Terme di Montecatini, lascia la Croce Rossa. Verso la rescissione del contratto
L’affitto per Tettuccio e Redi scade il prossimo 31 maggio
Montecatini Che il rapporto si fosse ormai incrinato era emerso nelle precedenti relazioni del commissario giudiziale Alessandro Torcini. Ma è nell’ultimo pamphlet tecnico inviato alla platea dei creditori delle Terme di Montecatini spa (relativo al secondo semestre dello scorso anno) che si arriva alla resa dei conti (e non è un eufemismo). Si apprende infatti come gli organi della procedura di concordato preventivo in continuità abbiano inviato una raccomandata per la rescissione del contratto d’affitto stipulato tre anni fa con la Croce Rossa per la gestione della parte sanitaria degli stabilimenti termali Redi e Tettuccio (in quest’ultimo caso l’accordo riguarda anche gli ingressi turistici).
Una procedura che comunque vada consentirà alla società di riavere in mano i due beni il 31 maggio prossimo, quando secondo i termini la locazione andrà in naturale scadenza. L’associazione detiene inoltre anche le chiavi del Caffè Storico all’interno del Tettuccio. Cosa succederà dal primo giugno, non è cosa nota.
Torcini scrive che tra le Terme e la Cri non ci sarebbe «chiarezza dei rapporti dare/avere tra le parti», e addirittura va oltre: «Appare opportuno procedere con un’azione legale a tutela del credito di Terme di Montecatini». Viene spiegato infatti «che nonostante il pagamento dei canoni di affitto delle due aziende (Redi e Tettuccio, ndr) risulti regolare, Cri deve corrispondere anche una quota parte degli incassi delle visite all’interno del Tettuccio; e il credito maturato a tale titolo dalle Terme appare consistente». Si parla in sostanza di una cifra che supera i 200mila euro, in crescita rispetto al saldo delle visite turistiche relative all’anno 2023 (che era pari a 100.461,47 euro) e all’anno 2024 (pari a 93.753,63). La società, secondo il commissario giudiziale, deve riavere indietro inoltre «i rimborsi delle spese per le utenze destinate alle attività di cure sanitarie e ancora, ingiustificatamente, intestate alla società in concordato».
Sul caso delle utenze idriche, elettriche e del gas (intestate alla società ma utilizzate da terzi) il commercialista con studio a Empoli era già intervenuto sostenendo come «le Terme si stanno impropriamente accollando ingenti costi, il cui ristoro potrebbe essere problematico». E dunque nell’ultima relazione ai creditori afferma come sia «auspicabile che sia accelerata l’opera di riscossione dell’arretrato in modo da ridurre l’entità del credito e che siano volturati i contratti per quei servizi usufruiti direttamente dalla Cri (per evitare che maturino oneri prededucibili)».
Insomma, nella complessa partita delle Terme matura pure questo contenzioso, ormai non più nell’ombra ma evidenziato nelle carte. In attesa tra l’altro che si risolva la questione tecnica ma sostanziale della necessità o meno di ricevere l’autorizzazione ministeriale (secondo il Codice dei beni culturali, tramite la Soprintendenza) per mettere in pubblicità le aste dei vari beni del patrimonio termale, che ora risultano bloccate. l
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