Prato, sfrutta i lavoratori, non paga le tasse e chiude gli operai in fabbrica: arrestato imprenditore
Ai domiciliari un cinese già condannato in passato per aver picchiato una dipendente che chiedeva lo stipendio
PRATO. Sfruttava il lavoro di operai in stato di bisogno, li pagava pochi centesimi a capo e in certi casi li chiudeva dentro il capannone per evitare che si allontanassero. Per questo un imprenditore cinese, già condannato in passato per lo sfruttamento della manodopera clandestina e per aver picchiato una sua dipendente che chiedeva solo di essere pagata, è stato messo agli arresti domiciliari. Lo ha reso noto oggi, 14 luglio, la Procura di Prato.
Secondo quanto riferito, l’imprenditore aveva alle sue dipendenze una ventina di operai ed è accusato di intermediazione illecita del lavoro (caporalato), sfruttamento del lavoro e impiego di manodopera clandestina. Inoltre avrebbe evaso sistematicamente i contributi previdenziali.
Sono state due sue dipendenti a rivolgersi alla Procura ed è iniziata una paziente opera di verifica da parte del Gruppo anti-sfruttamento dell’Asl e del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di Finanza. Nel corso di cento giorni sono stati raccolti elementi per sostenere che l’imprenditore, attraverso prestanome, gestiva tre società che hanno avuto rilevanti commesse da parte di brand italiani della moda.
La misura cautelare degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico era pronta già da giorni, ma l’imprenditore, dopo essere stato interrogato dal gip come prevede la legge, grazie all’omertà di alcuni suoi dipendenti, è riuscito a rendersi irreperibile fino a quando, nella serata di ieri, 13 luglio, lui stesso si è presentato alle autorità e gli è stato notificato il provvedimento di arresto. La Procura fa notare che nei casi di caporalato sarebbe opportuno prevedere una deroga all’obbligo dell’interrogatorio preventivo, per evitare, come in questo caso, che l’indagato si renda irreperibile prima della firma della misura cautelare.
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