Livorno, dimessa la trentenne con la Dengue: «Controllatevi di ritorno dai viaggi»
Il primario Spartaco Sani fa il punto: «Se avete sintomi di rientro dai paesi a rischio fatevi visitare»
LIVORNO. È stata dimessa due giorni fa la donna di 31 anni di Pisa che era stata ricoverata nel reparto di Malattie Infettive degli Spedali Riuniti dopo aver contratto la Dengue. La giovane era rientrata da un viaggio in Indonesia e poco dopo essere atterrata in Italia aveva accusato una sintomatologia compatibile con l’infezione e ha deciso di rivolgersi direttamente al 9° padiglione di viale Alfieri: «Stava male da alcuni giorni, è venuta da noi in reparto e ha chiesto una consulenza – racconta il primario Spartaco Sani –. Abbiamo fatto gli accertamenti e abbiamo deciso di ricoverarla. Era piuttosto provata».
Ora le dimissioni. «Una volta sfebbrata, il rischio di consistenza del virus nel sangue non c’è più e il paziente non rappresenta un rischio diretto di contagio. La signora stava meglio e anche su sua richiesta l’abbiamo dimessa».
Nel frattempo, dopo la denuncia alla Sanità Pubblica dell’Asl, nella zona dove abita la donna è stata effettuata la disinfestazione, poiché la Dengue può essere trasmessa in modo indiretto qualora una zanzara come la zanzara tigre punga una persona infetta nei primi giorni di malattia e, successivamente, trasmetta il virus pungendo un altro individuo. Ieri notte è stata effettuata la disinfestazione anche del Parco Pertini, che oggi su disposizione del sindaco Salvetti rimarrà chiuso. «È un’operazione necessaria, poiché il parco è attiguo al nostro reparto – spiega Sani –. Per la tutela della salute pubblica va abbassata rapidamente la densità di zanzare nella zona dove il malato ha soggiornato, al fine di ridurre ulteriormente il remoto rischio di innesco di una trasmissione autoctona di arbovirosi».
Il primario torna a ricordare alla popolazione quanto sia importante, in particolar modo in questo periodo, che «chi torna da viaggi nei Paesi a rischio, si rivolga alle strutture sanitarie se ha dolori muscolari, mal di testa, febbre».
Dottor Sani, già a maggio in un convegno a palazzo Granducale mise in guardia sulle malattie tropicali, in particolare Dengue, Chikungunya, Zika. Quali sono i rischi?
«Duplici. Il primo è clinico. La Dengue ad esempio al primo contagio ha generalmente un epilogo semplice, ma se si viene nuovamente infettati può essere pericolosa e le forme possono diventare severe fino a dare una forma emorragica che può essere mortale. Per questo è importante sapere se si è stati contagiati, in modo da valutare anche il vaccino nel caso si torni in luoghi a rischio».
Poi c’è la questione epidemilogica, il rischio di contagio. In una recente intervista al Tirreno aveva molto puntato il focus sul tema dei focolai.
«Quello dei focolai autoctoni al rientro dal viaggio è il problema più grande. Il tema esiste soprattutto d’estate anche se adesso l’arco temporale si è allargato da marzo a novembre per il caldo. Se ne sono registrati diversi nel tempo: nel 2007 a Marina di Ravenna si contarono più di 300 casi di Chikungunya. A portare il virus fu un cingalese che veniva dallo Sri Lanka. Fu un’epidemia in forma virale. L’anno scorso a Fano c’è stato un focolaio importante di Dengue con più di 200 casi che dettero luogo anche a contagi secondari di persone che si trovavano nella Marche e la portarono anche in Toscana».
Colpa della diffusione della zanzara tigre.
«Le malattie tropicali un tempo si prendevano in certi Paesi e il problema si fermava lì. Ora nella nostra area si è stabilita la zanzara tigre che è in grado di trasmettere questi virus, dunque la questione è completamente cambiata: prima non c’erano i vettori ora ci sono ed è importante saperlo. Se sorge un focolaio con 200 casi come accaduto l’anno scorso a Fano, anche se la malattia non è grave nella stragrande maggioranza dei casi, possono nascere situazioni di stress per il servizio sanitario».
A Latina proprio in questi giorni è scattato un allarme West Nile: ieri un paziente è ricoverato in terapia intensiva e necessita di supporto ventilatorio assistito, altri quattro sono stati ricoverati la scorsa settimana e presentano un progressivo miglioramento mentre un sesto resta in gravi condizioni.
«Quella è una situazione diversa: si chiama West Nile perché fu isolata la prima volta in Egitto, nel Nilo occidentale, ma si è diffusa in tutto il mondo, è una malattia virale che si prende in tutte le stagioni e a trasmetterla è la zanzara culex, quella comune, non la tigre. Nel 20 per cento dei casi dà forme febbrili non importanti, nell’uno per cento può dare un quadro neurologico grave. Quando c’è un episodio significa che c’è una fauna aviaria contaminata in quella zona: la zanzara si infetta pungendo uccelli infetti e poi trasmette il virus. La prevenzione si fa eliminando gli uccelli, è un problema veterinario».
Torniamo alle Dengue: cosa di deve fare quando si torna dai paesi tropicali?
«Se si accusa febbre o determinati sintomi bisogna rivolgersi al medico di famiglia, andare in pronto soccorso oppure tramite il proprio curante attivare il nostro reparto per una visita infettivologica rapida. Se non si fa un’indagine immediata si rischia di essere potenziale causa di focolai autoctoni».
Diceva che il rischio clinico è generalmente basso.
«Si tratta di virus non drammaticamente pericolosi ma importanti. E come dicevo è fondamentale sapere di essersi contagiati: la Dengue può essere presa una seconda volta e in questo caso può avere una forma anche grave».
Quali sono i sintomi precisi di questi virus?
«La Dengue provoca stati febbrili con eruzioni cutanee, dolori alle ossa, mal di testa forte, generalmente ha un’evoluzione benigna. La Zica, diffusa in tutti i paesi tropicali e conosciuta la prima volta in Brasile, è un virus simile, dà un quadro clinicamente molto modesto ma se contratta in gravidanza è associata a importanti malformazioni del sistema nervoso centrale come la microcefalia, sebbene non accertata. Ai tempi dei mondiali in Brasile ci fu un’esplosione di casi. La Chikungunya dà un quadro impegnativo, residuando dolori articolari simili ai reumatismi che durano a lungo».
E poi c’è la malaria.
«Chi torna da un’area malarica e ha febbre deve essere valutato subito perché l’infezione può avere conseguenze fatali. Quando si viaggia bisogna sapere se è una zona a rischio e quanto si torna verificare se è necessario fare profilassi e se si ha febbre farsi vedere immediatamente».
Quali sono i Paesi a rischio per Dengue, Zika e Chikungunya?
«Tutta l’area tropicale, Caraibi, Africa Centrale, Oceano Indiano, Maldive, Madagascar, Filippine, Thailandia, l’Asia in generale, il Brasile».
I tempi di incubazione e di contagio quali sono?
«La febbre può subentrare da subito ed entro 7 giorni ma fino anche a 15. In quel caso bisogna essere rapidamente diagnosticati e gestiti».