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Toscana, il reddito di cittadinanza è un flop: solo 47 domande ammesse – La Regione pronta a cambiare: i nuovi criteri

di Libero Red Dolce

	Flop del Reddito di cittadinanza in Toscana
Flop del Reddito di cittadinanza in Toscana

La revisione delle linee guida arriva dopo settimane di segnalazioni e numeri che hanno mostrato un divario evidente tra l’interesse dei cittadini e la reale possibilità di accedere al sostegno, spingendo la giunta a intervenire per ampliare la platea

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Stretto tra la Scilla dei fondi limitati e la Cariddi di una platea di cittadini molto ampia, l’assessore regionale al Lavoro Alberto Lenzi, come un novello Ulisse, prova a portare a casa il Reddito di reinserimento lavorativo, il cosiddetto reddito di cittadinanza in salsa toscana. Già, perché a un mese e mezzo dall’apertura del bando si è profilato il rischio flop: su oltre 1.200 domande presentate a livello regionale, solo 47 sono risultate accoglibili. A oggi, poco più di una al giorno. E così è stata necessaria una correzione di rotta, con una delibera della giunta regionale che allarga le maglie a una platea ben più vasta di cittadini – in Regione avevano parlato di un potenziale di 11mila persone – che tra Naspi usufruite, periodi di disoccupazione e precariato erano rimaste tagliate fuori.

La delibera 573 e la revisione dei requisiti

Con la delibera 573 dell’11 maggio, la giunta modifica infatti le regole approvate meno di due mesi prima, intervenendo sui requisiti di accesso alla misura destinata ai disoccupati in difficoltà economica. Una revisione che arriva dopo un avvio tutt’altro che positivo e che, di fatto, rappresenta un’ammissione implicita: i criteri fissati inizialmente erano troppo rigidi per intercettare davvero la platea a cui il provvedimento era rivolto.

Il problema delle domande ammissibili

Il reddito regionale era stato aperto alle domande il 2 aprile scorso. I numeri raccolti nelle prime settimane mostrano bene il problema. Secondo il monitoraggio della Regione e di Arti, gli accessi alla piattaforma sono stati circa 1.200, segno di un interesse elevato verso la misura. Le domande effettivamente ammissibili, però, si sono fermate a 47. Un divario enorme, che ha reso evidente come molti potenziali beneficiari venissero esclusi già nella fase preliminare per requisiti considerati troppo selettivi.

La “rimodulazione” della Regione

La Regione parla di “rimodulazione” delle condizioni di accesso, sostenendo di voler mantenere invariato l’impianto della misura e i principi di controllo della spesa pubblica. Ma la correzione introdotta con la nuova delibera mostra che il meccanismo originario rischiava di trasformare uno strumento di sostegno al reinserimento lavorativo in una misura accessibile solo a una fascia molto ristretta di disoccupati. La paura infatti era che i 23 milioni stanziati per la misura fossero insufficienti mantenendo delle maglie troppo larghe e così si era operata una restrizione a monte. Ma il filtro si è rivelato fin troppo rigido.

Le modifiche su Naspi e Dis-Coll

Le modifiche più importanti riguardano il rapporto con Naspi e Dis-Coll, cioè le indennità nazionali di disoccupazione. Nella prima versione del provvedimento potevano accedere al contributo solo coloro che avevano terminato la prestazione nell’anno stesso della domanda. Una clausola che escludeva automaticamente persone ancora senza lavoro ma che avevano concluso la Naspi pochi mesi prima. Con la nuova delibera il requisito viene allargato: sarà sufficiente aver terminato Naspi o Dis-Coll nel 2024, nel 2025 o nel 2026.

Eliminazione dei limiti sulla durata delle indennità

Un altro punto corretto riguarda la durata dell’indennità percepita. La precedente delibera prevedeva infatti un limite massimo di nove mesi continuativi di Naspi o Dis-Coll: chi aveva usufruito della disoccupazione per un periodo più lungo non poteva ottenere il Reddito regionale. Un criterio che aveva suscitato molte perplessità, perché finiva per penalizzare proprio chi aveva avuto maggiori difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro. La nuova delibera elimina questo tetto, lasciando soltanto il requisito minimo di aver percepito l’indennità per almeno un mese.

Cancellata la restrizione sulle indennità multiple

Viene cancellata anche un’altra restrizione significativa: quella che escludeva chi aveva ricevuto Naspi o Dis-Coll più di una volta nei tre anni precedenti. La Regione riconosce ora che carriere discontinue, lavori precari e periodi ripetuti di disoccupazione non possono essere considerati un’anomalia, ma rappresentano ormai una condizione diffusa per molte persone.

Cosa resta invariato

Resta però invariata l’impostazione generale della misura. Continuano a valere i limiti Isee e patrimoniali, così come l’obbligo di partecipare alle politiche attive del lavoro attraverso colloqui, corsi di formazione e attività concordate con i Centri per l’impiego. Il beneficio mantiene quindi una forte componente di condizionalità: il sostegno economico è legato alla partecipazione ai percorsi di reinserimento e può essere sospeso o revocato in caso di mancato rispetto degli obblighi previsti.

Le parole dell’assessore Lenzi

«C’erano probabilmente un po’ troppe limitazioni e abbiamo deciso di allargare le maglie della misura. Il problema è che le risorse disponibili sono quelle e, ampliando la platea, il rischio è che i fondi si esauriscano rapidamente. Questa però era l’impostazione condivisa con la commissione tripartita, con le associazioni di categoria, con i sindacati e con tutti i soggetti coinvolti. Facendo un’analisi delle prime settimane, ci siamo resi conto che erano stati messi troppi paletti e che il Reddito regionale doveva essere reso più fruibile. Adesso vedremo come andrà», spiega Lenzi.

L’orientamento della Regione è di considerare valide le domande fin qui presentate, rivalutandole sulla base dei nuovi criteri. «Le politiche attive devono essere sempre più legate ai territori e non soltanto alle professionalità. Bisogna costruire percorsi calibrati sulle persone: capire se vogliono continuare a specializzarsi nel proprio ambito oppure intraprendere un percorso diverso. Quando sul territorio si crea una vera sinergia tra domanda e offerta di lavoro, i risultati arrivano», aggiunge l’assessore.

Una misura da rendere davvero accessibile

La revisione approvata dalla giunta appare come un intervento necessario per evitare che il Reddito regionale restasse una misura formalmente esistente ma, nei fatti, difficilmente accessibile. I numeri delle prime settimane hanno mostrato una distanza evidente tra le intenzioni dichiarate e la realtà concreta dei potenziali beneficiari. La nuova delibera prova a ridurre quella distanza, anche se resta aperta la questione di fondo: capire se il sistema costruito riuscirà davvero a rispondere alla crescente fragilità del lavoro oppure continuerà a muoversi dentro criteri ancora troppo restrittivi rispetto alle condizioni reali di chi perde l’occupazione.

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