Livorno, il reparto d’eccellenza che cade a pezzi: da Dermatologia ora scappa anche il primario Bagnoni
Nel Quarto Padiglione tra crepe, puntelli e soffitti raschiati si continua a curare mezza Toscana: ora le dimissioni del direttore aprono una ferita profonda
LIVORNO. Muri scrostati, pianerottoli puntellati, soffitti raschiati. Benvenuti nel Quarto Padiglione dell’ospedale di Livorno, “provincia di Beirut”. La definizione circola da tempo tra operatori sanitari e pazienti ed è amara quanto efficace: perché a guardarlo oggi, questo edificio incastonato nel perimetro del presidio ospedaliero livornese, mostra i segni evidenti del tempo. Ed è qui che dal 1993 lavora Giovanni Bagnoni, diventato direttore della Dermatologia nel 2012, e ora dimissionario. Stando a quanto si apprende, tra le ragioni alla base della scelta del dermatologo ci sarebbero anche (ma non solo) le condizioni strutturali in cui versa l’ospedale e in cui lui e i suoi medici sono da anni costretti a lavorare.
Il colpo d’occhio
Il colpo d’occhio è impietoso, dentro e fuori. All’interno, intonaci che si sfaldano e corridoi segnati dal tempo. In alcuni punti i pianerottoli sono sostenuti da puntelli metallici, come in un palazzo evacuato dopo un terremoto. I soffitti, raschiati e rattoppati, raccontano interventi tampone, purtroppo non risolutivi. Qui non c’è bisogno di cercare le crepe: sono ovunque, visibili, quotidiane. All’esterno, i pezzi d’intonaco che mancano lasciano esposti i mattoni sottostanti. Eppure è proprio in questo edificio malmesso che ha sede uno dei reparti d’eccellenza dell’ospedale di Livorno: la Dermatologia. Un paradosso che stride e che interroga. Perché dietro quelle mura scrostate si curano pazienti che arrivano anche da fuori regione, attratti dalla qualità delle cure, dalla competenza clinica, dalla reputazione costruita negli anni.
Un’eccellenza
A guidare il reparto è Bagnoni, figura di riferimento nel panorama dermatologico nazionale. È anche grazie al suo lavoro, alla sua ricerca e alla sua capacità di fare squadra che la Dermatologia livornese è diventata un punto di eccellenza riconosciuto, nonostante tutto. Nonostante gli spazi angusti, le strutture obsolete, le condizioni che mal si conciliano con l’idea stessa di sanità pubblica moderna. E ora che Bagnoni ha rassegnato le dimissioni, il percorso che porta al primo piano del Quarto Padiglione appare ancora più grigio. La lettera è sulla scrivania della direttrice dell’Asl Toscana nord ovest, Maria Letizia Casani, dal 1° dicembre con la decisione che diventerà definitiva dal 1° marzo, se il medico non ritirerà le dimissioni prima di quella data. «È un vero peccato che il dottore se ne vada, ma d’altra parte questa struttura ha fatto il suo tempo», dice una paziente uscendo dall’ambulatorio al primo piano. Poi scuote la testa. Il contrasto è netto. Da una parte l’impegno quotidiano di medici, infermieri e operatori sanitari, che lavorano in condizioni difficili senza abbassare il livello dell’assistenza. Dall’altra una struttura rimasta indietro di decenni, come se il tempo si fosse fermato. E intanto, giorno dopo giorno, qui si visitano pazienti, si fanno diagnosi complesse, si impostano terapie avanzate. Chi entra nel Quarto Padiglione lo fa spesso con un misto di sorpresa e incredulità. Non è raro sentire commenti sussurrati, sguardi che si alzano verso i soffitti, passi più rapidi lungo i corridoi. Ma fino a quando?
Tra vecchio e nuovo
La domanda resta sospesa tra quei muri scrostati. Perché da una parte l’Asl Toscana nord ovest sta continuando a investire sulla manutenzione dell’ospedale: nel 2026, l’Azienda ha già previsto di spendere 3,5 milioni di euro. Ma è evidente, questi investimenti non bastano: gli Spedali Riuniti festeggeranno tra cinque anni il secolo di vita. Dall’altra parte, c’è l’ospedale nuovo: un progetto annunciato e atteso che però fatica a decollare. Per ora non resta che quello attuale. E il Quarto Padiglione, oggi, è il simbolo di una contraddizione tutta italiana: la sanità che resiste grazie alle persone, nonostante la fatiscenza delle strutture.
