Quinto furto sacrilego in Duomo a Carrara, parla don Piero: «Le telecamere hanno ripreso tutto. Il futuro? Vedremo...»
I militari del Nucleo tutela patrimonio culturale di Firenze dal parroco: «Le indagini sono in corso, mi hanno rincuorato»
CARRARA. È un pastore immerso nel tempo in cui vive don Piero Albanesi, parroco del Duomo, uno di quei sacerdoti che ti auguri parli a tuo figlio adolescente-scapestrato; e se fino ad ora, grazie alla sua tempra, aveva retto all’urto di quattro furti nell’arco di quattro mesi-messi a segno nella sua chiesa, con il quinto – quello dell’Epifania – qualcosa nel suo umore si è incrinato: si era intuito dalla lettera scritta alla comunità per informare dell’accaduto, si avverte dal tono della voce quando ti parla al telefono.
Sull’ultima oltraggiosa ruberia, indaga il nucleo investigativo dei carabinieri di Massa; ma ieri – 9 gennaio, è la novità – il parroco ha ricevuto anche la visita di un reparto altamente specializzato dell’Arma: da lui sono giunti i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Firenze, che ce la metteranno tutta per far tornare al loro posto le due pissidi sottratte. C’è poi un altro aspetto che emerge e sul quale il parroco aveva “sorvolato”: telecamere di video-sorveglianza hanno ripreso tutta l’azione dei malviventi.
Quegli oggetti
Dal Duomo sono state sottratte due pissidi, i vasi sacri usati nella liturgia cattolica per contenere le ostie consacrate. Per impossessarsene, i ladri hanno scardinato il tabernacolo: fino a questo spunto non si erano mai spinti. «Si tratta di due contenitori d’argento, di pregio – spiega don Piero – Uno della fine del 1700, l’altro della fine del 1800; detto questo, per noi è importante quello che c’è dentro: le ostie consacrate»; il parroco valuta che se la coppa più antica venisse piazzata sul mercato, «ci si ricaverebbero tra 800 e 1.200 euro», mentre se si vende valutando il metallo, ci si mette in tasca «non più di 400 euro» perché l’argento non ha le quotazioni dell’oro. I delinquenti non sono riusciti ad arraffare i calici «di maggior valore», custoditi «in un armadietto blindato dietro l’altare». Ci hanno però provato, tant’è che «lo hanno forzato».
Gli occhi elettronici
A distanza di qualche giorno dall’episodio emerge che l’azione dei furfanti «è stata tutta ripresa dalle telecamere di videosorveglianza». Ecco perché si può dire con certezza che in due si intrufolano in chiesa alle 14,30 del giorno dell’Epifania. I filmati, dunque, possono essere di grande aiuto alle indagini, anche perché le riprese sarebbero di buona qualità: «Lo sono – dice il parroco – ma il problema è trovarli». Ha ragione don Piero: anche per i quattro furti precedenti le registrazioni c’erano e sono state messe a disposizione delle forze dell’ordine. Ora «Le indagini sono in corso – aggiunge – e i carabinieri mi hanno rincuorato».
Il prossimo impegno
Adesso don Piero ha un compito difficile, sul fronte emotivo: rimettere a posto il tabernacolo scardinato: «È semplice, ma devo cercare le viti...», dice e la sua tribolazione si avverte, di nuovo. Qualcuno lo aiuterà, «sicuramente». Intanto le porte del Duomo – chiuse dopo il raid – verranno aperte alle 17 di oggi per l’Adorazione eucaristica a cui seguirà, alle 18, la messa presieduta dal vescovo, monsignor Mario Vaccari. Viene da chiedersi se poi tutto tornerà come prima: aperta o chiusa sarà la chiesa? Deve ancora decidere don Piero e la scelta non è semplice anche perché la prossima settimana sarà assente per esercizi spirituali. «Vedremo – conclude – Forse riaprirò, ma forse non come di consueto».
