Il Tirreno

Pontedera

La storia

Alessio, dal tumore alle mezze maratone: «Ora sogno di correre a Roma»

di Andreas Quirici

	Alessio Salvadori alle mezze maratone di Pisa e Firenze
Alessio Salvadori alle mezze maratone di Pisa e Firenze

Pontedera, la storia di Alessio Salvadori, 55 anni, imprenditore nel campo edile. Dalla diagnosi alla rinascita tra cure, operazioni e le domeniche tra i podisti

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PONTEDERA. Un volto che a Pontedera e dintorni conoscono in tanti. Una storia di cui solo i suoi familiari, i collaboratori e gli amici più stretti sono a conoscenza. Perché Alessio Salvadori, 55 anni compiuti il 25 febbraio, imprenditore nella commercializzazione di prodotti per edilizia con specializzazione di prodotti per restauro conservativo di beni tutelati, si è sentito dire che fosse spacciato, con pochissime chance di superare il tumore che lo ha colpito mentre la pandemia sgretolava le certezze di tutti e riduceva la presenza negli ospedali ai soli pazienti. Una diagnosi che sembrava senza appello a cui ha saputo reagire, fino a correre la mezza maratona di Pisa e soprattutto quella di Firenze.

«Correre a Ponte Vecchio, sui lungarni e in piazza della Signoria è stato come chiudere un cerchio», racconta Salvadori che si allena più volte a settimana, partecipando alle manifestazioni podistiche ogni domenica mattina e cullando il sogno di partecipare alla maratona di Roma il prossimo anno. «Per quella, però, dovrò prepararmi bene e devo valutare molti aspetti. Ma sarebbe davvero bello pensare di poter ambire a un pettorale».

La sua storia inizia con alcuni controlli dovuti a una malattia autoimmune che non gli dava pace. Nel 2020 comincia a sottoporsi agli esami, ma il Covid rallenta tutto e l’anno successivo, tra i vari risultati ne spunta uno che va indagato più a fondo con il tumore che fa capolino per poi deflagrare nei responsi medici. «Statisticamente mi davano per spacciato. Dopo un primo momento di smarrimento per l’esito della diagnosi, con mia moglie Grazia sempre al mio fianco ci siamo guardati intorno e abbiamo deciso il percorso migliore da affrontare – racconta ancora Salvadori – e con lei al fianco ho affrontato una situazione complessa. Soprattutto per quanto riguarda la partenza. All’ospedale di Careggi, con il chirurgo Lorenzo Masieri, che non smetterò mai di ringraziare. Mi ha spiegato tutto, trattandomi da amico, non da medico con uno dei tanti pazienti. M ha preso per mano nel momento in cui ne avevo bisogno».

Inizia così il percorso nel reparto di Oncologia dell’ospedale di Careggi con la dottoressa Virginia Rossi, punto di riferimento attorno cui ruotano i mesi a venire per il 55enne che a Santo Stefano entra in ospedale per operarsi il giorno successivo e tornare a casa il 2 gennaio 2022. «Poi sono seguite le cure ormonali, visite di controllo, esami strumentali di routine – dice Salvadori – Montagne russe emotive a cui ho sempre provato a rispondere con il buon umore e l’atteggiamento positivo. Cercando di tenere duro per me e per chi mi sta intorno, da mia moglie ai figli Gionata e Matteo».

Dopo un lungo periodo di adattamento alle cure oncologiche arriva il momento del ritorno allo sport. «Ho sempre giocato a calcio da giovane – ricorsa – e ho cominciato a correre per fare qualcosa di diverso e reagire alle cure. Per il compleanno di due anni fa, la mia famiglia mi ha regalato un orologio digitale, forse per spronarmi a riprendere sempre più costantemente le mie uscite di corsa e grazie anche a mio cognato Giovanni, presidente del gruppo storico di Pontedera, il Gs Rondinella, ho cominciato a partecipare alle manifestazioni podistiche domenicali. Nel frattempo mi sono rivolto al team del dottor Giulio Rossi per farmi aiutare nella sana nutrizione e con l’aiuto della dottoressa Ilaria Chiesa sono riuscito a perdere peso e a potermi preparare al meglio per la mia prima mezza maratona a cui ho partecipato lo scorso dicembre nella meravigliosa cornice di Pisa, provando una grandissima emozione. Il 29 marzo ho, invece, preso parte alla “mezza” di Firenze che per me ha avuto un’importanza speciale. Ho rivissuto tutto il mio percorso fatto in quella città. È stata come un ritorno alla vita».


 

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