Il Tirreno

Il caso

Carrara, dopo i furti don Piero riapre le porte del Duomo. Il vescovo: «Non sanno che cosa hanno fatto» – Video

di Giovanna Mezzana

	Un momento della funzione in Duomo (foto Cuffaro)
Un momento della funzione in Duomo (foto Cuffaro)

Le aveva chiuse dopo il quinto furto, i ladri sarebbero stati identificati. Parte del sottratto sarebbe stato trovato dai carabinieri, dal vescovo parole di perdono

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CARRARA. È una scelta coraggiosa, ma non stupisce chi conosce don Piero Albanesi: è un sacerdote “di tempra” il parroco del Duomo. Riapre le porte della chiesa, annuncia dall’altare nella messa del sabato, chiuse dopo un recente sconvolgimento: mani rapaci di due individui che si sono intrufolati in chiesa hanno scardinato il tabernacolo nel giorno della festa dell’Epifania. Non è una sfida lanciata a chi ha violato il tempio con quel furto sacrilego, arraffando due coppe-culla delle ostie consacrate, quella del pastore: è, piuttosto, la consapevolezza – animata dalla grazia di Dio – che le porte del Duomo «non possono stare chiuse – dice don Piero – perché questa è la nostra casa».

È un evento

Sabato 10 gennaio, sono le 18 e il Duomo di Sant’Andrea è traboccante di fedeli. Alle 17 c’è stata l’Adorazione eucaristica a cui è seguita la messa presieduta dal vescovo, monsignor Mario Vaccari. Tutti si aspettano che don Piero dica qualcosa: anzi, più di qualcosa. Ci si chiede se abbia deciso il da-farsi, se il Duomo rimarrà “sigillato” o meno. Ecco la scelta del parroco.


L’abbraccio

Ringrazia tutti don Piero per la vicinanza e la solidarietà ricevuta dalla comunità che aveva appreso da lui – da una sua lettera – la notizia della quinta ruberia subita dopo i quattro furti precedenti avvenuti nell’arco di quattro mesi. Un pessimo gesto, alla fine, ha tirato fuori – da ventre e cuore della comunità – il meglio di ciò che si potesse finanche sperare. «Senza vendetta», dice il sacerdote; «In modo disarmato», e «Il Signore si è mostrato in centinaia di atti di affetto». Ci sono quelli «dei bambini», c’è stata «la telefonata di Rosetta che tra poco compirà 105 anni». Sono giunte «Testimonianze di amicizia forse non aspettate», dice ancora il parroco, che ha ricevuto la solidarietà degli anarchici del Circolo di piazza del Duomo. E ancora: «Di chi governa la città». Dice «grazie alle forze dell’ordine», don Piero, «e in particolare al corpo dei carabinieri che hanno fatto di tutto per ritrovare quanto rubato».

Le indagini

Sono queste ultime parole di don Piero che inducono qualcuno tra i fedeli a ritenere che forse le pissidi, i vasi sacri-custodi delle ostie consacrate, che siano state riportate a casa. Ritrovate. Qualcosa del sottratto potrebbe essere stato davvero recuperato, svela don Piero al Tirreno al termine della funzione religiosa: «Non sappiamo, però, se hanno trovato tutto – precisa – era prematuro rivelarlo nella messa di questa sera». Le pissidi dunque riposte oggi dal vescovo nel tabernacolo non erano quelle rubate il giorno dell’Epifania, come avevano sperato alcuni fedeli.

I responsabili

Nella comunità si mormora che siano già stati identificati gli autori del furto: sono due uomini, è noto, dato che la loro azione è stata interamente ripresa dalle telecamere di videosorveglianza della chiesa, le cui immagini sarebbero per altro di buona qualità: ma, alla fine, per chi vive nella Fede questo è un aspetto secondario. «Siamo quasi certi – dice don Piero – che queste ostie non siano state rubate per essere profanate; piuttosto, qualcuno ha pensato che questi oggetti potessero essere utili a prescindere dall’uso sacro che se ne faceva». E anche dal vescovo giungono parole di perdono per i responsabili: «Non sanno che cosa hanno fatto».

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