Pistoia, asta deserta per la Vivai Bruschi: cosa succede adesso
Nessuna offerta per il maxi-lotto da 5,8 milioni di euro nonostante i terreni fossero del tutto liberi da alcuni mesi
PISTOIA. Si chiude con un nulla di fatto, ma apre contemporaneamente la strada a una strategia commerciale nuova, l'attesa asta giudiziaria per la vendita della ex Vivai Bruschi. Scaduti i termini per la presentazione delle offerte formali, i cancelli della sede situata in via Nuova di Castellare rimangono per il momento chiusi: nessun acquirente si è fatto avanti per rilevare in blocco l’intero patrimonio dell'azienda.
L’offerta minima richiesta, fissata a 5,8 milioni di euro, non ha intercettato l’interesse del mercato, nonostante l’intera struttura si presentasse a questo appuntamento cruciale nelle migliori condizioni possibili. La vera novità del tentativo di vendita, infatti, era rappresentata dallo stato complessivo degli immobili e dei terreni agricoli. A differenza delle precedenti tornate, l'azienda era stata interamente rilasciata a partire dallo scorso settembre, con l’ultimo canone di affitto regolarmente corrisposto nel mese di gennaio. Per la prima volta in assoluto, la curatela fallimentare, guidata dai commercialisti Olimpia Banci e Nino Maffia, aveva potuto bandire una gara pubblica per beni strumentali e fondi completamente liberi da vincoli, contratti o occupazioni terze. Una condizione di partenza ottimale che tuttavia non è bastata a superare la forte cautela degli investitori di fronte a un investimento economico iniziale così imponente.
I curatori fallimentari non si perdono d’animo e guardano già oltre la scadenza attuale. La macchina burocratica si è rimessa in moto per organizzare un nuovo e decisivo tentativo di vendita, programmato per il prossimo mese di settembre. In quella sede la svolta sarà radicale: con ogni probabilità si abbandonerà definitivamente la formula rigida del blocco unico per procedere invece a una vendita frazionata in lotti distinti. Si tratta di una scelta strategica dettata dal realismo commerciale: singole porzioni di terreno, specifiche attrezzature da lavoro o i singoli fabbricati risultano decisamente più appetibili e sostenibili per il tessuto imprenditoriale locale rispetto al maxi-lotto originario. Quest'ultimo comprendeva infatti capannoni, rimesse, serre, complessi impianti di irrigazione e persino una struttura adibita ad agriturismo, dislocati geograficamente su un territorio molto vasto tra Pistoia, Serravalle, Quarrata e San Giuliano Terme.
L'esito deserto di questa sessione d'asta segna un altro capitolo di una vicenda giudiziaria e industriale complessa, che si trascina ormai da oltre nove anni. Il punto di svolta definitivo è arrivato solo di recente con la pronuncia della Corte di Cassazione, che ha dichiarato irricevibile l'ultimo ricorso presentato dai legali della proprietà, confermando in via definitiva il fallimento societario dopo un lunghissimo iter caratterizzato da continui rinvii tra la Suprema Corte e la Corte d'Appello di Firenze. Una storia nata nell'ottobre del 2016 con l’acquisizione di un ramo d'azienda da parte del colosso Tesi Group, operazione che allora ottenne il plauso dei sindacati poiché salvò il futuro lavorativo dei 42 dipendenti della Bruschi (oggi tutti stabilizzati e totalmente fuori dal passivo fallimentare), ma che lasciò sul campo circa sessanta piccoli e medi fornitori, riunitisi prontamente in un comitato creditori. Grazie ai 3,4 milioni di euro versati all'epoca da Tesi per il cosiddetto "sovrassuolo" e ai canoni di locazione annuali erogati nel tempo, i creditori privilegiati (artigiani, professionisti, vivai a conduzione familiare) sono già stati risarciti per circa l'80% del loro spettante. Restano adesso in attesa i creditori chirografari, tra cui spiccano i vivai in forma di azienda agricola semplice. Per loro, la frammentazione in lotti dell'asta di settembre rappresenta ora la speranza concreta di vedere finalmente soddisfatte le proprie spettanze economiche residue.
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