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Caro bollette, in Toscana pagheremo un miliardo in più rispetto al 2025 – Luce e gas: i numeri

di Redazione Toscana
Caro bollette, in Toscana pagheremo un miliardo in più rispetto al 2025 – Luce e gas: i numeri

È l’aumento del costo stimato dalla Cgia per il 2026 in Toscana. «Occorre un intervento europeo per aiutare famiglie e imprese»

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Un miliardo di euro in più rispetto al 2025, per la precisione 1.037 milioni. Ecco quanto peserà, stando all’ufficio studi della Cgia di Mestre, l’aumento delle bollette su famiglie e imprese toscane nel 2026. Nel dettaglio: nel 2024 il costo di luce e gas in Toscana è stato pari a 7.451 milioni, nel 2025 è salito a 7.669 milioni e nel 2026 arriverà a 8.706 (1.037 milioni in più sull’anno precedente).

I dati

Ipotizzando che nel 2025 e nel 2026 i consumi delle famiglie e delle imprese siano in linea con quelli del 2024 i rincari previsti per quest’anno in Italia rispetto al 2025 - legati alla guerra in Iran - potrebbero raggiungere complessivamente i 15,2 miliardi di euro: 10,2 miliardi legati all’energia elettrica e 5 miliardi al gas. L’impatto, secondo l’ufficio studi della Cgia, sarà particolarmente pesante per il sistema produttivo: le imprese dovrebbero sostenere circa 9,8 miliardi di costi aggiuntivi, mentre alle famiglie ne verrebbero imputati 5,4. Le famiglie e le imprese più penalizzate dal rincaro delle bollette - spiega la Cgia - saranno quelle situate nelle regioni più popolose e con una maggiore concentrazione di attività economiche. Il caro energia colpirà soprattutto la Lombardia, che dovrebbe registrare un aumento complessivo dei costi pari a 3,4 miliardi di euro. Seguono il Veneto e l’Emilia-Romagna, entrambe con un aggravio attorno a 1,7 miliardi, il Piemonte con 1,3, la Toscana e il Lazio con circa un miliardo.

La proposta

Dall’inizio della guerra in Iran - sottolinea l’ufficio studi della Cgia - le quotazioni del gas (+60,2%) e del Brent (+54,1%) sono aumentate sensibilmente, facendo salire rispettivamente le bollette elettriche (+14,2%) e il costo del diesel (+21,2%). «Oltre alla sospensione temporanea del Patto di Stabilità - propone la Cgia - Bruxelles definisca anche una misura strutturale di lungo periodo. In sostanza, un Next Generation Eu bis che, su base volontaria, consenta agli Stati membri di accedere alle risorse (a fondo perduto e prestiti) necessarie per affrontare sia le crisi militari e geopolitiche in atto, sia la transizione verso l’utilizzo di fonti energetiche sostenibili. In poco più di un mese di guerra - prosegue la Cgia - i prezzi del gas, dell’energia elettrica e dei carburanti sono saliti notevolmente, alimentando il timore diffuso che questo choc possa innescare una nuova recessione economica. Non solo: è ormai evidente che le misure adottate dai singoli Paesi dell’Ue non sono efficaci, in quanto temporanee, con un impatto economico molto contenuto e, soprattutto, in totale assenza di coordinamento. È ormai chiaro a tutti che nessun Paese dispone da solo delle risorse necessarie per reggere l’urto. Serve quindi una regia sovranazionale che, come già accaduto nel post- pandemia, sostenga in modo concreto le economie più fragili nell’interesse comune. Da Bruxelles, in altre parole, ci si attende un cambio di passo rispetto a quanto visto finora».

L’intervento Ue

L’Unione Europea, secondo la Cgil, «deve consentire – e coordinare – gli interventi degli Stati membri per mitigare i rincari di carburanti ed energia per tre ragioni fondamentali: stabilità macroeconomica, coesione sociale e funzionamento del mercato interno. In primo luogo, gli choc energetici rappresentano tipici traumi riconducibili all’offerta, con effetti molto regressivi. L’aumento dei prezzi di carburanti, luce e gas si trasmette rapidamente ai costi di produzione e ai prezzi finali, alimentando inflazione da costi e comprimendo i redditi reali. In assenza di intervento, la politica monetaria restrittiva diventa l’unico strumento di risposta, con effetti recessivi sproporzionati. Consentire agli Stati di sterilizzare i rincari (tramite riduzioni fiscali, sussidi mirati o meccanismi di compensazione) aiuta a spezzare la trasmissione inflazionistica senza deprimere la domanda aggregata. Vi è poi una questione di equità e stabilità sociale. L’energia è essenziale e la sua incidenza sul reddito è maggiore per le famiglie a basso e medio reddito. Senza correttivi, si ampliano disuguaglianze e rischio di povertà energetica con conseguenze anche politiche».


 

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