Ancora forze dell’ordine durante le nozze in Comune: perché adesso a Grosseto spunta l’ombra dei matrimoni falsi
Sposi in Comune con diversa cittadinanza, lui nei guai con la polizia municipale: al termine della cerimonia la consegna del verbale per aver dato false generalità
GROSSETO. Il blitz congiunto di carabinieri e – si apprende – Municipale martedì mattina 20 gennaio in Comune, al termine del quale un uomo che aveva appena contratto matrimonio è stato portato prima in caserma e poi in carcere, mette sotto un’altra luce l’intervento compiuto dagli agenti il giorno precedente, lunedì, quando sempre al termine di una cerimonia nuziale sono stati avvicinati entrambi i novelli sposi.
Il primo caso
Martedì era stato infine portato alla casa circondariale di via Saffi il ventitreenne di origine straniera Fares Otay, appena dopo essersi sposato con una coetanea grossetana. Nel 2023 era il giovane uomo era stato arrestato dai militari di Civitavecchia per una rapina con l’uso della forza compiuta insieme a un altro uomo nella zona di Montalto di Castro: i due avevano accerchiato la vittima, lo avevano minacciato e gli avevano preso il telefono cellulare, poi lo avevano preso a calci e pugni e ferito con la lama, gli avevano rotto una bottiglia sulla testa e lo avevano lasciato a terra per poi andarsene.
Era stato giudicato in primo grado (quattro anni e due mesi di reclusione), e aveva fatto appello contro la sentenza e poi ricorso in Cassazione: palazzo di Giustizia aveva dichiarato il ricorso inammissibile confermando la sentenza in appello ma lui non ne era informato, e così le forze dell’ordine erano intervenute per applicare l’ordinanza di carcerazione.
L’unico?
Anche lunedì 19 si era appena celebrato un matrimonio in Comune, e anche in questo caso al termine della cerimonia, i coniugi – lui di origine straniera, con precedenti, lei grossetana – sono stati avvicinati dalla Municipale; cosa che ovviamente non è sfuggita agli occhi dei presenti. All’uomo è stato notificato un verbale di elezione di domicilio che fa riferimento all’articolo 495 del Codice penale: “Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri”. In questo contesto sarebbe infatti in corso un’attività di controllo della polizia locale in merito a un presunto “giro” di unioni false. A palazzo civico vige il più stretto riserbo, e tantomeno ci sono comunicazioni in merito da parte degli organi competenti.
Di cosa parliamo
Si legge sul portale delle prefetture che «possono richiedere la cittadinanza Italiana ai sensi dell'art. 5 della Legge 5 febbraio 1992, n. 91 gli stranieri coniugati civilmente con cittadini italiani e legalmente residenti in Italia per almeno due anni successivi al matrimonio oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all'estero. In presenza di figli della coppia (nati o adottati dai coniugi) i suddetti termini si dimezzano», e poi un elenco (a titolo esemplificativo e non esaustivo) dei reati ostativi. Il reato fa riferimento all’articolo 483 del Codice penale: “Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico”.
La provincia non sarebbe nuova al fenomeno, che però nel capoluogo a memoria d’uomo non si è mai manifestato. Lo scorso maggio la guardia di finanza aveva sottoposto a confisca definitiva disponibilità finanziarie per oltre 420mila euro e una villa ritenuti frutto dei reati per cui erano stati condannati marito e moglie di Follonica: contrabbando di sigarette, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione (che si estendeva fino a Grosseto), spaccio di sostanze stupefacenti e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina mascherata – appunto – dietro “matrimoni combinati”.
