Il Tirreno

Pisa

La tragedia

Perse la moglie tradita dalle correnti al Gombo: «Non è stata una semplice fatalità» – Il nodo della balneazione in quel tratto

di Lorenzo Carducci

	In alto Marco Del Greco e la moglie
In alto Marco Del Greco e la moglie

Il livornese Marco Del Greco: «Dispiace che la Procura abbia chiuso il caso così»

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PISA. «Mi è dispiaciuto molto che la Procura abbia chiuso subito il caso dicendo che è stata una fatalità. Io non sono un’incosciente che ha portato sua moglie e sua nipote con una bambina a morire». Marco Del Greco, 74 anni di Livorno, si dice «stanco e vuoto dentro».

Il 16 luglio del 2025 ha perso la moglie, Serenella Bernini, 68 anni, annegata in mare mentre faceva il bagno con lui al Gombo, nel Parco di San Rossore. Lì dove andavano sempre, un luogo del cuore diventato il luogo della tragedia, per quelle correnti nascoste che quel pomeriggio li hanno improvvisamente trascinati al largo.

Con loro c’erano anche la nipote quarantenne e sua figlia di tredici anni, salvate dai tre “angeli” – i ventenni Simone, Lorenzo e Nico, assistenti spiaggia alla “Buca del Mare” di cui Del Greco e famiglia erano clienti abituali – a cui mercoledì il Comune di Pisa ha consegnato una targa di riconoscimento. «Ringrazio di cuore quei tre ragazzi che hanno salvato mia nipote e sua figlia, mi avrebbe fatto piacere essere coinvolto per la premiazione: li avrei abbracciati, cercherò di mettermi in contatto con loro» dice Marco Del Greco, mentre in lui lavora una ferita inguaribile che continua a proiettare le drammatiche immagini di quel giorno.

«Avevamo fatto il bagno la mattina e l’acqua ci arrivava alle gambe, nel pomeriggio il mare si era un po’ increspato ma non sembrava pericoloso, non c’era nessuna tempesta – racconta – Alla Buca del Mare ci andavamo da anni e io il mare lo conosco, ci ho lavorato una vita come battelliere. Quando siamo entrati in acqua siamo caduti in una buca, in balia delle correnti. Pochi minuti ed eravamo a 100-150 metri dalla riva, urlavamo ma non ci poteva sentire nessuno, per fortuna poi hanno sentito mia nipote e sua figlia e le hanno soccorse. Io ho cercato di aiutare mia moglie e poi mi sono lasciato andare perché non ce la facevo più, ero convinto che si fosse salvata, invece è andata al contrario e io sono stato recuperato da un pescatore..».

Accanto al dolore, c’è la delusione per come si sono svolti gli accertamenti sul caso. E c’è anche e soprattutto un appello. «Ormai mia moglie non me la ridarà indietro nessuno – sospira – voglio solo che non succeda più. Dicono che lì non si può fare il bagno, ma di là dalle boe lo fanno tutti e non c’è nessun controllo. Se si entra alla Buca del Mare pagando 40 euro, dovrebbero far fare il bagno lì davanti con un bagnino, se fosse stato così probabilmente non sarebbe successo nulla». Lo dice mentre pensa a Serenella. «Era passato da poco il nostro anniversario di matrimonio, avremmo festeggiato in quei giorni. Ora lì nel parco dove facevamo le nostre passeggiate ho messo un fiore in suo ricordo» aggiunge con la voce rotta. Dei risvolti legali si sta occupando il suo avvocato, Gianpaolo Corsini. All’epoca la Procura aprì un’indagine contro ignoti, poi archiviata. «Abbiamo fatto istanza di riapertura delle indagini per approfondire alcuni passaggi non chiari, ma abbiamo ricevuto un no secco, la Procura non ha ravvisato responsabilità» spiega l’avvocato.

Il nodo è il seguente: «Per accedere alla Buca del Mare serviva una prenotazione su Top5Viaggi, concessionario del centro visite del Parco. Effettuato il pagamento veniva rilasciata una ricevuta con scritto che davanti alla spiaggia attrezzata non si poteva fare il bagno e chi lo avrebbe fatto allontanandosi da lì lo avrebbe fatto a proprio rischio e pericolo. Ma poi abbiamo scoperto che il divieto di balneazione vige su tutto l’arenile del Parco, a tutela dell’ecosistema. Quindi la prenotazione conteneva un’informazione sbagliata o quantomeno ambigua».

Se dal punto di vista penale la vicenda si è chiusa subito, la controversia civile è ancora in ballo. «Abbiamo scritto una lettera di contestazione agli enti coinvolti chiedendo un risarcimento – dice l’avvocato Corsini – ma hanno risposto negativamente. Adesso valuteremo il da farsi».

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