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Livorno, nasce a 16 giorni dalla morte del padre nell'incidente sul lavoro. Olimpia, la speranza dopo il grande dolore

di Martina Trivigno

	L'incidente, la coppia e la culla di Olimpia
L'incidente, la coppia e la culla di Olimpia

Il padre Niko Ulivieri vittima di un incidente in mare. Attorno alla piccola Olimpia si è stretto un grande abbraccio collettivo

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LIVORNO. Ci sono nascite che sono solo una festa. E poi ce ne sono altre che diventano qualcosa di più: un abbraccio tra il dolore e la speranza, una luce che si accende quando il cuore di una famiglia sta ancora imparando a respirare dopo una perdita immensa.

Nella notte tra giovedì e ieri, alle 2,10, all’ospedale di Livorno è venuta al mondo Olimpia. Pesa poco più di 2 chili e 600 grammi e lei e la sua mamma, Valentina Gradassi, stanno bene. Lo racconta, con la voce piena di emozione, il primario di Ostetricia e Ginecologia, Sergio Abate. La piccola riposa tranquilla, sotto lo sguardo attento e le cure amorevoli delle infermiere e dello staff del reparto Nido diretto dal primario Roberto Danieli, in quelle stanze dove ogni nascita porta con sé una storia. E quella di Olimpia è la storia di una piccola vita che già parla di tanto amore e anche di un’assenza. Perché Olimpia è venuta al mondo 16 giorni, 12 ore e 12 minuti dopo la morte del suo babbo.

Era il 24 febbraio scorso, ore 13,58. A mezzo miglio dall’imboccatura del porto di Livorno, una manovra di routine si è trasformata in tragedia. Un urto improvviso tra lo yacht Calypso e la pilotina che Niko Ulivieri, 30 anni, stava conducendo e che si è ribaltata in pochi istanti: il giovane che era al timone è finito in mare, inutili i soccorsi. Una vita spezzata sul lavoro, in mare, in quel porto che era il suo mondo.

In quei giorni di dolore, mentre Livorno si stringeva attorno alla famiglia, c’era già una vita che cresceva. Silenziosa, tenace, custodita nel grembo di sua madre. Oggi quella vita ha un nome: Olimpia. È un nome antico e luminoso, che sa di forza e di cielo aperto. Un nome che evoca la grandezza delle montagne e delle radici profonde. E forse, senza voler cercare significati troppo grandi, è già di per sé un simbolo: quello di una piccola vita che arriva e che, senza cancellare il dolore, riesce a portare un respiro nuovo dentro una storia ferita.

Olimpia non ha conosciuto suo padre. Non potrà sentire la sua voce, né le sue risate, né il racconto delle giornate passate in mare. Ma crescerà circondata da una memoria forte e da un amore che non si è fermato. Perché le storie degli uomini non finiscono sempre nel momento in cui il tempo si interrompe. A volte continuano negli sguardi, nei gesti, nei racconti. E adesso anche in una culla.

Attorno alla piccola Olimpia, in queste ore, si è stretto anche un grande abbraccio collettivo. Quello della città di Livorno, certo, ma anche di chi ogni giorno indossa una divisa e condivide legami che diventano famiglia. Il fratello di Niko, Lorenzo Ulivieri, è un poliziotto in forza alle Volanti della questura di Livorno. Ed è proprio da lì che arriva uno dei pensieri più affettuosi. Il questore Giusy Stellino, il dirigente delle Volanti Gabriele Nasca e tutti i colleghi della squadra si stringono attorno alla famiglia Ulivieri con un abbraccio sincero e commosso. Un abbraccio fatto di vicinanza, di rispetto e di quella solidarietà silenziosa che unisce chi vive ogni giorno fianco a fianco.

E un pensiero forte arriva anche dal mare, da quel mondo che per Niko era casa e lavoro. La Corporazione dei piloti del porto di Livorno, insieme a tutti i dipendenti, guidati dal capo pilota Marino Biancotti, ha voluto far sapere di essere profondamente vicina a Valentina e a tutta la famiglia del giovane conduttore. È una vicinanza che non è soltanto formale: è il sentimento di una comunità che si riconosce nel dolore e che oggi guarda a questa bambina come a un segno di speranza.

Mentre fuori dalla finestra dell’ospedale la città si svegliava lentamente, nella notte livornese è arrivata Olimpia. Piccola, leggera, bellissima. Una vita appena cominciata. La mamma Valentina la guarda e la stringe a sé. E in quell’abbraccio c’è tutto: la fatica di queste settimane, il dolore che nessuno può cancellare, ma anche la forza che solo una nuova vita sa dare. Livorno conosce bene il linguaggio del mare: sa che esistono tempeste improvvise, onde che travolgono e momenti in cui il silenzio pesa più del vento. Ma sa anche che dopo ogni burrasca il mare torna a respirare.

Questa bambina, nata nella notte, è proprio questo respiro. Olimpia è la gioia che arriva dentro il dolore. È la prova che la vita, ostinata e luminosa, trova sempre una strada per continuare. E oggi, tra le corsie dell’ospedale di Livorno, il suo sonno tranquillo racconta già la promessa più semplice e più grande del mondo: che il futuro, nonostante tutto, è ancora capace di (ri)nascere.

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