volta che poserò lo sguardo su quel dipinto ritroverò qualcosa di lui: il suo sorriso, la sua intelligenza, la sua ironia, la sua amicizia. Per sempre con me, caro Paolo. Grazie per il cammino che abbiamo condiviso qui sulla terra, per le battaglie, le idee, l’affetto sincero e la tua umanità. Che la terra ti sia lieve».
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