Livorno, omicidio al Castellaccio. La comunità curda: «Siamo devastati»
Il presidente Alican Yildiz: «Non conoscevamo Yilmaz, ora sia fatta luce e speriamo che dietro non ci siano situazioni ancora più inquietanti»
LIVORNO. «Sono preoccupato per Livorno. È una cosa terribile. Anche se non conoscevo quel ragazzo, questa vicenda mi tocca profondamente».
Nelle parole di Alican Yildiz, ristoratore livornese di origine curda e presidente dell’associazione “Mezza Luna Rossa Kurdistan”, c’è tutto lo sgomento di una comunità che da lunedì 8 giugno cerca di capire cosa possa esserci dietro l’omicidio di Yilmaz Tas, il trentenne ucciso domenica 7 al Castellaccio con due colpi di pistola, uno alla gamba sinistra e l’altro alla testa, con quest’ultimo che gli ha trapassato il cranio.
Yildiz vive a Livorno da 18 anni, è una persona conosciuta all’interno della comunità ed è anche «consigliere della zona sud», specifica. Come molti altri connazionali, ha appreso la notizia leggendo Il Tirreno. «Non lo conoscevo, anche se non ho mai visto la sua foto – spiega –. Mi hanno chiamato tante persone per chiedermi informazioni, ma nessuno sapeva chi fosse. Nessuno dice di conoscerlo».
Un particolare che conferma quanto emerso nelle prime ore delle indagini. Tas viveva in affitto al Castellaccio dopo essere arrivato in Italia e aver presentato domanda di asilo politico, sostenendo di essere perseguitato in Turchia in quanto curdo. Eppure, nonostante la presenza di una comunità relativamente compatta sul territorio, il suo nome non era conosciuto fra i connazionali. Almeno a loro dire.
«Per ora stiamo cercando di capire – prosegue Yildiz –. È una vicenda molto grave. Sono persone giovani e quando succedono fatti del genere è impossibile restare indifferenti. Speriamo che le autorità riescano a fare chiarezza il prima possibile. Una cosa così non deve più ripetersi».
L’omicidio ha scosso non soltanto il Castellaccio, frazione dove tutti si conoscono, ma anche l’intera comunità curda presente fra Livorno e la Toscana. Un gruppo numericamente limitato in città ma ben radicato, formato da famiglie che si sono ben integrate e lavorano. «A Livorno siamo poche persone – racconta il presidente della “Mezza Luna Rossa Kurdistan” –. Tra famiglie e giovani saremo circa una sessantina. Comunità più nutrite si trovano a Cecina, Pisa, Grosseto e a Pontedera. La maggior parte di noi proviene dalle regioni curde della Turchia».
Proprio per questo, nelle ore successive al delitto, tra i connazionali è iniziato un confronto per cercare di comprendere il contesto nel quale si inserisce l’assassinio del trentenne. Gli investigatori della Squadra mobile, diretti dal vicequestore Riccardo Signorelli, stanno lavorando su più piste e al momento nessuna ipotesi viene esclusa. Dal possibile regolamento di conti a vicende maturate prima dell’arrivo in Italia, fino ad ambienti legati al traffico di armi. Per questo, nelle ultime ore, sono state ascoltate decine di cittadini turchi e potenziali altre persone informate sui fatti. In casa della vittima, nella perquisizione, sono stati trovati diecimila euro. Mentre mille ne aveva all’incontro fatale nel parcheggio accanto al centro sociale per gli anziani.
«Non sappiamo se possa esserci qualcosa contro la comunità curda – precisa Yildiz –. Sarebbe sbagliato trarre conclusioni affrettate. Stiamo parlando fra di noi, stiamo cercando di raccogliere informazioni e capire chi fosse questa persona. Speriamo davvero che non ci sia qualcosa di brutto dietro».
Un auspicio che accompagna le indagini della polizia di Stato, impegnata a ricostruire le ultime ore di vita di Tas e ad analizzare le informazioni sui due cellulari trovati in suo possesso, come le ultime chiamate ricevute o effettuate. «Siamo tutti molto colpiti – conclude Yildiz –. Viviamo qui da tanti anni, Livorno è la nostra casa. Per questo siamo preoccupati. Speriamo che venga fatta piena luce su quanto accaduto. A Livorno, come in tutti gli altri luoghi del mondo, certe cose non dovrebbero mai accadere. La delinquenza deve restare fuori».
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