Grosseto, gattino infilzato con una siringa: «Me l’hanno ucciso quei teppisti»
Paura al Commendone, lo sfogo della proprietaria del micio imprenditrice agricola. Il dito è puntato contro giovani e giovanissimi che imperversano nel quartiere
GROSSETO. Via del Commendone, un’arteria di Grosseto che collega alla Senese, torna alla ribalta della cronaca per un episodio inquietante, avvenuto nelle scorse ore: la morte di un gattino di tre mesi, trovato senza vita l’altra notte con una siringa nella pancia.
A denunciare il fatto è un’imprenditrice agricola, un’amante degli animali (ha una quindicina di gatti e un cane), tenendo a precisare che «l’uccisione di quel piccolo micio è solamente il momento più brutto di una situazione che sto vivendo da mesi e che non raccomando a nessuno».
La donna, che vive con la figlia studentessa nella zona nord della città dal 1969, in un’abitazione circondata da dodici ettari, racconta di altri episodi, risolti spesso dal pronto intervento delle forze dell’ordine. «Non è la prima volta che mi vengono toccati i gatti – sottolinea – Fuori dal mio cancello ho spesso sentito dei miei animali che strillavano, ma mai si era arrivati a ucciderli e per giunta in quella maniera. Via del Commendone – prosegue – è ormai diventata il Far West. Nonostante il senso unico, le auto continuano a venire ad alta velocità contromano, ma mancano anche l’illuminazione, la connessione internet, i marciapiedi e un manto stradale decente. È inutile che ci abbiamo dotato di cassonetti per la raccolta dei rifiuti se siamo ancora privi di servizi primari».
L’imprenditrice fa presente che «nella zona c’è una quindicina di ragazzi, diciamo dai 18 ai 25 anni, non oltre, che sistematicamente parcheggiano davanti al mio cancello, impedendo l’ingresso ai miei familiari e l’uscita. Io cerco sempre di prenderli con le buone, ma puntualmente arrivano minacce e anche intimidazioni: ho trovato un coniglio sgozzato. Per non parlare delle volte in cui mi sono stati rotti i lucchetti, che ho ritrovato a terra. Tra l’altro sto passando anche un momento difficile di salute, trascorro le giornate seduta e quindi diventa faticoso contrastare questi teppistelli».
La proprietaria di casa si dice insomma ostaggio di un gruppo di giovani di varie etnie; che spesso si mettono a suonare la chitarra davanti al cancello, altre volte bevono o mettono in atto comportamenti contro le regole. «All’inizio dell’estate ho chiamato contemporaneamente rimedio carabinieri, Nos e Finanza per porre rimedio a un’occupazione abusiva – aggiunge – ma appena hanno visto le forze dell’ordine se la sono data a gambe e qualche giorno dopo, come ritorsione, m’hanno rubato i pistoni del cancello e i pali della recinzione. Nelle scorse ore si sono ripresentati e in tutta risposta alle mie lamentele hanno messo fine alla vita di uno dei gatti. Qualcuno deve darmi una mano – conclude la donna – per mettere fine a queste incursioni e azioni di disturbo. Tra l’altro dopo essere stato un’oretta e mezzo da me (di solito dalle 18 alle 19,30) il gruppo si trasferisce nel boschetto che si trova nella strada vicinale del Commendone, nella quale continua a bivaccare fino a notte, accendendo anche un fuoco. In questa zona non si vive più: la sera per fare una passeggiata con il mio cane, un molosso spagnolo, mi porto dietro una “protezione in più” per stare più tranquilla».