Il Tirreno

Livorno

La testimonianza

Bomba carta lanciata fra la folla a Capodanno, 18enne livornese perde l’uso di un occhio

di Flavio Lombardi

	L'ingresso del pronto soccorso dell'ospedale San Camillo di Roma 
L'ingresso del pronto soccorso dell'ospedale San Camillo di Roma 

Lo studente si trovava a Roma con quattro amici, anche loro rimasti feriti. La madre: «Ora la sua vita è cambiata»

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LIVORNO. Un ultimo dell’anno di quelli che non si possono dimenticare, di quelli che ti segnano la vita e anche il corpo, senza che tu sia responsabile diretto di quel che è accaduto. Perdendo l’uso di un occhio mentre sei a festeggiare a Roma assieme agli amici, e in conseguenza della deflagrazione di un ordigno che qualcuno che non sai chi sia, ha gettato a terra in mezzo alla folla. È quanto di terribile è capitato a cinque ragazzi livornesi, tutti studenti: tre maschi e una femmina appena maggiorenni e una ragazza di 17 anni.

Feriti a Roma

Giovanissimi che si trovavano nelle immediate vicinanze in quell’angolo di piazza Trilussa, nel rione di Trastevere, investite dalla fiammata dell’esplosione. La maggior ha riportato ustioni per fortuna non troppo importanti e piccole lesioni che hanno richiesto l’applicazione di punti di sutura anche per tre dei nostri “bimbi” che, assieme alla loro amica, sono stati trasportati da subito all’ospedale di Isola Tiberina, l’ex San Giovanni Calibita Fatebenefratelli. Per la ragazza, alla quale è stata riscontrata una ferita più vasta a una coscia, si è poi reso necessario il trasferimento al San Camillo il giorno successivo, dove ha subìto un intervento chirurgico, raggiungendo in quella stessa struttura sanitaria l’altro ragazzo al quale, da subito, era stato riscontrato nell’immediatezza un codice più grave. Le prime impressioni all’arrivo dell’ambulanza, hanno avuto riscontro, purtroppo, appena giunto in ospedale: una scheggia di plastica gli ha compromesso un occhio, danneggiando irrimediabilmente il bulbo oculare. Le indagini chiariranno se si tratta di un detrito già a terra schizzato verso l’alto a causa del violento spostamento d’aria, oppure se la bomba carta – probabilmente artigianale – conteneva al suo interno frammenti di varia consistenza e quindi con l’autore del gesto ben consapevole delle probabili conseguenze di quel vile atto.

L’indagine

Dopo la denuncia contro ignoti sporte dalla famiglia, sarebbero al vaglio delle forze dell’ordine immagini riprese da telecamere presentii in zona per acquisire fotogrammi di quel momento e magari con un po’ di fortuna individuare il responsabile. «E pensare che erano felici di trascorrere l’ultimo dell’anno nella capitale – dice la mamma di Marco (il nome è di fantasia) – e dalla quale avrebbero fatto ritorno il 2 gennaio. Erano arrivati a Roma al mattino, preso possesso delle camere in albergo, e poi subito in giro, con la spensieratezza di quell’età. Tutti bravi ragazzi che sul posto dove poi si è consumata la tragedia hanno trovato altri livornesi, con i quali si sono salutati. Tutto bello, fino a pochi minuti dopo la mezzanotte, quando si è verificato quel maledetto scoppio».

Il racconto

La voce si è sparsa presto in città e molti che conoscono personalmente questi giovani, sanno bene che si tratta di elementi che non sfidano il pericolo e che in questa vicenda sono solo vittime e non avevano con se neppure una “fontanella”, quelle scintille cioè che si mettono in mano ai più piccini. Unica colpa, essere stati nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. «Dobbiamo ritenerci contenti – riprende la mamma – di non dover pensare a qualcosa di più grave. Potevamo anche aver perso un figlio, se solo che una scheggia di plastica fosse stato un pezzo di ferro. Vogliamo andare a fondo, capire come mai l’ordinanza che vietava uso di fuochi e petardi dall’inizio del 31 dicembre, fino alla mezzanotte di Befana, non sia stata osservata e se fosse stato compito di qualcuno farla osservare. Cambiano le prospettive di vita per una persona che aveva il mondo davanti. Pur potendo fare comunque molte cose – conclude la signora – ce ne potrebbero essere alcune precluse. Per esempio, la carriera militare oppure sognare di fare il pilota d’aereo. Intanto, servirà un’operazione e pensare poi a una protesi. Tutto, a causa di un balordo…».

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