Referendum, in Toscana domina il No: migliaia di elettori tornano alle urne – Da dove arrivano i votanti in più e come cambiano gli equilibri
Antonio Floridia, politologo ed esperto di flussi elettorali, analizza il voto in Toscana tra radicamento e nuove dinamiche di schieramento: «La partecipazione cresce quando il risultato è incerto»
Il risultato del referendum in Toscana segna un punto di svolta nel panorama politico regionale e nazionale. Con un’affluenza che ha smentito i timori di un astensionismo dilagante, la regione si è riscoperta protagonista di una difesa attiva dei valori costituzionali. Per comprendere le ragioni di questa mobilitazione e le possibili ricadute sugli equilibri dei partiti, abbiamo intervistato Antonio Floridia, politologo ed esperto di flussi elettorali. Floridia analizza la “lezione toscana”, tra radicamento culturale e nuove dinamiche di schieramento, delineando le sfide che attendono le coalizioni nei prossimi mesi
Rispetto alle ultime regionali, l’elettorato toscano ha mostrato un’attivazione decisamente superiore. Come legge l’incremento?
«I numeri parlano chiaro: l’anno scorso alle regionali votò il 47%, mentre in questa tornata referendaria la percentuale dei votanti si attesta intorno al 65%, un dato molto alto. In termini assoluti, se alle regionali avevano votato circa 1. 435. 000 cittadini, ora i voti validi sono 1. 842. 000: abbiamo quindi avuto circa 400mila elettori in più. È difficile fare trasposizioni dirette tra referendum e schieramenti, ma guardando le cifre, Giani aveva vinto con 750. 000 voti, mentre ora il “No” ha raggiunto quota 1. 071. 000. Il “Sì” è passato dai 570. 000 voti di Tomasi ai 771. 000 attuali. Mentre la coalizione di Giani è cresciuta virtualmente di 300mila voti o poco meno, il centrodestra ne ha guadagnati 200mila: ciò significa che la grande massa di votanti in più proviene dall’astensionismo o dall’area di sinistra».
La vittoria del “No” in Toscana sembra essere stata molto omogenea sul territorio. Quali sono i segnali più rilevanti dalle province?
«Il dato è effettivamente omogeneo: il “No” ha vinto anche in province dove il centrodestra è solitamente più forte. Penso a Grosseto, dove è finita 50, 8% contro 49, 2%, o a Lucca, con un risultato clamoroso di 51, 5% a 48, 5%, fino a Massa Carrara con il 54%. I picchi maggiori si sono registrati a Firenze con il 65% e a Livorno con il 62%. In generale, si può dire che la Toscana abbia risposto con grande slancio alla chiamata in difesa della Costituzione. È la conferma di una cultura democratica radicata da decenni, che nei momenti cruciali si risveglia e si afferma con grande energia».
Cosa ha spinto così tante persone a tornare alle urne dopo la disaffezione delle scorse elezioni locali?
«Questo dato conferma una teoria classica del comportamento elettorale: la partecipazione cresce quando si percepisce la rilevanza della posta in gioco e quando c’è incertezza sul risultato. Spesso ci si lamenta della scarsa affluenza alle comunali o alle regionali, ma ciò dipende dalla percezione di una scarsa competitività o dalla relativa importanza data a quelle elezioni. Nonostante da trent’anni si dica che l’elezione diretta dei sindaci o dei governatori avrebbe favorito la partecipazione, questo referendum dimostra che la gente torna a votare quando c’è uno scontro su grandi temi politici. Stavolta tutto lasciava presagire un risultato sul filo di lana, e questo ha generato una mobilitazione cumulativa».
Quali scenari politici si aprono ora per le coalizioni? Questo voto è “trasportabile” in una futura coalizione per le politiche?
«I leader del centrosinistra sono stato prudenti nel non voler trasportare meccanicamente questo risultato alle prossime politiche, ed è saggio così. Certamente, però, questo voto produrrà un’accelerazione nel processo di costruzione della coalizione. Ci sono pezzi di programma già definiti, mentre restano da sciogliere i nodi della politica estera e della leadership. Un ruolo chiave lo avrà la legge elettorale che porterà avanti il centrodestra: se imporrà coalizioni preventive, non ci sarà spazio per terze forze. Conte sta gestendo con furbizia il Movimento 5 Stelle per evitare un appiattimento sul PD e mantenere la propria autonomia; le primarie potrebbero essere lo strumento giusto per costruire la coalizione e rassicurare i suoi elettori. Infine, faccio una provocazione: se il centrodestra recupera Vannacci, perché il centrosinistra non dovrebbe recuperare anche il 2% di Rifondazione Comunista?».
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