Il Tirreno

Lucca

Duello legale

Lucca, morto schiacciato in cava a 55 anni: negato il sequestro dei beni della ditta

di Pietro Barghigiani

	La cava in cui perse la vita il cavatore di Gorfigliano 
La cava in cui perse la vita il cavatore di Gorfigliano 

Il Tribunale respinge la richiesta dei familiari del cavatore deceduto nel 2023

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MINUCCIANO. Non ci sono le condizioni giuridiche per procedere con il sequestro dei beni della società per cui lavorava il cavatore morto in una cava a Orto di Donna il 13 maggio 2023.

È la decisione del giudice Antonella De Luca del Tribunale di Lucca sulla richiesta presentata dai familiari di Ugo Antonio Orsi, nato a Minucciano e residente a Gorfigliano, travolto e ucciso alle 8 di un sabato mattina da una lastra di marmo che si era staccata all’improvviso mentre l’operaio stava facendo un sopralluogo all’inizio della giornata di lavoro. Orsi aveva 55 anni e 4 figli.

I familiari, nel timore che il datore di lavoro, sede legale dell’azienda a Carrara, possa dismettere il proprio patrimonio e rendersi incapiente nei confronti degli eredi in caso di condanna al risarcimento dei danni, il 21 luglio hanno presentato un ricorso d’urgenza per invocare un sequestro conservativo dei beni. Un provvedimento che, a loro dire, li tutelerebbe a livello economico.

Nell’ordinanza si fa riferimento anche al fronte penale della vicenda citando la richiesta di rinvio a giudizio della società e di altri presunti responsabili dell’episodio per cui si procede con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.

Le contestazioni mosse dalla Procura, e che dovranno trovare riscontri in sede dibattimentale, vanno dall’inosservanza delle norme sulla prevenzione sul lavoro a quelle relative alla normale prudenza da parte della società e dei suoi dipendenti.

Nel merito della responsabilità, ricorda il giudice nell’ordinanza, ci sarà un processo per stabilire chi e come non ha rispettato la legge. Il pericolo, paventato dagli eredi, di non poter ottenere un risarcimento, nasce dalle «asserite condotte dismissive poste in essere dalla società al fine di limitare la garanzia patrimoniale nei loro confronti».

Sul punto il giudice è chiaro: «Non basta un semplice sospetto, ma serve una certezza o un'alta probabilità di pregiudizio; ebbene nel caso di specie i ricorrenti (eredi Orsi, ndr) non hanno fornito alcuna prova in ordine alla richiesta di copia della polizza assicurativa della controparte e della relativa copertura. Deve evidenziarsi avendo riguardo a quei limitati atti depositati congiuntamente al ricorso come risulta dall’allegato 5 la presenza della compagnia assicurativa quale responsabile civile della società resistente. D’altra parte, risulta inverosimile ritenere che per lo svolgimento delle attività svolte dalla società resistente, che comportano un elevato rischio, non vi sia una copertura assicurativa che copra quantomeno una parte di danni conseguenti allo svolgimento dell’attività».

Per il Tribunale, quindi, non c’è il rischio imminente che la società intenda spogliarsi di ogni bene per non pagare gli eredi dell’operaio morto e, inoltre, nella causa avviata è presente anche una compagnia assicurativa chiamata a coprire le spese in caso di condanna. Condizioni sufficienti, secondo il giudice, per respingere la richiesta di sequestro conservativo.

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