Il Tirreno

Livorno

La polemica

Livorno, piccioni legati a una gabbia metallica: esplode la protesta degli animalisti

di Martina Trivigno
I piccioni immortalati in via Filzi
I piccioni immortalati in via Filzi

La struttura si trova in via Filzi: «Situazione gravissima, servono verifiche: se necessario, faremo denuncia immediata alle autorità competenti»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Una fotografia è bastata per far esplodere la polemica. Nell'immagine, che nelle ultime ore ha iniziato a circolare sui social, si vedono alcuni piccioni con una zampa legata a una struttura metallica. Uno scatto che ha indignato centinaia di cittadini e associazioni animaliste (tra cui il nucleo Laika animalisti Genova), facendo partire una raffica di segnalazioni e richieste di controlli.

L’allarme

La struttura si trova in via Fabio Filzi, a poca distanza dal supermercato Lidl, e secondo diverse testimonianze non sarebbe la prima volta che gli animali vengono visti in quelle condizioni. Tra chi ha lanciato l’allarme c’è anche Enrico Rizzi, attivista per i diritti degli animali, che ha annunciato accertamenti sulla vicenda. «Mi è appena arrivata questa fotografia – scrive – e dalle immagini sembrerebbe che alcuni piccioni siano legati a delle strutture metalliche. Se fosse confermato, si tratterebbe di una situazione gravissima che merita verifiche immediate. Verificherò personalmente quanto sta accadendo e, se necessario, procederò con una denuncia immediata alle autorità competenti».

Il messaggio

Il post ha raccolto in poche ore migliaia di condivisioni e commenti. Molti utenti, però, sostengono che quella scena non rappresenterebbe un episodio isolato. C’è chi racconta di aver notato i piccioni legati già in passato e chi chiede che vengano effettuati controlli per verificare se tutto sia effettivamente a norma di legge.

Le ipotesi

E a spiegare cosa potrebbe esserci dietro quelle immagini è Franco Fantappiè, presidente di Anpana, l’Associazione nazionale protezione animali natura e ambiente di Livorno, che da anni si occupa di tutela degli animali e vigilanza zoofila. «È una pratica barbara, crudele e inumana – sottolinea – ma può essere prevista dalla normativa venatoria. Se i piccioni sono regolarmente anellati, cioè identificati con un anello numerato, e il loro impiego è autorizzato dalla Regione Toscana, non ci sono gli estremi per contestare un illecito».

«Si tratta dei cosiddetti “richiami vivi”, animali allevati e addestrati per attirare altri uccelli durante la caccia, in particolare i colombacci. Esistono diverse modalità di impiego. Ci sono i “volantini”, che vengono fatti alzare in volo nei pressi del capanno per richiamare i loro simili, e i cosiddetti “racchettatori” – prosegue Fantappiè – . Questi ultimi vengono sistemati su una struttura metallica, chiamata “racchetta”, alla quale sono legati attraverso un sottile filo fissato a una zampa, lungo in genere tra 50 centimetri e un metro. Il piccione può muoversi e sbattere le ali, ma non è in grado di allontanarsi volando. La sua presenza e i suoi movimenti servono ad attirare i colombacci in transito verso il capanno di caccia».

Una pratica che continua a dividere profondamente l’opinione pubblica: per gli animalisti rappresenta una forma di maltrattamento incompatibile con il benessere degli animali. Per la normativa venatoria, invece, il ricorso ai richiami vivi è consentito a precise condizioni e nel rispetto delle autorizzazioni previste. Proprio per questo le verifiche saranno decisive. Resta infatti da accertare se i piccioni immortalati in via Fabio Filzi siano effettivamente richiami vivi detenuti e utilizzati nel rispetto della legge».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Il “cacciatore” di coccodrilli e il mistero del lago di Masiano: l’analisi del Dna ambientale, l’uscita notturna e la gabbia di 4 metri

di Tiziana Gori
80 Vespa