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L’indagine

Lucca, 50mila euro spariti a un pensionato: c’è un primo indagato

di Pietro Barghigiani
Lucca, 50mila euro spariti a un pensionato: c’è un primo indagato

È il titolare del conto su cui sono stati accreditati i soldi del 78enne “convinto” da un falso commissario a fare bonifici

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LUCCA. C’è un indagato per la truffa ai danni di un 78enne pensionato lucchese che tra luglio e ottobre ha inviato bonifici per circa 50mila euro seguendo i “consigli” via telefono di un sedicente commissario di polizia.

Si tratta di un 52enne della provincia di Caserta che in tre occasioni ha ricevuto sul proprio conto corrente i soldi inviati dal pensionato per un ammontare di circa 30mila euro. All’identità dell’indagato i carabinieri, coordinati dal pm Lucia Rugani, sono arrivati seguendo il flusso di denaro che, partito dal conto del 78enne, è finito su quelli che per l’accusa sono tra i responsabili del raggiro architettato e concluso con diverse telefonate.

L’accusa ipotizzata è truffa aggravata e sostituzione di persona, reati che sarebbero stati commessi in concorso dal 52enne con chi ha escogitato il raggiro. Dalla telefonata all’indicazione dell’Iban fino alla ricezione dei bonifici su un conto intestato all’indagato sul quale si sono indirizzate le indagini degli investigatori. Soldi per i quali la Procura chiederà il sequestro sostenendo l’illecita provenienza delle somme, fatte sparire dalla disponibilità del 78enne lucchese attraverso la truffa del finto commissario. Al momento il 52enne casertano è indagato senza misure cautelari nei suoi confronti.

Il pensionato era stato contattato a luglio con una telefonata sul suo cellulare. «Buongiorno, lei rientra tra le 16 persone scelte per eseguire le verifiche che stiamo facendo sulle simulazioni per alcune truffe: deve effettuare alcuni bonifici» era stata la presentazione del presunto commissario che poi gli aveva fornito gli Iban su cui accreditare le somme.

Almeno sei bonifici, disposti tra luglio e ottobre, per un totale di circa 50mila euro a un paio di beneficiari, un campano e uno slavo. Quando ai primi di ottobre effettua cinque bonifici, la banca fa scattare un alert che diventa più di un sospetto su quelle operazioni più che anomalo. Il pensionato viene chiamato dai carabinieri, quelli veri, e capisce di esser rimasto vittima di una truffa. La denuncia, formalizzata poche ore dopo l’ultimo pagamento, fa scattare le indagini, ma le probabilità di recuperare le somme sono ridotte ai minimi termini.

Nel corso del tempo l’uomo aveva ricevuto, sempre sul cellulare, una serie di messaggi WhatsApp con il logo della polizia postale. Altro segnale per infondere fiducia nel potenziale raggirato. Quando in banca hanno notato la frequenza dei bonifici in poche ore si sono resi conto che quelle uscite erano da approfondire. E sono stati coinvolti i carabinieri. Il pensionato, compreso di aver perso i suoi risparmi in un inganno ripetuto nel tempo, aveva consegnato agli investigatori dell’Arma tutti gli screenshot delle conversazioni avvenute in chat con i truffatori, dal finto carabiniere della prima telefonata con cui era stato agganciato dal falso commissario che gli aveva dato le istruzioni e l’Iban per i versamenti. Ora c’è un primo indagato per quei soldi fatti sparire con l’inganno.

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