Il marito morì sul lavoro, la moglie dopo due anni crea una onlus per non dimenticare. Il nome? «Super papà Luca»
Lucca, l’associazione sarà pensata per offrire assistenza legale alle famiglie delle vittime: «Dopo la sua morte ho capito che sarebbe stata la mia vocazione»
LUCCA. «Ho spiegato ai miei figli che il nostro compito è aiutare i papà che salvano il mondo e fare in modo che tornino a casa. Perché dalla guerra ci si può aspettare di non tornare a casa, dal lavoro no. Si ha il diritto di tornare a casa, perché c’è sempre qualcuno che ti aspetta». Era il 21 marzo 2024 quando a Sant’Alessio si consumò un terribile incidente sul lavoro. Luca Giannecchini morì mentre stava lavorando a uno scavo stradale. Nonostante il monito “nessun altro morto sul lavoro”, il numero di vittime continua a salire: solo nella provincia di Lucca, lo scorso anno, cinque persone hanno perso la vita e nei primi dieci mesi del 2025 si contavano 4.823 infortuni.
I numeri e la tragedia
Tornare al 21 marzo 2024 significa fare i conti con un giorno che si vorrebbe cancellare dal calendario. Eppure, per la moglie di Luca Giannecchini, Lucia Sarconio, la scelta è stata un’altra: trasformare quel giorno nel punto di partenza per fare del bene. È così che nasce “Super papà Luca”, una onlus pensata per offrire assistenza legale gratuita alle famiglie delle vittime di incidenti sul lavoro. Lo scorso martedì 20 gennaio Lucia è stata ricevuta a Palazzo Orsetti dal sindaco Mario Pardini per presentare il progetto della onlus, che a breve vedrà la luce. A farne parte, ci sono anche l’avvocato Gabriele Balice e lo psicologo Riccardo Turreni. «Ho voluto incontrare Lucia per ricevere in anteprima gli aggiornamenti– ha spiegato il sindaco –. Mi sento molto legato alla famiglia di Luca Giannecchini e a tutte le vittime delle morti sul lavoro e penso che, in questi casi, la vicinanza, sia umana che istituzionale, possa fare la differenza». Tutto parte dal desiderio che Luca non sia morto invano. «Mio marito era una persona che sentiva il bisogno di aiutare i più deboli. Dopo la sua morte ho capito che quella sarebbe stata anche la mia vocazione. Voglio aiutare le famiglie a non sentirsi perse, come lo sono stata io».
Un sentimento difficile da spiegare, soprattutto quando accanto a te ci sono bambini piccoli come Viola e Fausto, che al momento della scomparsa del padre avevano due e cinque anni. L’obiettivo, come spiega Lucia, è che “Super papà Luca” diventi qualcosa di grande: un’associazione capace di portare le testimonianze delle famiglie delle vittime anche nelle scuole, affinché ogni nuovo caso non venga percepito come “l’ennesimo”, ma come una storia che coinvolge persone. Unire più famiglie significa trasformare una voce sola in un grido collettivo, capace di arrivare con più forza alle istituzioni e allo Stato, così che diventi impossibile da ignorare.
Il libro e l’impegno
Il prossimo 21 marzo sarà presentato anche il libro “Ti sentirai sicuro come prima?”, scritto dallo psicologo Riccardo Turreni, che raccoglie 14 storie vere per ripensare la sicurezza sul lavoro. «Abbiamo girato i cantieri di tutta Italia, anche con i miei figli, per portare la nostra testimonianza», racconta Lucia. Finché i numeri di vittime e infortuni non si arresteranno non si potrà parlare di un obiettivo raggiunto, ma la speranza resta, anche grazie a un cambiamento nello sguardo collettivo sul tema. A favorirlo anche “L’altro ispettore”, la serie girata a Lucca che racconta proprio storie di morti sul lavoro. «Sono stata contentissima nel vederla. Ho parlato anche con la mamma di Luana D’Orazio, a cui era dedicata la prima puntata. È importante che finalmente se ne parli. Solo così possiamo cambiare le cose».
