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Ryanair, cos’è la tassa “nascosta” che rischia di frenare i voli in Toscana e cosa può cambiare per milioni di passeggeri

di Danilo Renzullo

	A rischio i voli Ryanair in Toscana 
A rischio i voli Ryanair in Toscana 

Un balzello introdotto vent’anni fa per il rumore degli aerei oggi pesa sui biglietti, frena gli investimenti delle compagnie e mette sotto pressione anche lo scalo di Pisa

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PISA. Introdotta oltre vent’anni fa come indennizzo dei danni causati dal rumore degli aerei, negli anni è diventata una tassa che non solo non produce introiti – se non bassissimi – per i Comuni che ospitano un aeroporto sul proprio territorio, ma rischia anche di frenare i piani di sviluppo delle compagnie aeree e, di conseguenze, di produrre danni in termini di occupazione e di presenze turistiche. L’ultimo scontro si è acceso in Sardegna, a seguito della decisione del consiglio regionale di bloccare la discussione per l’abolizione “dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri sugli aeromobili”, rimandando a una successiva scelta sulla rimodulazione o l’eventuale cancellazione. Uno stallo che ha segnato un nuovo capitolo nella guerra inaugurata da Ryanair anni fa per spingere Regioni e governo ad eliminare quella che il vettore irlandese definisce una «tassa occulta». Un balzello che pesa almeno 6,5 euro su ogni biglietto aereo (che finiscono principalmente nelle casse dell’Inps e dello Stato), ma che produce introiti minimi per i Comuni che ospitano un aeroporto sul proprio territorio, ponendo un freno allo sviluppo delle attività e all’espansione delle compagnie aeree – a partire dalle low-cost – in Italia. Ma non solo. Perché secondo il vettore capitanato dal vulcanico Michael O’Leary l’imposta – che in alcuni aeroporti raggiunge anche quota 9 euro (a Venezia per ogni passeggero, a Napoli solo per i voli extra-Ue) – mette a rischio la competitività del Paese in un settore, quello aeroportuale, in grande espansione. E se Ryanair ha deciso di investire e concentrare gli sforzi nelle regioni che hanno abolito (o ridimensionato) l’addizionale – Sicilia, negli aeroporti minori, Forlì, Parma, Rimini, Abruzzo, Calabria e Friuli-Venezia Giulia – negli altri ha lanciato una sorta di “avvertimento”, riducendo la programmazione o, come nel caso di Roma, “alleggerendo” la flotta di aerei basati per la programmazione invernale 2025-2026.

Gli effetti sull’aeroporto di Pisa

Una guerra i cui effetti si fanno sentire anche all’aeroporto di Pisa. Nessun ridimensionato di quella che è una delle principali basi in Italia del vettore irlandese, ma nemmeno un potenziamento. Uno stop, almeno per il momento, alla progressiva crescita che ha caratterizzato il rapporto tra la compagnia aerea e il Galilei dal 1998, anno del primo volo di Ryanair da Pisa. La “summer 2026” (marzo-ottobre) ha subito una “frenata”, con il vettore irlandese che ha deciso di confermare il numero di collegamenti (58) dello scorso anno, senza un ulteriore sviluppo, orientando gli investimenti nei territori dove l’addizionale è stata abolita. Una sorta di “avviso” alla Regione che fa seguito agli appelli lanciati al “governo Giani” a cancellare la tassa «per migliorare la competitività» dello scalo aeroportuale pisano, ennesima battaglia in una “guerra” in cui lo scorso dicembre è entrata anche Assaeroporti.

La proposta di Assaeroporti

L’associazione dei gestori aeroportuali ha proposto al governo un «percorso di progressiva riduzione dell’addizionale comunale su tutti gli scali italiani, da attuarsi nell’arco temporale di cinque anni, con il mantenimento a regime delle sole quote di 1,5 euro e 1 euro destinate, rispettivamente, al Fondo di solidarietà per il trasporto aereo e ai Comuni aeroportuali». Un percorso di “riconversione” dell’imposta – che, contesta l’associazione, «nel corso degli anni si è progressivamente trasformata da tributo di scopo a tributo “puro”» con «il gettito che anziché essere destinato a strumenti pertinenti al trasporto aereo, va in larga parte a finanziare misure che, per loro natura, dovrebbero gravare sulla fiscalità generale» – e per il rilancio del settore in Italia. Una proposta che punta ad uniformare la “tassa” tra i vari aeroporti – in quanto «l’approccio che si è deciso di adottare, che riconosce ai singoli Enti territoriali la facoltà di modulare l’addizionale in aumento o diminuzione o addirittura di azzerarla, ha evidenti effetti distorsivi sulla concorrenza tra scali» –, ma soprattutto a ridimensionarla.

Le criticità evidenziate

«L’addizionale comunale – conclude il documento presentato al governo –, che grava sui soli passeggeri aerei, altera la concorrenza con altre modalità di trasporto e riduce la competitività del sistema aeroportuale italiano rispetto ai Paesi europei privi di aviation tax, con un impatto negativo sulla crescita della domanda e sui livelli di connettività».

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