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Partite di pallone sul bagnasciuga, scoppia la protesta delle mamme: «Così si rischia di essere colpiti». Il caso di Carrara (e la proposta)

di Redazione Carrara

	(foto archivio)
(foto archivio)

Seppur richiamati dai balneari, i giocatori riprendono poi le “sfide”. Spunta allora una possibile idea dei clienti: «Aree riservate per il calcio»

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CARRARA. Spiagge come campi da calcio: è anarchia sul bagnasciuga. Così, una domenica diventa ancora più bollente, nonostante le temperature fossero già in stile subsahariano.

Palloni e controlli

Siamo al mare sulla costa di Marina di Carrara. A far saltare i nervi ai bagnanti è la presenza costante e invasiva delle partite di pallone: match infiniti che si disputano quotidianamente sulla riva, in barba a divieti e alla presenza anche di tanti bambini. Con il picco di presenze del fine settimana, il mix è diventato esplosivo. Da una parte i clienti dei bagni che vorrebbero godersi il sole e il mare in santa pace; dall’altra centinaia di giovanissimi che considerano l'arenile come il perfetto rettangolo per energiche sfide col pallone.

A finire sul banco degli imputati è l’assenza di controlli, sia da parte degli enti preposti sia da parte delle stesse strutture balneari. La dinamica, stando a quanto raccontano i testimoni, è sempre la stessa: ogni tanto i gestori intervengono per "sfugare" i ragazzi. Risultato? I giovani calciatori si spostano di pochi metri, attendono che il titolare si sia voltato per rientrare verso il bar e, due minuti dopo, la partita ricomincia come se nulla fosse.

La protesta

Da parte dei clienti scoppia la protesta. «Paghiamo la prima fila per schivare i tiri?». A farsi portavoce del malcontento generale, stanche di una situazione che si ripete da inizio stagione, sono le mamme. Il loro sfogo è un misto di dispiacere e preoccupazione: «Veniamo al mare con i bambini e paghiamo fior di quattrini per i servizi della spiaggia, di certo non per passare la giornata a fare da sponda ai palloni o a rischiare una botta. Ci sorprende che né la Capitaneria di Porto né le altre autorità facciano mai un controllo. Se qualcuno prendesse una pallonata forte in testa, e pensiamo soprattutto a un bimbo piccolo o a un anziano sulla sdraio, cosa succederebbe? Chi pagherebbe i danni fisici? I regolamenti ci sono, ma restano sulla carta. Le uniche verifiche che si vedono riguardano i salvagenti a bordo del pattino di salvataggio. Per il resto, è il caos totale, specialmente nei weekend».

La proposta

Il problema non è vietare il gioco a prescindere – le esigenze di svago e socialità dei ragazzi sono legittime e comprensibili, specie nei mesi estivi – quanto trovare una convivenza civile. La soluzione, del resto, potrebbe esserci e garantirebbe la tutela di tutti: allestire, all'interno degli stabilimenti (o in alcuni di essi), delle aree di spiaggia recintate dove permettere il gioco del pallone in totale sicurezza. Solo così si eviterebbe di ledere la tranquillità e l'incolumità di chi ha scelto Marina di Carrara per riposarsi e non per assistere, suo malgrado, a continue sfide calcistiche a due passi dall'acqua.

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