Il killer degli alberi è in Toscana: sopravvive, distrugge e si diffonde – Ecco il parassita che “azzera” le piante
Continua a colpire: migliaia di esemplari abbattuti, costi in crescita e una corsa contro il tempo tra monitoraggi, sanzioni e nuove trappole sperimentali
ROSIGNANO. Poteva andare peggio. Ma anche meglio. Il focolaio del cerambicide si è allargato ma è rimasto all’interno dell’area precedentemente delimitata, dal Lillatro in direzione dell’Aurelia sud. A Rosignano. Non sono emersi invece casi nuovi nel focolaio che fu trovato a Chioma e che quindi, al momento, sembrerebbe debellato. L’insetto, uno dei venti più pericolosi per le piante presenti in Europa, è delimitato all’abitato di Solvay ma il rischio è sempre dietro l’angolo e dal servizio fitosanitario regionale non nascondono la preoccupazione. «Sono quattro anni che è presente a Solvay e non riusciamo a eradicarlo, nuove piante sono state infestate e si è reso necessario un ampliamento dell’area delimitata».
Sopralluoghi e tagli
Dal novembre del 2023 ad oggi sono stati condotti circa 2.600 sopralluoghi e tagliate 2.500 piante. «Entro l’estate – spiega Dalia Del Nista, ispettrice del servizio fitosanitario della Regione Toscana – dovremo tagliare altre 500 piante che sappiamo essere già infestate. Del resto non ci sono cure per il Cerambicide dal collo rosso, se una pianta (albicocco, ciliegio, mandorlo, susino, pesco e lauro ceraso) viene colpita nel giro di massimo tre stagioni muore». La battaglia tra il cerambicide e il servizio fitosanitario non è una semplice sfida tra ricercatori ma ha l’obiettivo di evitare l’allargamento della diffusione e quindi l’arrivo dell’insetto in zone agricole importanti. Si pensi all’area di Lari con i suoi ciliegi. Al momento i focolai sono stati trovati, in tutta la regione, solo a Rosignano.
Le difficoltà con i cittadini
«Non nascondiamo la nostra rabbia – dice l’ispettrice – perché nonostante le campagna di informazione, i cartelloni attaccati, le assemblee, i comunicati, ci sono cittadini che non ci segnalano gli alberi malati e anzi, quando arriviamo per i sopralluoghi, sembrano inconsapevoli. Magari davanti ad alberi circondati da segatura. C’è perfino chi, dopo che abbiamo tagliato gli alberi, li ha ripiantati. Mentre per quattro anni è vietato: l’insetto può sopravvivere. In tanti non segnalano».
Sanzioni e costi
È bene ricordare che per chi non esegue le misure fitosanitarie prescritte dal decreto legislativo 19 del 2021, art icolo 55 comma 15 è prevista una sanzione dai 1.000 ai 6. 000 euro. E anche che, questa campagna di eradicazione, ha costi importanti per la comunità. «Senza considerare le spese del personale – aggiunge Del Nista – per parte dei monitoraggi, per il taglio e per la distruzione degli alberi si è speso dal 2023 fino a oggi a 184.000 euro di cui 36.000 per il monitoraggio».
La nuova sperimentazione
In queste settimane partirà una sperimentazione (più massiccia rispetto alle prove del passato) con le trappole entomologiche. «In collaborazione con il Centro per la ricerca in agricoltura a Firenze, referente nazionale per la protezione delle piante – aggiunge l’ispettrice – installeremo 100 trappole con due attrattivi diversi così valuteremo anche quali son i composti chimici che danno maggiore risposta».
Le trappole e i monitoraggi
Le trappole che attirano e uccidono l’insetto saranno installate un po’ ovunque: alle piante, ai pali e alle recinzioni. «In passato i i risultati non sono stati eccellenti – conclude Del Nista – ma con questa sperimentazione cercheremo di capire se con un intervento così massiccio riusciremo a fermare l’espansione. Intanto continueranno i monitoraggi giardino per giardino».
