Pistoia, violenza sessuale sull’amica della figlia durante il pigiama party – «Vieni, ti consolo io»
Due diversi episodi sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti: la figlia difende il padre ma sono state trovate anche chat inequivocabili
PISTOIA. In un momento di sconforto, mentre la 17enne stava piangendo, l’avrebbe costretta a subire le sue attenzioni.
Il pigiama party
La ragazza era ospite di un’amica (figlia del 54enne), che aveva organizzato un pigiama party. Una serata tra giovani in cui lei però aveva avuto un momento di sconforto. Il padre dell’amica si sarebbe avvicinato per cercare di consolarla, prendendola però poi alla sprovvista, con baci sul collo e palpeggiamenti sui fianchi.
La denuncia e gli approfondimenti
Questo episodio è emerso durante un racconto fatto dalla giovane ai carabinieri che la stavano sentendo per un’altra vicenda. Da lì sono partiti gli approfondimenti. È emerso che un’altra amica aveva ricevuto attenzioni non gradite da parte dell’uomo, che in un’altra occasione l’aveva afferrata per i polsi, buttata sul letto e costretta a subire baci e palpeggiamenti.
Le accuse e la richiesta di pena
Per i reati definiti dagli articoli 609 bis (violenza sessuale) e 609 ter n. 5 (circostanze aggravanti della violenza) del Codice penale, il pubblico ministero Giuseppe Grieco ha formulato lo scorso 15 gennaio nei confronti dell’uomo la richiesta di 9 anni di reclusione, nel corso dell’udienza davanti al tribunale collegiale presieduto dal giudice Stefano Billet. I fatti risalgono ai mesi di aprile e maggio del 2021, quando le ragazze avevano rispettivamente 17 e 16 anni. All’epoca l’uomo ne aveva 49.
Le parti in causa
Gli avvocati di parte civile sono Ilaria Valentini per la ragazza che all’epoca aveva 17 anni e Patrizia Dal Monte per l’allora 16enne. L’uomo è difeso dall’avvocato Antonio D’Orzi di Empoli.
La testimonianza della figlia
Durante l’udienza dello scorso 15 gennaio è stata sentita anche la figlia del 54enne, che avrebbe difeso il padre dalle accuse. Secondo la procura le prove raccolte sarebbero però sufficienti ad applicare la pena prevista dal 609 bis e ter, in questo caso, per il pubblico ministero, nove anni di carcere.
Le chat trovate nel cellulare
Dall’analisi del cellulare dell’uomo sono emerse molte chat con ragazzine. «Non con le due ragazze coinvolte nel processo – precisa l’avvocata Valentini – ma con altre giovani che approcciava sempre con il modus operandi del “buon padre” disposto a consolarle. Sul telefono sono stati trovati però anche molti messaggi scritti di notte, con l’uomo che chiedeva alle ragazze se poteva raggiungerle per scambiarsi “due coccole”».
Le prossime date
Il 29 gennaio si terranno le discussioni finali delle avvocatesse di parte civile e della difesa. La sentenza è attesa per il 5 febbraio.
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