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Montecatini, ancora in coma il 38enne colpito dal proiettile alla testa – Il punto sulle indagini

di Luca Signorini

	Il locale dove è stato esploso il colpo di pistola l’altra notte (foto Nucci)
Il locale dove è stato esploso il colpo di pistola l’altra notte (foto Nucci)

Il giovane è stato operato per la rimozione della pallottola. La sparatoria al culmine di una lite: ora i carabinieri cercano le altre persone presenti

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MONTECATINI. Il bossolo gli si era conficcato nel cranio all’altezza della tempia. I medici dell’ospedale fiorentino di Careggi lo hanno rimosso in un intervento durato ore. Poi l’uomo si è stabilizzato, rimanendo in coma ma con ancora flebili parametri vitali.

Lotta ancora tra la vita e la morte il 38enne di nazionalità marocchina raggiunto da un solo proiettile sparato a distanza ravvicinata intorno all’una e mezzo della notte tra venerdì e sabato, quando si trovava all’interno della paninoteca La Taverna di Poldo, in piazza XX Settembre a Montecatini.

A puntare la pistola contro la vittima un 31enne albanese, che insieme al fratello 33enne - anche lui presente nel locale - si è poi costituito diverse ore dopo il fatto alla compagnia dei carabinieri. I militari li hanno arrestati entrambi e condotti in carcere a Pistoia, su disposizione del pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Luigi Boccia. La fattispecie di reato contestata resta dunque tentato omicidio in concorso.

Adesso l’indagine dei carabinieri si concentra non tanto sulla dinamica di quanto accaduto e sui colpevoli - che sono apparsi chiari fin dall’inizio, corroborati anche dalle immagini del circuito di videosorveglianza, da qui direttamente l’arresto per la flagranza di un reato appena commesso e non il fermo che presuppone la convalida da parte del magistrato - ma soprattutto sul contesto all’interno del quale la sparatoria dell’altra notte è avvenuta.

Da quanto filtra, gli investigatori almeno in questa occasione sembrerebbero escludere la spedizione punitiva preparata a colpo sicuro. Dunque la pistola (risultata detenuta illegalmente) sarebbe stata utilizzata al culmine di una violenta lite. Sullo sfondo, si apprende, potrebbero esserci ragioni legate a denaro e droga.

A differenza di quanto avvenuto nella domenica pomeriggio prima di Natale, quando lo stesso 38enne marocchino era rimasto vittima di un vero e proprio agguato da parte di cinque connazionali (tutti fermati in poco più di 24 ore dalla polizia cittadina), che travisati con passamontagna e armati di mazze da baseball, grossi manici di vanga e coltelli da barbecue, si erano scagliati contro di lui come una banda d’assalto di fronte alle vetrine dei negozi sempre in piazza XX Settembre, procurandogli serie lesioni al volto, al busto e alla schiena. Un regolamento di conti.

Per fare piena luce su questo secondo episodio che ha nuovamente sconvolto la città a poche settimane di distanza dal primo, consegnati i colpevoli alla giustizia, i carabinieri si stanno ora concentrando sul dare un nome e una storia alle altre persone presenti durante la sparatoria alla Taverna di Poldo, oltre ai dipendenti del locale. C’è da ricostruire l’ambiente in cui è maturato il delitto e capire se qualcun altro fosse in qualche misura coinvolto. Testimoni e persone informate sui fatti, insomma. I militari stanno dunque visionando ore e ore di filmati per chiudere definitivamente il cerchio, nella speranza di mandare in archivio definitivamente questa escalation di violenza che la città sta subendo orami da qualche settimana. 

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