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La sentenza

Lucca, acqua nel carburante e Bmw ko: compagnia petrolifera condannata a risarcire

di Pietro Barghigiani
Lucca, acqua nel carburante e Bmw ko: compagnia petrolifera condannata a risarcire

La Corte d’Appello dà ragione a un automobilista di Capannori: conto di 20mila euro

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CAPANNORI. L’acqua nel serbatoio mista a gasolio mise ko l’auto, una Bmw per la quale fu necessario l’intervento del carro attrezzi e dei meccanici per un costo di 6mila 500 euro. Ora quel conto sfiora i 20mila euro, con le spese legali di due gradi di giudizio, che la Corte d’Appello impone alla compagnia petrolifera di risarcire a un automobilista di Capannori. La storia risale al gennaio 2020. Non c’è dolo nella presenza di acqua nei pieni effettuati dai clienti della stazione di servizio Q8 Easy in viale Castruccio Castracani 1028 a Lucca.

C’era con ogni probabilità un difetto nelle cisterne interrate con una presenza di acqua eccessiva e che nei giorni seguenti alla segnalazione di numerosi casi vennero bonificate. In primo grado l’automobilista non si era visto riconoscere dal Tribunale di Lucca il danno subìto per l’auto bloccata. In appello ha ottenuto ragione.

Tutto nasce il 14 gennaio 2020 quando l’uomo fa gasolio al distributore Q8 sul viale Castracani. Percorre alcuni chilometri prima di arrivare a casa. Non usa più la Bmw fino alla mattina del 20 gennaio. Quel giorno l’auto non parte. Morta. Quindi chiama il carro attrezzi della Bmw Service della Concessionaria Birindelli, filiale di Guamo. Qui i tecnici rilevano la presenza di acqua nel gasolio. Per far ripartire la macchina il proprietario spende 6.500 euro. «In questi giorni sono arrivate altre auto per lo stesso problema» gli dicono i meccanici. A quel punto chiede i danni al gestore e alla Kuwait Petroleum Spa. Un’interlocuzione che finisce in Tribunale.

Scrivono i giudici che la testimonianza del meccanico «consente di collegare il malfunzionamento del motore alla specifica anomalia (presenza di acqua). Il perito ha confermato di aver scattato le fotografie prodotte in atti e che in effetti fu trovata acqua nel carburante prelevato dal serbatoio dell’auto».

È stata, inoltre, acquisita la testimonianza di un altro cliente che dopo il rifornimento effettuato il 7 gennaio 2020 ebbe la vettura in panne. Episodi frequenti, almeno una ventina in quel periodo. La svolta nella causa è arrivata con la testimonianza del gestore, indicato a sostegno della compagnia petrolifera.

«Egli ha ammesso che “tra dicembre 2019 – gennaio 2020 sono arrivate alcune segnalazioni di disservizi simili a quelli lamentati, tra le dieci e le venti segnalazioni” – si legge nella sentenza -. Questa dichiarazione, provenendo da un teste indicato dalla convenuta e direttamente coinvolto nella gestione dell’impianto, assume un valore quasi confessorio e smentisce la difesa dell’appellata, la quale ha sostenuto l’assenza di altre lamentele nel periodo».

Per la Corte d’Appello, infine, la prova che la contaminazione provenisse proprio dall’impianto al centro della causa sarebbe «avvalorata dalla ricorrenza di numerosi analoghi disservizi riconducibili al suddetto impianto proprio nello stesso periodo. Tutto ciò rende altamente probabile che il carburante erogato in occasione del rifornimento fosse effettivamente contaminato (restando irrilevante, rispetto al danneggiato, che la contaminazione fosse all’origine del prodotto o derivante dalle condizioni di utilizzo e manutenzione delle cisterne della stazione di servizio) e che tale contaminazione sia stata la causa diretta del danno subito dal veicolo». l




 

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